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CORSERA CORONAVIRUS SALTA IL PIANO DI VACCINAZIONE, ITALIA VERSO UN 2021 PIENO DI INSIDIE. IL PROFESSOR CONTE MINACCIA DI INADEMPIMENTO LE CASE FARMACEUTICHE

Milano 24 gennaio 2021 CorSera.it

Ritardo vaccini il governo è costretto a rimettere mano al programma sanitario nazionale.
il premier Giuseppe Conte, si diverte a fare l'avvocato e attacca le case farmaceutiche considerando "inaccettabili" i tagli annunciati da AstraZeneca. Ma sarà proprio così, oppure i ritardi erano contemplati nei contratti con Pfizer? Difficile immaginare che gli avvocati della Pfizer non abbiamo tutelato la casa farmaceutica dalle insidie delle tempistiche di adempimento delle dovute forniture. Le cause di inadempiento contro le cause farmaceutiche sono guazza per il popolo beota. Farsi bello, anzi " avvocato di tutti gli italiani ", per una causa persa in partenza. 

Giuseppe Conte, come del resto l'intero Governo, è preso alla sprovvista, ma come ci pare sia sempre accaduto fin dall'inizio della manifestazione del coronavirus in Cina. I membri del Governo non erano pronti per affrontare la burrasca, perchè non si sono mai trovati in emergenza in vita loro. Roberto Speranza consigliava di lavare le mani e non di indossare la mascherina all'inzio del GameVirus. Non aveva idea di cosa fosse una pandemia, un virus aereobico e quindi gli italiani si recavano nei supermercati senza mascherina, gli inviati di SKY24, come Imbimbo, penetravano a Codogno , microfono in mano intervistando gli abitanti e contribuendo a diffondere il coronavirus. Un ministro della Salute incapace, impreparato, abituato a prendere lo stipendio a fine mese.

 Adesso questa medesima compagine deve fronteggiare un altro allarme sanitario, la drastica riduzione dei vaccini, che le case farmaceutiche, pressate da tutto il mondo, non riescono a produrre in dosi sufficienti. Cosa fare? Eppure le soluzioni sarebbero semplicissime, perchè in un paese in cui la priorità sta diventando l'economia, si dovrebbe consentire ai migliori contribuenti di lavorare,perchè chi ha dimostrato fedeltà allo Stato deve avere i maggiori incentivi. La drammatica situazione della scuola, dovrebbe spingere il Governo ad incentivare i corsi di formazione aziendali e lo studio basato sul "fatto concreto", ovvero la sinergia basata tra scuola e professioni. Se c'è una emergenza, i giovani liceali possono cominciare a formarsi presso le aziende o con corsi di specializazione basati sulla realtà, non sulla teoria. la scuola italiana è troppo lunga, troppi anni di liceo. Subito al lavoro per i giovani, subito dentro ai casi concreti dei contratti . Non abbiamo altra strada che spingere le giovani generazioni a prendere atto che l'emergenza sanitaria equivale ad una guerra, ad un conflitto. Anzichè spingere all'innovazione, si trovano soluzioni per continuare a pigiare i giovani dentro le classi a studiare banale teoria accademica che non avrà mai sbocco concreto nel mondo del lavoro. Si dovrebbero liberalizzare le professioni e invece si trattengono i buoi dentro le stalle per mungere consenso politico e affossare il paese. Le lenzuolate di Pierluigi Bersani sono lontane ma immancabimente qualcuno dovrebbe riesumarle e farle proprie, regalare alla nazione, una ventata di modernizzazione ., Ma è una Speranza impossibile, negata e sorride con il volto di un semidiota incapace.

