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ELEZIONI EUROPEE.SILVIO BERLUSCONI ADESSO E' COME STALIN "LA SCONFITTA DELLA SINISTRA SARA' TERRIBILE. " DI MARIA GIOVANNA MAGLIE."

Roma 2 Giugno 2009 (Corsera.it)di Matteo Corsini

C'è un singhiozzo dentro il brindisi di Papi,questa volta.UN brindisi al furore come quello che piaceva a Stalin.

L'eccezionale ondata mediatica sullo scandalo di Noemi Letizia ha colpito al cuore e alla testa il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.Non è gossip,ma l'azione normale del giornalismo in una democrazia,non è immondizia come sostiene Maria Giovanna Maglie,ma l'oculata e chirurgica opera della democrazia che deve mettere a nudo ogni singolo comportamento dei rappresentanti del popolo e Silvio Berlusconi è la seconda carica pubblica dello Stato Italiano.I suoi starnuti sono di interesse....

....nazionale,fatti dentro o fuori casa.La democrazia Americana insegna qualcosa a tutti.Il giornalismo non è la sicumera del salotto della grassa Maria Giovanna Maglie,nè tanto meno la raffinata ruffianeria damascata del suo intestino.

Credo personalmente che l'uscita demoniaca del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi contro la sinistra, "la batosta sarà terribile " ,ricorda le frasi che inneggiano alla distruzione di altri popoli,allo sterminio,al massacro.Questa si che è una frase boomerang,perchè nella logica della contrapposizione esacerbata in questi giorni dalle secchiate di liquame gettategli contro,diventa una forma di annientazione del nemico,non gli si lascia scampo,e quando la gente annega o viene fucilata,l'eroicità italiana istintivamente si avvicina per stendere una mano,come ogni giorno facciamo con gli immigranti che arrivano nei barconi sulle coste del nostro paese.

 

(AGI) - Roma, 1 giu - "I risultati elettorali sanciranno una sconfitta terribile di questa sinistra". Lo afferma il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in una intervista al Tg2. Sullo scontro elettorale che coinvolge la sua vita privata, Berlusconi dice: "E' stata la prima volta e sara' anche l'ultima, perche' i risultati elettorali sanciranno una terribile sconfitta di questa sinistra, che ha sostituito ai suoi programmi, le calunnie contro il Presidente del Consiglio, adottando come manifesto programmatico 'Novella 2000'".
  Berlusconi aggiunge: "Saremo a Strasburgo a difendere gli interessi italiani. Votare per i piccoli partiti che non raggiungeranno il 4% significa disperdere il voto con un voto non utile. La sinistra in Europa e' un pesce fuor d'acqua: non sa ancora se sara' nel gruppo dei liberali (i cosiddetti liberali dove c'e' il campione di liberalismo che e' Di Pietro) o nei socialisti. Non sanno ancora dove andranno a non contare.
  Questo dovrebbe convincere tutti gli italiani, anche quelli di sinistra, a far si' che gli interessi loro e dell'Italia siano difesi meglio nel Parlamento europeo".

 

L'articolo della Maria Giovanna Maglie.

Ce la ricorderemo come la campagna dell’immondizia, un mese di comizi preelettorali scarsi di argomenti politici, ricchi di miasmi. Anzi, ce la ricorderemo come la campagna elettorale che la sparsa opposizione italiana cominciò invocando a scandalo una montagna di immondizia mediatica, e finì attaccandosi disperatamente all’immondizia vera, frutto di uno sciopero a Palermo (la raccolta è ripartita ieri notte, Bertolaso ha detto che in una settimana si risolve il problema), ancora invocato a ultimo brandello di presunto scandalo nazionale. Non sarà un bel ricordo e, a urne chiuse, chi ha messo in piedi e in atto la strategia, principalmente un Partito Democratico allo sbando, guidato da un leader appena scelto e già consunto, ne sopporterà le conseguenze, perché il voto non è solo quello che appare sbiadito, invece che pressante come in realtà è, dell’Europa, ma pure quello che stringe alla gola di tante amministrative, e in tante zone cosiddette rosse fino a oggi.
La caccia a «papi» è andata male, tanto vale dirlo con sincerità, a costo di essere brutali, al gruppo editoriale Espresso-Repubblica, all’Unità, a qualche Procura agitata, a Dario Franceschini. Dal segretario del Pd si sono dissociati tanto il mefistofelico di lungo corso Massimo D’Alema che il conducator del moralismo giustizialista, Antonio Di Pietro. Non con successo visibile, il primo ridotto a un «Non siamo noi a parlare di Noemi, è Berlusconi che lo ha fatto a Porta a Porta», che ci vuole proprio il pelo che l’uomo ha non solo a onor del labbro; il secondo concentrato su un libro bianco contro il governo che ha presentato tra sbadigli e scarso pubblico. Ma lui no, il Dario Franceschini che Dagospia chiama micidialmente Sudario, lui insiste, e dall’immondizia dei pettegolezzi privati si è gettato famelico su quella fuori dai cassonetti di Palermo. Sempre con la stessa fissazione ossessiva e dolorosa: Silvio Berlusconi è il padre di tutti i vizi e di tutti i mali del Paese, gli italiani che addirittura al settantatré per cento lo approvano, sono dei dementi, dei malati da guarire.
Gli è andata male con Noemi, con Gino l’ex fidanzato, con le fotografie scandalose, con i giornalisti sguinzagliati a caccia di ragazze pon pon da pagare in cambio di particolari piccanti; gli è andata male con la moglie umiliata e con i figli male allevati; gli è andata male anche col caso Mills, ritirato fuori con sentenza tirata per i capelli. Soprattutto gli è andata male per l’indifferenza e il fastidio generali che sono riusciti a ingenerare tra i cittadini, i quali hanno capito fin troppo bene che il gossip e l’indice sollevato coprivano e coprono pochezza di argomenti seri. Alla fine, a quattro giorni dal voto, non gli è rimasta che l’immondizia vera.
Non c’è nel metodo infelice scelto per questa campagna solo la disperazione dell’attuale crisi di uomini e di programmi, l’ho già scritto e lo confermo che c’è sicuramente tutta l’eredità storica di una formazione politica composita che un tempo fu anche grande forza, ma che anche allora prediligeva, in questo profondamente unita, il metodo leninista dell’attacco personale e della distruzione della persona invece della battaglia politica a viso aperto, della definizione di un’agenda alternativa credibile di governo. La storia della seconda Repubblica cominciò così, un golpe giudiziario mediatico che prese il posto della vittoria delle urne, e quando ai vecchi avversari, agli statisti illuminati che furono eliminati, distrutti dalla vergogna di Tangentopoli, si sostituì provvidenzialmente l’iniziativa politica di Silvio Berlusconi e la gloriosa macchina da guerra della sinistra di Achille Occhetto e della procura di Milano fu sconfitta, allora cominciò l’attacco personale costante, continuo, sordo.
 


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