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Delitto di Garlasco. Massimo Lovati, l’avvocato del Diavolo cacciato da casa Sempio.Tra eccessi mediatici, sospetti e il fantasma di un rinvio a giudizio imminente

Milano 14 Ottobre 2025 By Charlotte Wilson

Un addio annunciato

È ufficiale: Andrea Sempio, il 37enne indagato dalla Procura di Pavia per l’omicidio di Chiara Poggi, ha revocato il mandato al suo difensore Massimo Lovati.
La decisione, maturata dopo giorni di riflessione, è arrivata come un fulmine in un clima già infuocato da settimane di polemiche e interviste televisive che hanno oltrepassato la linea del buon senso e, forse, anche quella deontologica.

Lovati, ospite di diverse trasmissioni e del podcast “Falsissimo” di Fabrizio Corona, si era lasciato andare a dichiarazioni che hanno indignato la famiglia Sempio e imbarazzato parte della comunità forense: “Ignoranti come capre”, avrebbe detto riferendosi ai genitori del suo assistito, scatenando la rottura definitiva.

Massimo Lovati, the Devil’s Lawyer Thrown Out of the Sempio House

Between media excess, looming indictments, and the unraveling of a defense

L’avvocato del Diavolo

Le esternazioni di Lovati — spesso sopra le righe, talvolta ai limiti del surreale — hanno finito per creare un cortocircuito tra difesa tecnica e rappresentazione pubblica.
Da un lato, un legale che si dipinge come “fuori dagli schemi”, disposto a sfidare la narrazione giudiziaria ufficiale.
Dall’altro, un uomo che, davanti alle telecamere, sembra dimenticare che la sua voce non è solo quella di un commentatore, ma quella del difensore di un indagato in un processo complesso e ancora aperto.

Nella sua intervista con Fabrizio Corona, tra battute fuori luogo e ricostruzioni improbabili (“Se fossi Bossetti direi di essere l’amante di Yara”), Lovati ha varcato una soglia pericolosa: quella tra provocazione e autolesionismo mediatico.


La famiglia Sempio lo caccia: “Ha oltrepassato ogni limite”

Secondo fonti vicine alla famiglia, la decisione di revocare il mandato non è stata solo legata al linguaggio o alle uscite televisive, ma anche al clima di sfiducia crescente e alla sensazione che Lovati avesse perso il controllo della linea difensiva.
La famiglia Sempio, pur non disponendo di mezzi economici illimitati, ha deciso che il momento impone un cambio di rotta: “Non è più una questione d’immagine, ma di sopravvivenza giudiziaria”.

Accanto all’avvocata Angela Taggia, che per ora resta nel team, si cerca un nuovo nome capace di affrontare la nuova fase delle indagini con autorevolezza e misura.


L’ipotesi Giulia Bongiorno

In ambienti giudiziari e giornalistici — anche per iniziativa di alcune testate, tra cui la nostra — circola con insistenza l’ipotesi Giulia Bongiorno.
Una scelta che, se confermata, segnerebbe un cambio di passo radicale: dal protagonismo mediatico di Lovati alla sobrietà strategica di un’avvocata di fama internazionale, già protagonista di battaglie giudiziarie di rilievo nazionale.

La Bongiorno rappresenterebbe non solo un simbolo di rigore tecnico, ma anche un segnale di “ricomposizione” per una difesa che rischia di frantumarsi proprio mentre la Procura di Brescia — competente per alcuni sviluppi dell’inchiesta — pare intenzionata a stringere i tempi.


Le indagini e la “mannaia” del rinvio a giudizio

La fase attuale del procedimento è tutt’altro che tranquilla: la Procura di Brescia sembra aver imboccato la strada di nuove verifiche e accertamenti tecnici, e tra gli addetti ai lavori cresce la convinzione che un rinvio a giudizio per Sempio non sia più una possibilità remota, ma un’ipotesi concreta, “una mannaia pronta a calare”.

In questo contesto, le uscite di Lovati — per quanto forse motivate dal desiderio di difendere l’immagine del proprio assistito — appaiono come un gesto di nervosismo premonitore.
È lecito chiedersi se l’avvocato non abbia intuito che qualcosa, nel quadro investigativo, si stesse muovendo oltre la sua portata.

La sua escalation verbale potrebbe allora apparire non come un eccesso di protagonismo, ma come una mossa disperata, un modo per posizionarsi mediaticamente prima di un colpo di scena giudiziario.


