Roma 5 marzo 2026 by Matteo Corsini
Ministro Crosetto, il viaggio a Dubai e l’insufficienza dei rapporti di intelligence
Il viaggio del ministro della Difesa Guido Crosetto a Dubai ha messo in evidenza una possibile insufficienza dei rapporti di intelligence. La macchina governativa ha fatto acqua da tutte le parti. Il governo, a cominciare da Giorgia Meloni, sembrerebbe non essere stato in possesso di documentazione adeguata capace di illustrare scenari probabilistici credibili.
Tra questi, ad esempio, lo scenario di una possibile reazione dell’Iran contro i paesi limitrofi, finalizzata a condizionare l’azione militare degli Stati Uniti e di Israele nel caso di un attacco improvviso.
L’assenza di un simile report rappresenterebbe un segnale preoccupante. Potrebbe indicare che AISE non stia lavorando con l’efficacia necessaria oppure che la struttura stessa dell’agenzia necessiti di un profondo rinnovamento, con l’inserimento di esperti in grado di analizzare con maggiore precisione scenari geopolitici complessi.
La sensazione è che il governo italiano non sia oggi pienamente all’altezza di fronteggiare crisi internazionali di rilevanza mondiale.
Nel solo Golfo Persico vivono circa 70.000 cittadini italiani. In un contesto di crescente instabilità regionale, qualcuno avrebbe forse dovuto informare meglio i nostri connazionali e predisporre misure di prevenzione più efficaci.
Forse si poteva fare di più.
Se si considera che i cittadini italiani spendono complessivamente circa un miliardo di euro all’anno per finanziare AISE e AISI, la vicenda che ha coinvolto il ministro della Difesa Guido Crosetto solleva interrogativi rilevanti.
Il ministro si è trovato infatti nel pieno di una crisi internazionale che da mesi veniva indicata come possibile scenario di escalation, più volte evocato anche dall’ex presidente degli Stati Uniti Donald Trump.
Questo episodio porta inevitabilmente a interrogarsi sull’efficacia complessiva del sistema di analisi strategica. Se un conflitto annunciato da tempo riesce a cogliere impreparata la macchina governativa, significa che esiste un problema di valutazione degli scenari e di capacità previsionale.
In uno scenario di crisi internazionale, la percezione che emerge è quella di un Paese potenzialmente vulnerabile al primo soffio di vento, protetto in larga parte dalla presenza delle basi militari americane e da poco altro.
Ed è proprio questa sensazione di fragilità strategica che dovrebbe aprire un dibattito serio sulla qualità del nostro sistema di intelligence e sulla capacità dello Stato di leggere in anticipo le grandi crisi del mondo contemporaneo.
CorSera.it

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