Roma 27 dicembre 2025 by Cristiana Fallaci e Federico Pieri Copyright CorSera.it 2025
Unimarconi–FOR.COM, il nodo originario: perché La Sapienza fonda il consorzio e poi si sfila?
Roma.
C’è una domanda che oggi accompagna l’esame della liquidazione del Consorzio interuniversitario FOR.COM, approdato all’attenzione della Corte dei conti: perché l’Università “La Sapienza” di Roma, che fonda e legittima il consorzio, finisce per defilarsi quando FOR.COM diventa una struttura economicamente potentissima?
Negli atti emerge il profilo di una “gallina dalle uova d’oro” nata in ambito accademico, cresciuta rapidamente e poi progressivamente sganciata dal controllo del suo ateneo fondatore.
Il CdA della Sapienza che dà vita a FOR.COM
Il 28 marzo 1990, il Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, presieduto dal Rettore Prof. Giorgio Tecce, delibera la partecipazione dell’Ateneo alla costituzione del Consorzio transnazionale per la formazione e la ricerca nel settore delle scienze della comunicazione e delle relazioni pubbliche – FOR.COM.
Alla seduta sono presenti, tra gli altri, i seguenti componenti del CdA e vertici amministrativi:
Prof. Giorgio Tecce, Rettore e Presidente
Prof. Giorgio Di Matteo, Pro-Rettore
Avv. Adriano Paglietti
Avv. Aldo Rivela
Sig. Claudio Cristofori
Avv. Vincenzo Muratori
Prof. Luigi Frati
Prof. Roberto Strom
Prof. Francesco Pitocco
Prof. Vincenzo Carunchio
Prof. Paolo Massacci
Prof. Mario Piccoli
Prof. Mario Rengo
Sig. Ercole Pugliese
Sig. Paolo Mattei
Sig. Pietro Sbardella
Sig. Nicola Antonio Donato
Sig.ra Antonella Meniconi
Sig. Alessandro Natalini
Dott. Luciano Caramanico
Dott. Mauro Serafini
Dott. Savino Strippoli, Direttore amministrativo (con funzioni di segretario)
Un CdA numeroso e qualificato, che colloca la nascita di FOR.COM al centro della strategia istituzionale della Sapienza, non ai margini.
Il ruolo di Vincenzo Naso e l’asse con Alessandra Briganti
Figura chiave della fase fondativa è Vincenzo Naso, allora Direttore del Centro Interuniversitario per la Ricerca nei Paesi in via di Sviluppo (CIRPS), struttura presso cui FOR.COM ha inizialmente sede.
È Naso a trasmettere al Rettorato gli atti che approvano la partecipazione del CIRPS alla costituzione del consorzio.
Negli stessi documenti compare Alessandra Briganti, indicata come componente del Consiglio di Amministrazione di FOR.COM secondo lo statuto. Da qui prende forma quello che, negli anni, diventerà l’asse Naso–Briganti, centrale nello sviluppo operativo del consorzio.
Uno statuto pubblico, senza fini di lucro
Lo statuto di FOR.COM è inequivocabile:
il consorzio non ha fini di lucro, deve tendere all’autosufficienza gestionale e gli avanzi di gestione devono essere reinvestiti per finalità scientifiche.
Ancora più chiara la previsione in caso di liquidazione: i residui devono essere devoluti, previa ratifica dei consorziati, a istituzioni coerenti con gli scopi statutari.
FOR.COM nasce, dunque, come strumento pubblico dell’università, non come impresa privata.
Dalla missione accademica alla macchina operativa
Negli anni successivi, però, FOR.COM cresce oltre le previsioni originarie. I corsi di formazione si moltiplicano, i flussi finanziari aumentano in modo esponenziale e il consorzio diventa una macchina operativa capace di generare incassi plurimilionari.
In questa fase, Alessandra Briganti assume un ruolo sempre più centrale nella governance, mentre la Sapienza arretra progressivamente, fino a non essere più il baricentro decisionale dell’ente che aveva fondato.
La domanda istituzionale
Ed è qui che nasce la questione oggi sottoposta alla magistratura contabile:
quando FOR.COM diventa una “gallina dalle uova d’oro”, chi doveva vigilare?
La Sapienza ha continuato a esercitare un controllo effettivo sull’ente?
Ha verificato la coerenza tra statuto pubblico e sviluppo economico?
Ha monitorato l’accumulo di risorse e patrimonio?
In termini giuridici, la questione viene ricondotta alla possibile culpa in vigilando, che spetta ora alla Corte dei conti valutare sulla base degli atti.
Dalla fondazione alla liquidazione
Il paradosso finale è evidente: un consorzio fondato da uno dei maggiori atenei europei, con finalità scientifiche e regole pubbliche, arriva alla liquidazione con un solo consorziato residuo e con un patrimonio di enorme valore al centro delle verifiche contabili.
È su questo percorso – dalla nascita accademica alla dismissione – che si gioca oggi la partita istituzionale.
Se vuoi, prossimo passo possibile:

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