Roma – 15 dicembre 2026 by Federico Pieri e Alessandra Guzzi
Il Gruppo Roscioli finisce all’attenzione dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM). Secondo quanto risulta da una segnalazione istituzionale trasmessa all’Antitrust, la vicenda riguarderebbe un presunto utilizzo non remunerato di attività professionali ad alto valore aggiunto e il tentativo di ricondurre prestazioni complesse all’interno di schemi giuridici “minimi”, con l’effetto di comprimere i compensi e alterare le regole del mercato.
A presentare la segnalazione è Corsini Real Estate Consulting, insieme alle società UK del gruppo (Corsini Real Estate Investments Ltd, Londra), tra gli operatori italiani più attivi nel comparto hospitality & real estate cross-border. L’esposto è impostato come segnalazione ex art. 21 della Legge 287/1990, con l’obiettivo dichiarato di portare all’attenzione dell’Autorità un fenomeno ritenuto sistemico: il rischio di free-riding e di dumping professionale nel mercato dell’advisory immobiliare e strategico internazionale.
Il nodo: lavoro professionale organizzato e contestazioni “strumentali”
Secondo l’impostazione dell’esposto, il punto centrale non riguarda soltanto un contrasto tra parti su singole posizioni economiche, ma un modello di comportamento che, se replicato, può trasformarsi in prassi: l’operatore beneficiario utilizzerebbe contenuti, analisi, relazioni e attività di advisory, salvo poi negare la remunerazione attraverso contestazioni formali o riqualificazioni giuridiche che tendono a “svuotare” il valore economico della prestazione.
In altre parole: l’advisory viene trattato come se fosse una prestazione priva di autonomia economica, pagabile solo in caso di esito finale, anche quando la struttura professionale ha già svolto attività complesse e documentate lungo l’intero percorso.
Free-riding: quando il valore viene assorbito senza pagarlo
È qui che entra il concetto di free-riding, espressione tipica dei mercati avanzati: beneficiare del valore creato da terzi (pipeline, analisi, posizionamento, capitale relazionale e organizzazione) senza sostenerne il costo.
Il punto, secondo Corsini Real Estate, non è soltanto la mancata remunerazione di una singola prestazione, ma il rischio di un effetto a catena: se gli advisor sono costretti a lavorare “a costo zero” fino all’eventuale chiusura dell’operazione, il settore si sbilancia strutturalmente e diventa fragile, opaco e non competitivo.
Dumping professionale e concorrenza sleale: un rischio di mercato
La segnalazione richiama un potenziale effetto dumping sul lavoro professionale organizzato: un meccanismo che abbassa artificialmente il valore dell’advisory, trasferendo sull’advisor l’intero rischio economico.
Secondo la ricostruzione dell’esposto, questo modello produce tre conseguenze tipiche di un mercato distorto:
compressione dei compensi tramite contestazioni seriali e argomentazioni formalistiche;
asimmetria contrattuale tra operatori finali e advisor strutturati;
incentivo a comportamenti opportunistici, con appropriazione di valore senza corrispettivo.
Il rischio, dunque, sarebbe che la competizione non si giochi più sulla qualità della consulenza, ma sulla capacità di “assorbire” lavoro altrui senza remunerarlo, riducendo progressivamente la sostenibilità economica degli advisor indipendenti.
Una vicenda che supera il singolo caso
L’esposto, nel suo impianto, punta a far emergere una questione più ampia: se il mercato italiano vuole restare attrattivo per capitali istituzionali e interlocutori internazionali, non può tollerare dinamiche in cui il lavoro professionale viene reso sostanzialmente “gratuito” sino al verificarsi di un evento finale, spesso controllato unilateralmente da chi beneficia del lavoro.
In questo scenario, la tutela della concorrenza coincide con la tutela della trasparenza: perché un mercato in cui si normalizza il free-riding perde qualità, affidabilità e reputazione.
Nessun accertamento: il dossier è ora all’attenzione dell’Autorità
Come sempre, una segnalazione non equivale ad un accertamento: sarà l’AGCM a valutare i profili rappresentati e la loro eventuale rilevanza per il corretto funzionamento del mercato.
Ma la questione è ormai sul tavolo: il lavoro “invisibile” dell’advisory internazionale è diventato un tema di concorrenza e mercato. E l’epilogo di questa vicenda potrebbe contribuire a definire un principio cruciale per l’intero settore: chi crea valore lungo il percorso ha diritto a una remunerazione, o solo chi arriva al closing?
Federico Pieri e Alessandra Guzzi

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