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L’AFFAIRE UNIMARCONI–FORCOM ACOMANNI BELLANDI BELLI DAL CONSORZIO ALLE FONDAZIONI DOVE NASCE IL TESORO E COME CAMBIA IL CONTROLLO. IL RUOLO CHIAVE DELLA PREFETTURA A GESTIONE LEGHISTA

Roma 25 Dicembre 2025 by Cristiana Fallaci CorSera.it copyright 

L’AFFAIRE UNIMARCONI–FORCOM

Dal consorzio alle fondazioni: dove nasce il tesoro e come cambia controllo

Puntata 3 — Forcom, Pianeti Verdi e l’origine del patrimonio

Roma – Per capire davvero l’affaire Unimarconi non basta seguire la destituzione di un rettore.
Bisogna seguire i soldi. E per farlo occorre tornare indietro, a Forcom.

Forcom nasce come consorzio interuniversitario, partecipato da 13 università, in larga parte statali. La sua missione è pubblica: formazione, aggiornamento, cooperazione accademica.
Nel corso degli anni, però, Forcom diventa anche una macchina finanziaria potente, capace di generare decine di milioni di euro l’anno attraverso iscrizioni, corsi, convenzioni.

Secondo le ricostruzioni documentali oggi all’esame dei giudici e degli inquirenti, è da queste casse che prende forma un patrimonio immobiliare imponente, stimato fino a 250–300 milioni di euro.

Il primo snodo: Pianeti Verdi

Il passaggio chiave è la nascita di Pianeti Verdi S.p.A., società di capitali utilizzata come veicolo immobiliare.
Attraverso Pianeti Verdi vengono acquistati e ristrutturati palazzi di pregio a Roma, oggi utilizzati come sedi universitarie.

Il punto centrale, che emergerà con forza nelle prossime verifiche, è questo:
le risorse originarie provengono dal consorzio Forcom, cioè da un ente partecipato da università pubbliche.

Qui il patrimonio esce dal perimetro consortile e inizia a muoversi in una zona giuridicamente diversa: quella delle società e delle fondazioni.

La fusione e la nascita della Fondazione Marsilio Ficino

Il secondo snodo è la fusione di Pianeti Verdi con la Fondazione Marsilio Ficino.
Da questo momento in poi, il patrimonio immobiliare non è più riconducibile direttamente a un consorzio interuniversitario, ma a una fondazione di diritto privato.

È un passaggio decisivo, perché:

cambia il regime di controllo;

cambia il livello di trasparenza;

cambia la platea dei soggetti vigilanti.

Le università consorziate, progressivamente, scompaiono dalla scena.
Forcom viene svuotato di funzioni, poi dichiarato in difficoltà e infine messo in liquidazione.

Il patrimonio, però, non segue la stessa sorte.

Il grande paradosso

Mentre Forcom viene liquidato “per mancanza di fondi”,
gli immobili restano,
l’attività universitaria continua,
e l’Università Guglielmo Marconi opera negli stessi palazzi, senza che risulti il pagamento di canoni di mercato a favore del consorzio originario.

È questo il paradosso che oggi alimenta l’affaire:
il consorzio muore, il patrimonio vive altrove.

Qui entrano in gioco i controlli

Con la Fondazione Marsilio Ficino entra in campo un altro livello:
quello della vigilanza sulle fondazioni.

Non più solo università, ma:

Ministeri competenti,

organi di controllo,

responsabilità di indirizzo e vigilanza istituzionale.

È in questa fase che compaiono figure chiave del sistema di governance, tra cui Giannini, chiamato – secondo quanto emerge – a svolgere un ruolo di controllo e garanzia.

Non accuse, ma domande:

chi doveva vigilare sulla trasformazione del patrimonio?

chi doveva verificare la coerenza tra missione pubblica e gestione privata?

come è stato possibile che un patrimonio nato in un consorzio pubblico finisse fuori dal suo perimetro?

La torta diventa un “target”

È a questo punto che l’affaire Unimarconi cambia scala.

Un patrimonio immobiliare da centinaia di milioni,
un’università privata in forte espansione,
una fondazione che controlla asset strategici:
il sistema diventa un target naturale di interesse politico e di potere.

Non perché “qualcuno lo decida”, ma perché ogni grande patrimonio istituzionale lo diventa.

Ed è qui che, nel prossimo articolo, entrerà inevitabilmente in campo:


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