 

I ritardi "costituiscono gravi violazioni contrattuali che producono danni enormi all'Italia, il nostro piano è stato elaborato sulla base di impegni contrattuali liberamente assunti" e per questo, dice, "ricorreremo a tutti gli strumenti e a tutte le iniziative legali per rivendicarne il rispetto". Già lunedì il governo - come ricostruisce l'Ansa - si muoverà contro Pfizer su tre canali: una diffida per inadempimento e un esposto ai pm per potenziale danno alla salute, entrambi da presentare nel nostro paese, e una richiesta a nome del governo e delle Regioni al foro di Bruxelles per inadempimento.    Anche l'Ue vuole vederci chiaro sui ritardi e ha convocato l'azienda inglese lunedì, indicando due obiettivi: avere un programma chiaro che consenta di pianificare le consegne e accelerare la distribuzione.    Ma il governo deve fare i conti anche con altre due problemi sul tavolo: l'allarme che arriva da diversi centri vaccinali regionali, tra cui Lombardia, Sicilia ed Emilia Romagna, sulla mancanza di siringhe di precisione, e la necessità di evitare che le varianti del Covid, da quella inglese a quella sudafricana che preoccupa molto di più, facciano esplodere i contagi anche in Italia come già avvenuto in diversi paesi europei. Sul primo punto arriva la smentita di Arcuri: "E' falso", sono state distribuite meno siringhe "per la banale ragione che Pfizer ci ha inviato un numero inferiore di fiale di vaccino". Sul rischio varianti, invece, la questione è più complessa tanto che l'esecutivo, lo dice il direttore della Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza, sta valutando la possibilità di un "innalzamento delle misure".   

 

 Il piano vaccini, dunque. Il governo, con il ministro degli Affari Regionali Francesco Boccia, ha convocato le regioni assieme a Speranza e Arcuri per aggiornare quello presentato dal ministro della Salute al Parlamento il 2 dicembre. Le prime dosi di Astrazeneca, se il vaccino avrà il via libera dell'Ema, arriveranno il 15 febbraio, poi ancora il 28 e il 15 marzo. In base al piano iniziale, nel primo trimestre del 2021 sarebbero dovute arrivare in Italia 28 milioni e 269mila dosi. Una quantità che, ormai è evidente a tutti, non sarà rispettata:entro la fine di marzo le dosi a disposizione saranno meno di 15 milioni, dunque circa la metà di quanto previsto. Astrazeneca ha infatti confermato la riduzione a causa di un problema alla produzione, un taglio del 60% che, hanno spiegato sia Conte sia Arcuri, per l'Italia significherebbe passare da 8 milioni a 3,4 milioni di dosi. Alle quali si dovrebbero aggiungere gli 8,7 milioni di Pfizer (se l'azienda americana tornerà alle forniture iniziali) e il milione e 300mila di Moderna. Una situazione che ha fatto suggerire al governatore del Veneto Zaia, presente all'incontro, che "qualora vi sia un via libera di Ema ai vaccini russo o cinese si possa ricorrere anche a questa soluzione".    Si tratta dunque di rivedere gli obiettivi, come conferma il presidente del Consiglio superiore di Sanità Franco Locatelli: "la riduzione della capacità produttiva di AstraZeneca richiederà la rimodulazione della campagna". Si dovrebbe riuscire a centrare l'impegno prioritario, vaccinare entro marzo tutti gli operatori sanitari e sociosanitari, ospiti e personale delle Rsa, over 80 e pazienti fragili, oncologici, cardiologici e ematologici. In tutto quasi 7 milioni di italiani. Ma non le altre categorie: i 13 milioni e 400mila italiani tra i 60 e i 79anni, i 7 milioni e 400mila con almeno una comorbilità cronica,oltre al personale dei servizi essenziali: insegnanti e personale scolastico, forze di polizia, personale delle carceri e detenuti. C'è poi da tener conto anche di un altro elemento. Quando l'Ema darà il via libera al vaccino di AstraZeneca,  sottolinea ancora Locatelli, bisognerà vedere "che tipo di approvazione verrà data", se sarà cioè "condizionata a determinati parametri di età piuttosto che di percentuale di copertura vaccinale". In sostanza - conclude l'Ansa - se come sembra il vaccino verrà consigliato per la popolazione sotto i 55 anni, l'Italia dovrà individ 


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