Roma 27 dicembre 2025 by Cristiana Fallaci e Federico Pieri Copyright
Il “golpe disciplinare” all’Università Marconi
I nomi, gli atti e il presupposto che non esisteva: così è stata destituita la Rettrice Briganti
Roma — C’è un punto preciso in cui la vicenda dell’Università Guglielmo Marconi smette di essere una controversia accademica e assume i contorni di un caso istituzionale: il procedimento disciplinare che, in pochi mesi, ha portato alla destituzione della professoressa Alessandra Spremolla Briganti, storica Rettrice dell’Ateneo.
Gli atti giudiziari depositati al Tribunale civile di Roma raccontano una sequenza rapida, anomala e — secondo la difesa — fondata su un presupposto di fatto inesistente. Una decisione che ha avuto effetti dirompenti sugli equilibri di governance dell’Università e degli enti collegati.
Il Collegio di Disciplina: nomi e responsabilità
Il provvedimento disciplinare del 29 settembre 2023 viene adottato dal Collegio di Disciplina composto da:
Prof.ssa Ivana Marimpietri, Presidente
Prof. Ernesto Grande, Componente
Prof.ssa Sabrina Cassar, Segretaria
Sono questi tre docenti, indicati nominativamente negli atti di causa, ad aver deliberato la sanzione che ha portato alla rimozione della Rettrice.
La particolarità — ed è qui che nasce il contenzioso — riguarda il fondamento stesso del procedimento.
Il presupposto che non c’era
Secondo quanto emerge dalla documentazione prodotta in giudizio, il procedimento disciplinare sarebbe stato avviato e concluso sul presupposto dell’esistenza di un rinvio a giudizio penale a carico della professoressa Briganti.
Ma quel rinvio a giudizio, semplicemente, non esisteva.
Dagli atti risulta che:
non vi era alcun decreto di rinvio a giudizio;
era stata unicamente fissata un’udienza davanti al GIP;
tale circostanza era stata espressamente chiarita alla Commissione disciplinare già nella seduta del 28 settembre 2023 dal difensore della Rettrice, Avv. Prof. Angelo Dente.
Nonostante ciò, il procedimento non viene sospeso, né viene disposto alcun approfondimento istruttorio.
Una decisione “fulminea”
Il dato che colpisce è la tempistica.
Il Collegio di Disciplina:
delibera il giorno successivo alla convocazione;
senza avvalersi del termine di 30 giorni previsto dal Regolamento disciplinare;
senza un reale contraddittorio sulle difese presentate.
Negli atti si legge che la decisione viene assunta:
“consapevolmente e scientemente, con fulminea decisione del giorno successivo alla convocazione, senza nemmeno avvalersi del termine di trenta giorni previsto dal Regolamento”.
Secondo la difesa, questa rapidità dimostrerebbe che la sanzione fosse già stata decisa prima della seduta formale.
Perché si parla di “golpe”
Il termine non è giornalistico, ma testuale: negli atti giudiziari si parla di una “orchestrata e premeditata campagna” volta a colpire la figura della Rettrice.
L’obiettivo, secondo la ricostruzione difensiva, non sarebbe stato solo impedirne la ricandidatura, ma estrometterla insieme ad altri soggetti considerati “scomodi”, aprendo la strada a un cambio radicale degli assetti di potere dell’Ateneo.
La sequenza temporale è indicativa:
maggio 2023: revoca dell’Ing. Giovanni Briganti, marito della Rettrice, dal CdA della Fondazione Marsilio Ficino;
apertura del procedimento disciplinare contro la Rettrice;
destituzione nel settembre 2023;
riorganizzazione della governance universitaria e degli enti collegati.
La chiamata in causa personale
Un altro elemento rilevante è che, nella domanda riconvenzionale, non viene chiamata in causa solo l’Università, ma personalmente i componenti del Collegio di Disciplina.
La richiesta avanzata è di responsabilità concorrente e solidale, sulla base dell’assunto che il provvedimento sarebbe stato adottato:
su un presupposto di fatto errato;
in violazione delle regole del procedimento;
con compressione del diritto di difesa.
Se confermata, la tesi farebbe uscire l’atto dalla semplice sfera dell’autotutela amministrativa, collocandolo in un’area di responsabilità personale.
Un passaggio chiave per tutta la vicenda
Questo passaggio non è marginale. È il punto di rottura che consente:
di neutralizzare una governance storica;
di rendere improcedibili ricorsi e sospensive;
di accelerare processi decisionali successivi;
di aprire una fase nuova nella gestione dell’Ateneo e del patrimonio collegato.
Per questo il “caso Briganti” oggi non riguarda più solo una carriera accademica, ma si colloca al centro di una vicenda istituzionale più ampia, che intreccia governance universitaria, procedimenti disciplinari e controllo degli enti.
Ed è per questo che il Collegio di Disciplina — con i suoi nomi, i suoi atti e i suoi tempi — è diventato uno dei nodi centrali dell’inchiesta sull’Università Guglielmo Marconi.

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