Roma 26 deicembre 2025 by Cristiana Fallaci
C’è una linea di continuità precisa, documentabile, che lega tre nomi — Alessio Acomanni, Veruska Bellandi, Marco Belli — alla più rapida e radicale trasformazione di potere mai avvenuta all’interno dell’Università Guglielmo Marconi e del sistema FOR.COM.
Non si tratta di un conflitto accademico.
Non si tratta di una divergenza gestionale.
Si tratta di una operazione di sostituzione del potere, costruita sulla malattia del Rettore, formalizzata attraverso atti disciplinari viziati, e completata con la liquidazione dell’ente pubblico consortile che costituiva l’ultimo perimetro di controllo.
Fase 1 – Il presupposto che non esiste
Il primo dato giuridico è anche il più grave.
L’azione disciplinare che porta alla destituzione del Rettore Alessandra Briganti si fonda su un presupposto inesistente:
un rinvio a giudizio mai avvenuto.
Questo fatto viene:
formalmente contestato;
verbalizzato;
portato all’attenzione del Collegio di Disciplina.
Eppure, il procedimento non viene arrestato.
Qui si colloca il primo snodo di responsabilità.
Fase 2 – Il Collegio di Disciplina come strumento
Il Collegio di Disciplina agisce:
senza attendere i 30 giorni regolamentari;
con una accelerazione fulminea;
il giorno successivo alla seduta in cui viene dimostrata l’inesistenza del presupposto.
Non è un errore procedurale.
È una scelta.
La decisione viene assunta in un momento chiave:
alla vigilia del giudizio amministrativo, producendo l’effetto immediato di:
rendere improcedibile il ricorso al TAR;
far dichiarare la carenza di interesse;
bloccare la sospensiva.
La destituzione anticipa l’esito processuale.
Questo è l’elemento che qualifica la condotta come colpa grave, se non dolo.
Fase 3 – Il passaggio successivo: colpire il marito
Caduto il Rettore, il bersaglio successivo diventa Giovanni Briganti, marito della Rettrice, figura storica della governance.
Il Tribunale Civile di Roma, con ordinanza del 22 ottobre 2024 (R.G. 25729/24), smonta punto per punto la ricostruzione della Fondazione Marsilio Ficino e accerta che:
la revoca è avvenuta in violazione dello statuto vigente;
il voto decisivo è espresso da Marco Belli, in palese conflitto di interessi;
la giurisdizione è del giudice ordinario, non amministrativa;
la revoca è frutto di condotte private, prima facie illecite, non di poteri pubblicistici.
Il Tribunale ordina la sospensione immediata della delibera di revoca.
È una sentenza che certifica il carattere illegittimo del golpe.
I nomi e i ruoli
A questo punto i nomi non sono un dettaglio.
Sono il cuore dell’inchiesta.
Alessio Acomanni
Presidente della Fondazione Marsilio Ficino
Presidente dell’Università Guglielmo Marconi
Direttore Generale del Consorzio interuniversitario FOR.COM
Presidente della Marconi Società di Gestione Benefit S.r.l.
Una concentrazione di potere senza precedenti, esercitata in conflitto permanente tra enti distinti.
Veruska Bellandi
Direttrice amministrativa dell’Università Guglielmo Marconi
Firmataria delle comunicazioni ufficiali sulla liquidazione di FOR.COM
Coinvolta nella PEC del 22 giugno 2024 inviata a Prefettura e Ministero dell’Interno
Atto oggi al vaglio della Procura della Repubblica di Roma (NRG 33261/2024, PM 124) anche per ipotesi di truffa aggravata.
Marco Belli
Direttore Generale dell’Università
Nominato in sostituzione di Giovanni Briganti
Votante decisivo nella delibera che lo estromette
Giudicato dal Tribunale in conflitto di interessi.
Da impiegati a dominus
Il dato politico-istituzionale è questo:
Acomanni, Bellandi e Belli non sono fondatori,
non sono garanti storici,
non rappresentano le università consorziate.
Sono figure cresciute professionalmente sotto la gestione Briganti.
E proprio nel momento di massima vulnerabilità del Rettore, assumono il controllo totale.
Il colpo finale: liquidare FOR.COM
Finché FOR.COM esiste:
è un ente pubblico;
è soggetto a controlli;
risponde a 13 università pubbliche.
Una volta liquidato:
il controllo si dissolve;
il patrimonio cambia contenitore;
il confronto patrimoniale non avviene.
FOR.COM viene liquidato per “mancanza di fondi”,
mentre l’Università continua ad operare gratuitamente per vent’anni in immobili acquistati con risorse FOR.COM tramite Pianeti Verdi S.p.A.
I flussi locativi mai corrisposti sono stimabili in oltre 100 milioni di euro.
Conclusione (senza aggettivi)
Prima cade il Rettore.
Poi il marito.
Poi l’ente pubblico.
Il patrimonio resta.
Il controllo no.
Questa non è una polemica accademica.
È una riconfigurazione del potere ottenuta attraverso atti disciplinari viziati, accelerazioni procedurali e liquidazioni strategiche.
Ed è per questo che oggi i nomi contano.
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