Martedi' 13 Ottobre 2026
HOTLINE: +39 335 291 766
  • Home
  • Università
  • L’AFFAIRE UNIMARCONI–FORCOM LE MANI DELLA LEGA NORD SU UNA TORTA DA 2 MILIARDI DI EURO LA STORIA DEL GOLPE IN DANNO DEL RETTOR...

L’AFFAIRE UNIMARCONI–FORCOM LE MANI DELLA LEGA NORD SU UNA TORTA DA 2 MILIARDI DI EURO LA STORIA DEL GOLPE IN DANNO DEL RETTORE ALESSANDRA BRIGANTI

ROMA 25 DICEMBRE 2025 BY Cristiana Fallaci

La torta, il vuoto e l’attacco. 

La torta da 300 milioni, il rettore indebolito e la corsa al potere

Dall’attacco disciplinare al TAR: come nasce e si consolida l’estromissione di Alessandra Briganti.

Roma – In ogni grande affaire il potere non cade all’improvviso: viene fiutato.
Nel caso Unimarconi–Forcom, ciò che scatena la corsa non è un dissesto, né una crisi improvvisa, ma un vuoto di comando che si apre nel momento di maggiore fragilità del vertice storico: la rettrice Alessandra Briganti, fondatrice e figura centrale dell’intero sistema.

Sul tavolo non c’è solo una carica accademica.
C’è una torta da circa 300 milioni di euro: il patrimonio costruito in decenni attraverso il consorzio interuniversitario Forcom, partecipato da università pubbliche, e progressivamente tradottosi in immobili, fondazioni, società veicolo.

Quando chi custodiva quel sistema si indebolisce, il patrimonio diventa improvvisamente visibile.
E qualcuno si muove.

I protagonisti: da impiegati a decisori

Secondo gli atti e le visure, al centro della fase iniziale compaiono nomi che fino a poco tempo prima erano dipendenti o dirigenti amministrativi dell’ente, assunti o nominati dalla stessa Briganti:

  • Alessio Acomanni
    già impiegato e dirigente, poi divenuto Presidente dell’Università Guglielmo Marconi, Presidente della Fondazione Marsilio Ficino e Direttore Generale del Consorzio Forcom: una concentrazione di ruoli che lo colloca al centro di ogni snodo.

  • Veruska Bellandi
    Direttrice Amministrativa dell’Ateneo, figura tecnica chiave nella gestione dei procedimenti e degli atti.

  • Marco Belli
    Direttore Generale dell’Università Guglielmo Marconi, coinvolto nei passaggi decisionali che accompagnano l’estromissione del vertice.

È questo gruppo dirigente che, secondo la ricostruzione difensiva, prende il controllo del momento critico.


L’innesco giuridico: un presupposto che non esiste

Il “golpe” non si presenta come tale.
Si apre con un procedimento disciplinare, apparentemente ordinario, ma fondato su un presupposto di fatto inesistente: un presunto rinvio a giudizio della professoressa Briganti che non risulta mai avvenuto.

Il dato è decisivo perché:

  • viene contestato formalmente dalla diretta interessata nella seduta del 28 settembre 2023;

  • è quindi conosciuto da chi deve decidere.

Non siamo davanti a un errore scoperto dopo.
Siamo davanti a un presupposto contestato prima della decisione.


L’accelerazione: quando la procedura diventa arma

Ed è qui che la vicenda assume un rilievo giuridico esplosivo.

Nonostante:

  • la contestazione formale del presupposto,

  • l’assenza del rinvio a giudizio,

  • l’esistenza di termini regolamentari che prevedono 30 giorni di ponderazione,

la decisione disciplinare viene adottata il giorno successivo.

Una scelta fulminea, che secondo gli atti integra almeno colpa grave, perché:

  • il fatto presupposto non esisteva;

  • la sua inesistenza era nota;

  • i tempi regolamentari vengono compressi senza giustificazione.

Ma il vero punto non è solo procedurale.


Il TAR: perché la tempistica “inchioda” i decisori

La destituzione della rettrice Briganti avviene in coincidenza temporale con un giudizio pendente davanti al TAR.

Secondo la ricostruzione oggi all’esame dei giudici civili:

  • l’estromissione produce immediatamente effetti sul piano processuale;

  • consente di eccepire improcedibilità;

  • fa emergere una carenza di interesse;

  • contribuisce a bloccare la sospensiva richiesta.

È questo l’elemento che rende la vicenda qualitativamente diversa:
l’atto disciplinare non appare più solo una sanzione interna, ma uno strumento utilizzato per incidere su un giudizio in corso.

Ed è qui che, secondo i legali della Briganti, la protezione dell’ente si incrina.


Dal potere disciplinare alla responsabilità personale

Quando un organo che esercita una funzione di rilievo pubblicistico:

  • agisce su un presupposto inesistente,

  • consapevolmente contestato,

  • con tempistica funzionale a un effetto processuale,

si apre un fronte nuovo: la responsabilità personale.

È per questo che oggi:

  • si parla di domanda riconvenzionale;

  • di chiamata in causa dei componenti del Collegio di Disciplina;

  • di perdita della copertura tecnica dell’ente;

  • di possibile responsabilità solidale per i decisori.

Non è una sentenza.
È una linea di rischio, chiara, documentata, che ora accompagna ogni atto successivo.


Il senso dell’affaire

Il “golpe” Unimarconi–Forcom non è un colpo di mano plateale.
È una retroguardia amministrativa che, fiutata la fragilità del vertice, si muove compatta, accelera, comprime regole, e conquista il controllo.

Da lì in poi verrà tutto il resto:
liquidazioni, cessioni, trasformazioni societarie, spoliazioni patrimoniali.

Ma senza questo primo passaggio, nulla sarebbe stato possibile.

Ed è per questo che oggi l’affaire Unimarconi non è solo una questione accademica o immobiliare:
è una questione di qualità morale, responsabilità istituzionale e trasparenza, che chiama in causa nomi, ruoli e scelte precise.

 

CorSera.it Copyright 2025 


Comments (0)

DI' LA TUA SCRIVI UN COMMENTO A QUESTO ARTICOLO

Per commentare gli articoli è necessario essere loggati a Corsera Space. Fai log in oppure, se non sei ancora un utente della Community di Corsera, registrati qui.