Roma 4 novembre 2025 a cura del Corsini Real Estate Consulting – Ufficio Studi e Analisi Urbana articolo redatto by Matteo Corsini info@cosinire.com
La tragedia della Torre dei Conti come simbolo di un sistema fragile
Roma, 3 novembre 2025 —
È successo davvero.
Un operaio è morto sotto le macerie della Torre dei Conti, nel cuore dei Fori Imperiali. Un monumento del XIII secolo, simbolo della grandezza medievale di Roma, ridotto a un cumulo di calcinacci nel silenzio di un cantiere PNRR.
Un evento annunciato, perché da anni gli esperti lo ripetono: prima o poi sarebbe scappato il morto.
Dietro questa tragedia non c’è solo la fatalità, ma l’effetto di un sistema di controlli carente, di una burocrazia che concede, ma non verifica, e di una cultura edilizia che confonde la sanatoria con la sicurezza.
L’agibilità dimenticata: Roma vive in case senza certificato
Nella Capitale, migliaia di appartamenti e interi palazzi del centro storico sono privi di agibilità.
Molti di essi derivano da concessioni in sanatoria rilasciate negli anni ’80, ’90 e 2000: pratiche di condono edilizio che hanno regolarizzato formalmente edifici nati come abusi, ma senza mai accertarne la qualità costruttiva né la stabilità strutturale.
Il risultato è un paradosso tipicamente italiano:
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l’immobile diventa “legale” ai fini catastali e fiscali,
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ma nessuno certifica se sia sicuro, né se i solai, i muri portanti o gli impianti rispondano ai requisiti minimi di resistenza, igiene e sicurezza.
In molti casi, l’agibilità è stata omessa o sostituita da un’autodichiarazione, senza alcun collaudo statico.
E quando si tratta di palazzi d’epoca, l’abuso edilizio non è solo un illecito amministrativo: è un detonatore strutturale.
Il condono edilizio: una anomalia incompatibile con la sicurezza
Il condono, nato come strumento straordinario per sanare abusi, si è trasformato in una sanatoria della superficialità.
Ha permesso di chiudere pratiche, incassare oneri e imposte, ma ha sospeso il principio più elementare dell’ingegneria: conoscere per garantire la stabilità.
Ogni abuso sanato avrebbe richiesto:
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una verifica statica postuma, con prove sui materiali e controlli delle fondazioni;
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la certificazione di conformità degli impianti;
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una relazione tecnica sull’inserimento dell’opera nel contesto condominiale.
Ma quasi mai è stato fatto.
Oggi, a distanza di decenni, nessuno sa realmente come siano stati costruiti quei volumi aggiunti, quei soppalchi, quelle sopraelevazioni che costellano i tetti del centro di Roma.
E intanto, in quegli stessi edifici, vivono famiglie, lavorano professionisti, operano artigiani e turisti dormono in B&B abusivi.
L’urgenza di controlli a tappeto sulla staticità e sull’agibilità
Dopo il crollo della Torre dei Conti, la città non può più permettersi l’indifferenza.
Serve un piano straordinario di verifica strutturale su tutto il patrimonio edilizio storico, pubblico e privato.
Non bastano i pareri o le concessioni in sanatoria: occorrono sopralluoghi tecnici reali, con prove diagnostiche e aggiornamento delle schede statiche comunali.
Ogni edificio dovrebbe possedere un fascicolo di stabilità, con:
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planimetrie e materiali costruttivi;
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risultati delle indagini non distruttive;
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certificazioni di agibilità aggiornate;
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tracciabilità degli interventi precedenti (anche quelli sanati).
Senza questo, Roma resta un museo pericolante, dove ogni vibrazione può riaprire una ferita nascosta.
Il primo atto di attenzione che si chiede al sindaco Roberto Gualtieri
Il Comune di Roma deve assumere la sicurezza strutturale come priorità assoluta.
Si propone che il Sindaco Roberto Gualtieri istituisca immediatamente un “Tavolo per la sicurezza statica del patrimonio storico”, coordinato tra:
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Sovrintendenza Capitolina,
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Ordine degli Ingegneri e degli Architetti,
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Protezione Civile,
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Università La Sapienza e Roma Tre,
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Assessorato all’Urbanistica e all’Edilizia privata.
Obiettivo:
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Avviare controlli a tappeto sugli edifici con concessione in sanatoria;
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Creare una banca dati pubblica dell’agibilità;
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Bloccare ogni vendita o cambio di destinazione d’uso in assenza di certificato statico aggiornato;
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Stabilire nuovi protocolli tecnici per i restauri nel centro storico, con obbligo di indagini preventive e monitoraggio digitale in tempo reale.
Un dovere verso la città e verso la vita
Il crollo della Torre dei Conti non è un caso isolato: è un campanello d’allarme.
Se Roma non cambia rotta, ogni condono sarà una bomba a orologeria, e ogni restauro, un potenziale disastro.
È tempo che la politica, la tecnica e la cultura urbana si incontrino.
Perché dietro ogni muro che crolla non ci sono solo mattoni: c’è la storia, la fiducia e la vita dei cittadini.

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