L’ombra dell’autodifesa

C’è chi ipotizza che lo stesso Lovati, preoccupato per le conseguenze del caso, abbia scelto di farsi da parte “involontariamente”, spingendo la famiglia a una rottura utile a distanziarsi da un esito giudiziario potenzialmente sfavorevole.
Un modo per restare nella cronaca, ma fuori dal processo.

Se così fosse, il “diavolo” del titolo — l’avvocato che ama la provocazione e il rischio — avrebbe in realtà fiutato il pericolo prima degli altri.


Conclusione

Oggi, il caso Sempio entra in una nuova fase.
Il clamore mediatico lascia spazio alla strategia e alla necessità di rigore.
Tra le polemiche e i sospetti, resta una sola certezza: Andrea Sempio non può più permettersi errori, né legali né giudiziari.
E il prossimo nome sulla sua procura — forse Giulia Bongiorno — potrebbe segnare il confine tra la sopravvivenza processuale e la condanna definitiva.

 

An Expected Farewell

It’s official: Andrea Sempio, the 37-year-old man under investigation by the Pavia Prosecutor’s Office for the murder of Chiara Poggi, has revoked the mandate of his defense attorney, Massimo Lovati.
The decision, made after several days of reflection, came as the latest twist in a story already inflamed by weeks of controversy, televised appearances, and statements that crossed not only the line of good taste—but perhaps also that of legal ethics.

Lovati, a guest on several talk shows and on Fabrizio Corona’s podcast Falsissimo, let himself go in ways that shocked the Sempio family and embarrassed part of the legal community. “Ignorant as goats,” he allegedly said of his client’s parents—an insult that sealed the end of a long-standing professional relationship.


The Devil’s Advocate

Lovati’s public persona—half legal provocateur, half showman—has long walked a thin line between fearless advocacy and reckless exhibitionism.
On television he portrayed himself as the outsider, unafraid to challenge judicial orthodoxy; in reality, his increasingly erratic tone blurred the boundary between defense strategy and self-promotion.

During his infamous interview with Corona, Lovati drifted into grotesque speculation—at one point claiming that if he were Massimo Bossetti (convicted in the Yara Gambirasio case), he “would say I was Yara’s lover.”
For many, that was the breaking point: a lawyer apparently lost in his own performance.


The Sempio Family’s Breaking Point

Sources close to the family describe a slow-burning rupture.
Lovati’s words were not just offensive; they revealed, in the family’s view, a loss of control over the legal strategy and a growing sense that the defense was being played out in the media rather than in court.

Despite limited financial means, the Sempios decided that the moment called for a radical shift: “It’s no longer about image,” one confidant said, “it’s about legal survival.”

Attorney Angela Taggia remains on the defense team for now, but insiders confirm that the search is underway for a new lawyer capable of restoring credibility and composure.


Enter Giulia Bongiorno?

In legal circles—and, admittedly, through reporting from our own newsroom—the name Giulia Bongiorno has surfaced as the most likely candidate.
If confirmed, her appointment would mark a profound change of course: from Lovati’s flamboyant excess to the sober, high-caliber professionalism of an internationally recognized attorney known for her rigorous courtroom style and political influence.

For the Sempio family, Bongiorno represents both technical authority and a symbolic act of redemption: a defense rebuilt on seriousness and competence, at a moment when the Brescia Prosecutor’s Office appears intent on pressing forward with renewed investigative vigor.


The Looming Indictment

Behind the scenes, the investigation is far from dormant.
The Brescia prosecutors are reportedly conducting new analyses and cross-checks, and among insiders there is growing talk that an indictment for Andrea Sempio may be imminent—
“a guillotine hanging over his head,” as one source put it.

In that light, Lovati’s media outbursts may look less like arrogance and more like defensive panic—the reflex of a lawyer sensing that the tide was turning.
Perhaps he realized that something in the investigation had moved beyond his control.

His increasingly erratic behavior could thus be read not as bravado, but as a preemptive retreat: a desperate attempt to position himself publicly before the next judicial blow.


A Step Back—or a Strategic Escape?

Some observers suspect that Lovati himself may have engineered his own exit, forcing the family’s hand as a way to distance himself from potential fallout.
By provoking his dismissal, he remains in the spotlight—yet outside the legal line of fire.

If that theory holds, the “Devil’s Lawyer” might not have been destroyed by excess—but saved by foresight.


Conclusion

The Sempio case now enters an uncertain new phase.
Media spectacle must give way to strategy, and legal showmanship to discipline.
Between public controversy and prosecutorial pressure, one fact remains: Andrea Sempio cannot afford another mistake—neither legal nor human.

And the next name on his power of attorney—possibly Giulia Bongiorno—may decide whether he survives the courtroom or succumbs to it.

 


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