London 28 gennaio 2026 by William Daffar & Peter Gomse
False self istituzionale e funzione trickster
Lettura clinico-antropologica dei sistemi di potere simbolico
Il false self oltre l’individuo: dall’apparato psichico all’istituzione
Nella teoria psicoanalitica classica, il false self è una struttura difensiva dell’Io che emerge quando l’ambiente non consente l’espressione autentica del true self. In particolare, Donald Winnicott descrive il false self come un adattamento necessario alla sopravvivenza in contesti relazionali invasivi o normativi.
Questo concetto può essere legittimamente traslato dal livello clinico individuale a quello istituzionale.
Parliamo allora di false self istituzionale quando un’organizzazione:
impone forme identitarie rigide;
premia la conformità simbolica;
punisce l’integrazione soggettiva;
richiede una performance costante di ruolo.
In tali contesti, l’istituzione stessa diventa un Io difensivo collettivo.
10. Chiesa e media come ambienti non facilitanti
Sia la Chiesa cattolica sia i grandi sistemi mediatici commerciali possono funzionare — in determinate fasi storiche — come ambienti non facilitanti.
Non perché repressivi in senso autoritario, ma perché:
tollerano la differenza solo se non destabilizza la forma;
accettano l’identità solo se gestita simbolicamente;
privilegiano l’apparenza di coerenza rispetto alla verità soggettiva.
In questo senso, la critica di Papa Francesco alla vita non integrata e alla maschera clericale è clinicamente leggibile come denuncia di un ambiente che produce false selves, non persone “sbagliate”.
Il problema non è l’identità, ma la sua scissione necessitata.
11. Il potere omosociale come matrice del false self
Dal punto di vista psicoanalitico-sociale, i sistemi di potere omosociale (Sedgwick) intensificano la produzione del false self perché:
concentrano il riconoscimento in poche mani;
rendono opaca la linea tra relazione e potere;
trasformano l’intimità in potenziale vulnerabilità.
In tali contesti, il soggetto impara che:
mostrarsi troppo veri è pericoloso;
l’integrazione identitaria è un rischio;
la sopravvivenza simbolica passa per la performance.
Ne deriva una economia libidica distorta, in cui:
il desiderio viene rimosso o strumentalizzato;
l’autenticità è vissuta come minaccia;
la maschera diventa seconda natura.
12. Patologie del false self istituzionale
Quando il false self non è più una difesa transitoria ma diventa struttura permanente, emergono effetti clinici riconoscibili anche a livello collettivo:
Ipocrisia normalizzata
La dissimulazione non è più eccezione, ma regola implicita.
Cultura del non-detto
Alcune verità sono “note a tutti” ma impronunciabili.
Ansia da smascheramento
Il sistema vive nel timore della rivelazione.
Ricorso al controllo simbolico
Quando la parola minaccia la forma, si risponde con interdizione.
Qui si colloca la reazione istituzionale di tipo censorio: non come tutela morale, ma come difesa del false self collettivo.
13. La funzione trickster: clinica della rottura
In antropologia, il trickster è la figura che:
infrange le regole;
viola i tabù;
espone l’ipocrisia;
produce caos simbolico.
Dal punto di vista clinico, il trickster svolge una funzione precisa:
? rompe l’omeostasi patologica del sistema.
Nel contesto mediatico, la figura di Fabrizio Corona può essere letta non come agente morale, ma come evento clinico.
Egli:
non integra;
non cura;
non elabora;
ma costringe il sistema a guardarsi allo specchio, spesso in modo violento e regressivo.
14. Trickster vs istituzione: verità senza simbolizzazione
Il trickster non produce true self: produce collasso del false self.
Questo spiega perché:
il suo linguaggio sia rozzo;
la sua narrazione sia caotica;
la sua azione sia distruttiva.
Clinicamente, il trickster non è la soluzione, ma il sintomo che la soluzione simbolica è fallita.
Quando l’istituzione non consente spazi di verità integrata, la verità ritorna come:
scandalo;
violenza verbale;
rivelazione non mediata;
attacco alla forma.
15. Censura preventiva come difesa narcisistica dell’istituzione
La censura preventiva può essere letta, in chiave clinica, come:
difesa narcisistica dell’istituzione;
tentativo di ricostruire la maschera;
negazione del conflitto anziché sua elaborazione.
In termini psicoanalitici, non è una risposta adulta, ma una reazione fobica:
eliminare lo stimolo invece di simbolizzarlo.
Questo produce un paradosso:
più si censura,
più il trickster acquista potenza simbolica.
16. Sintesi clinico-antropologica
L’analisi consente una sintesi chiara:
Il false self istituzionale nasce quando il potere non tollera l’integrazione dell’identità.
Il potere omosociale accentua la scissione tra forma e verità.
Il trickster emerge quando la simbolizzazione fallisce.
La censura preventiva è un sintomo di panico identitario dell’istituzione.
In assenza di spazi di verità, la verità ritorna come trauma.

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