Roma 13 giugno 2026 by Rosalinda Vannacci CorSera.it
All'Auditorium della Conciliazione il generale lancia la sua offensiva contro Bruxelles, Forza Italia e la Lega. Attacchi ai giornalisti, slogan identitari e una platea in delirio. «O con noi o con il globalismo»
ROMA – Non è stata un'assemblea costituente. È stata una dichiarazione di guerra politica.
Davanti a oltre 1.700 delegati arrivati da tutta Italia, Roberto Vannacci ha inaugurato ufficialmente Futuro Nazionale trasformando l'Auditorium della Conciliazione in una gigantesca arena identitaria, tra attacchi alla stampa, bordate agli alleati del centrodestra e rivendicazioni sovraniste che segnano una distanza sempre più evidente dalla maggioranza guidata da Giorgia Meloni.
«Allacciate le cinture, oggi ce n'è per tutti», aveva annunciato all'inizio del suo intervento. E la promessa è stata mantenuta.
Per oltre mezz'ora il generale ha attaccato giornalisti e trasmissioni televisive, citando per nome cronisti e conduttori accusati di voler infiltrare e screditare il movimento. Nel mirino soprattutto il cosiddetto "metodo Formigli", definito come il tentativo di registrare conversazioni private per dipingere i sostenitori del movimento come estremisti.
Poi la provocazione, tra applausi e risate della sala: «Siamo orgogliosi di essere lo scarto, siamo orgogliosi di essere la feccia».
Ma il passaggio più significativo arriva quando il bersaglio non è più la stampa, bensì il centrodestra stesso.
Vannacci smonta pezzo per pezzo la narrazione dell'unità conservatrice e punta direttamente contro Forza Italia e contro quella che considera la subordinazione italiana alle strategie europee.
«Io mi dovrei alleare con chi porta avanti l'agenda Draghi, il Green Deal e il debito comune?»
L'affondo contro Antonio Tajani è netto. Il leader di Futuro Nazionale accusa gli azzurri di votare sistematicamente insieme ai socialisti europei e al Partito Democratico nelle grandi scelte di Bruxelles.
Nella sala si alza una standing ovation.
Il messaggio politico è chiarissimo: Futuro Nazionale non vuole essere una corrente del centrodestra, ma la sua alternativa interna.
«Io le mie posizioni non le ammorbidisco e non le cambio», dirà poi ai giornalisti.
Ma è sul tema identitario che il generale accende definitivamente la platea.
«Sono orgoglioso di aver portato il concetto di remigrazione in Italia».
Da lì il crescendo culmina nello slogan che diventa il vero titolo politico della giornata:
«L'Italia agli italiani».
La frase viene ripetuta più volte, scandita dal pubblico come un mantra.
Secondo Vannacci, il progetto di Futuro Nazionale è «radicato nella cultura romana e cristiana» e nasce dalla convinzione che «la civiltà occidentale rischi di scomparire nel giro di pochi decenni».
Parole che segnano una radicalizzazione del messaggio politico rispetto alla tradizionale proposta della Lega e che sembrano rivolgersi direttamente a quell'elettorato sovranista convinto che il governo Meloni abbia progressivamente moderato le proprie posizioni.
Neppure Matteo Salvini viene risparmiato.
Senza mai nominarlo esplicitamente, Vannacci lo definisce «Re Mida al contrario», accusandolo di aver disperso il patrimonio politico accumulato negli anni del massimo consenso leghista.
Il generale punta così a occupare uno spazio che ritiene ormai scoperto: quello della destra identitaria, anti-globalista e apertamente critica verso l'Unione Europea.
Anche sul riarmo europeo la distanza dalla linea del governo appare evidente.
Secondo Vannacci, il piano da 800 miliardi di euro promosso da Bruxelles sarebbe «un feticcio» utile soprattutto alle industrie francesi e tedesche.
«Non ho mai visto cosacchi russi in Italia», afferma, sostenendo che non esisterebbe alcuna minaccia militare imminente tale da giustificare una corsa agli armamenti.
Parole destinate a suscitare polemiche tanto a Bruxelles quanto all'interno della stessa coalizione di governo.
Dietro slogan, provocazioni e battute resta però un dato politico difficilmente contestabile.
Futuro Nazionale non è più soltanto il movimento personale di un generale diventato bestseller editoriale e fenomeno mediatico.
Se i sondaggi che attribuiscono alla nuova formazione una consistenza attorno al 5% dovessero trovare conferma nelle urne, Vannacci potrebbe diventare il principale problema politico del centrodestra.
Perché la vera novità emersa a Roma non è la nascita di un nuovo partito.
È la nascita di un concorrente diretto per la leadership culturale della destra italiana.

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