Roma – 15 Gennaio 2026 by Fderico Pieri e Alessandra Guzzi CorSera Copyright 2026
“Bene le istruttorie Antitrust”. Il presidente di Federalberghi Roma, Giuseppe Roscioli, aveva commentato così l’apertura delle indagini dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato nei confronti delle grandi piattaforme online, tra parity rate e false recensioni. Un passaggio che, nelle sue dichiarazioni, rappresentava un punto fermo: non si possono imporre regole che comprimono la libertà economica degli operatori, né tollerare meccanismi che alterano il mercato.
Parole nette, condivisibili, quasi un manifesto. Ma oggi quella stessa cornice – distorsioni, asimmetrie, pratiche di mercato che comprimono il lavoro altrui – torna al centro del dibattito in un settore diverso e ancora più delicato: l’advisory immobiliare e strategico internazionale.
Perché, secondo quanto risulta da una segnalazione istituzionale presentata all’AGCM, il nome Roscioli sarebbe ora associato a un dossier che punta il faro su un fenomeno emergente: free-riding e dumping sul lavoro professionale organizzato nel mercato dell’ospitalità.
Il punto: quando il valore si usa, ma non si paga
Nel mondo delle OTA, la distorsione denunciata dagli albergatori è nota: piattaforme che concentrano domanda, impongono condizioni e spostano potere contrattuale, spesso comprimendo i margini. Roscioli, in quella battaglia, parlava di una conquista: dimostrare che non si può impedire agli hotel di applicare tariffe più convenienti sul proprio sito.
Oggi, secondo l’esposto, lo schema sarebbe simile ma ribaltato: non più albergatori contro piattaforme, bensì advisor contro operatori.
La tesi contenuta nella segnalazione – presentata da Corsini Real Estate Consulting e dal perimetro UK del gruppo – è che alcune dinamiche del mercato dell’advisory starebbero degenerando in una prassi pericolosa: strutture professionali chiamate a produrre valore (analisi, posizionamento, origination, dossier, relazioni internazionali), ma con la pretesa che la remunerazione maturi solo se si arriva al closing, o addirittura con contestazioni successive finalizzate a ridurre a zero la prestazione.
È il cuore del free-riding: assorbire valore senza pagarlo.
Dumping “silenzioso”: la svalutazione programmata del lavoro professionale
Il mercato dell’advisory internazionale non è fatto di “segnalazioni” casuali. È un ecosistema sofisticato in cui ogni contatto, ogni analisi, ogni relazione costa tempo, struttura e capitale. Se diventa normale pretendere che tutto questo lavoro sia gratuito fino all’ultimo atto, si crea un dumping strutturale:
l’advisor sostiene costi e rischio;
l’operatore beneficia del lavoro;
e nel momento di riconoscere un corrispettivo, scatta il formalismo: “non c’è contratto”, “non c’è closing”, “non è dovuto nulla”.
Secondo la segnalazione, questo modello non colpisce solo un singolo operatore: altera la concorrenza e rende il mercato meno trasparente, perché spinge fuori chi lavora seriamente e lascia spazio solo a chi accetta condizioni economicamente insostenibili.
La contraddizione: contro le distorsioni, ma solo quando colpiscono gli hotel?
Ed è qui che la vicenda assume un profilo pubblico interessante: la contrapposizione fra il Roscioli che invoca l’Antitrust contro le distorsioni e il Roscioli che – secondo quanto sostenuto nell’esposto – potrebbe trovarsi coinvolto in una dinamica che molti definirebbero, a parti invertite, una distorsione.
In altre parole: se è giusto combattere la parity rate perché comprime la libertà economica degli albergatori, è altrettanto legittimo chiedersi se sia corretto comprimere la libertà economica di chi produce valore a monte: gli advisor, i professionisti che costruiscono pipeline, relazioni, dossier e credibilità internazionale.
Un caso che può fare scuola
Per il settore hospitality e real estate, il punto non è il singolo contenzioso. Il punto è la regola che si rischia di fissare.
Se passa l’idea che l’advisory valga solo a fine corsa, si crea un incentivo perverso: utilizzare l’advisor finché serve e poi negare il compenso. La conseguenza è una riduzione della qualità del mercato, un impoverimento delle competenze, e una perdita di appeal verso capitali internazionali, che pretendono processi trasparenti e professionalità solide.
Nessun accertamento: ma un segnale chiaro
È doveroso ricordarlo: una segnalazione all’AGCM non equivale a responsabilità accertate. Sarà l’Autorità, se lo riterrà, a valutare i profili rappresentati.
Ma il segnale politico-economico è potente: l’Antitrust non è solo un argine contro le distorsioni delle piattaforme online. Può diventare anche l’arbitro di un’altra frontiera del mercato: quella in cui il valore professionale si crea, si usa, e troppo spesso si tenta di non pagare.
E questa volta la domanda è inevitabile:
chi denuncia le distorsioni del mercato, è pronto ad accettare le stesse regole di correttezza quando il mercato riguarda il lavoro degli advisor?

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