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CORSERA CORONAVIRUS BORIS JOHNSON UN GIOCATORE D'AZZARDO CHE HA SFIDATO IL DESTINO PER DIVENTARE IL RE D'INGHILTERRA

LONDON 10 APRILE 2020 CORSERA.IT by Dr.Matteo Corsini 

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Boris Johnson, the Mad Donkey, ha forse strenuamente cercato la malattia, per combatterla e superarla, in modo da orlare la sua testa con  l'aureola del supereroe. Boris Johnson, come tutti gli inglesi, un giocatore d'azzardo, un figlio di puttana, un marinaio dei mille oceani, risorgerà dalla terapia intensiva, come Boris il Vittorioso , colui che ha sfidato il destino, il Re dei Re. 

Se il meticcio Boris Johnson, ormai al secolo The Mad Donkey, riuscirà a

sopravvivere alla terribile infezione Covid-19, sarà il nuovo Re d'Inghilterra, il leader invincibile, capace di dimostrare al suo popolo che nulla è impossibile con una volontà di ferro. Come William Churchill, meglio di William Churchill, l'uomo politico più amato dagli inglesi. Per Boris Johnson vincere una battaglia è importante, vincerla stando sul campo di battaglia, roteando la spada scintillante,  circondato dal suo popolo, avrà un sapore inebriante di vittoria conferendogli un peso politico illimitato. Se Boris the Mad Donkey (come qualcuno aveva cominciato a soprannominarlo) uscirà vivo il popolo inglese lo osannerà, riconoscendosi in lui per il resto della vita. Non importa quante vittime saranno state sacrificate sull'altare della Gloria eterna, quanti medici sono morti senza protezioni individuali, adesso c'e' un leader invicinbile che si trova al comando dei sudditi britannici. Un eroe semidio, capace di affrontare qualsiasi avversità. Il medico che chiese aiuto a Boris Johnson leader invincibile. 

 Il dramma di un medico di trincea nel Regno Unito contro l'ultima spaventosa epidemia che l'essere umano ricordi a memoria d'uomo.  a  Abdul Mabud Chowdhury, specialista di urologia all'ospedale di Homerton nel quartiere di Hackney (Londra est), è morto a 53 anni dopo aver contratto la malattia e senza avere alcuna patologia pregressa, per lo meno conosciuta. Il medico qualche giorno fa chiedeva le mascherine protettive direttamente al premier britannico Boris Johnson che in quel momento era impegnato nel giocare con la propria boria di leader politico invincibile.
Rileggere ora le parole di Chowdhury, immigrato dal Bangladesh molti anni fa, è sconfortante: "Caro e rispettato primo ministro", scriveva su Facebook lo scorso 18 marzo, "per favore, faccia arrivare urgentemente mascherine e altro materiale protettivo (in gergo britannico PPE, ndr) per metterle a disposizione di ogni operatore della sanità britannica. Si ricordi che siamo lavoratori specializzati ma anche esseri umani che meritano di vivere in buona salute con la propria famiglia. Riceviamo tanto affetto e sostegno dai cittadini e dalle istituzioni, ma questo non basta".Difatti non è bastato per il povero dottor Chowdhury, "professionista stimato e persona meravigliosa" secondo i suoi amici, inascoltato come i suoi colleghi asiatici all'inizio della pandemia in Cina. Dopo 15 giorni di ricovero e terapia intensiva al Queen hospital di Londra, Chowdhury è morto causa coronavirus, lasciando una moglie e due figli di 18 e 11 anni. Ma negli ultimi giorni una decina di altri operatori sanitari, tra dottori e infermieri, sono deceduti in Regno Unito dopo aver combattuto in prima linea contro la pandemia. Tra questi anche, come il dottore 76enne Habib Zaidi, già in pensione ma tornato al lavoro per dare una mano.

Il caso di Abdul Mabud Chowdhury purtroppo evidenzia le ampie deficienze di cui ha sinora sofferto la sanità pubblica britannica nell'equipaggiamento protettivo anti coronavirus. Soprattutto all'inizio dell'emergenza, ci sono stati controversi report da diversi ospedali che esortavano i propri operatori a non indossare mascherine e affini "per non spaventare i pazienti". Poi, di fronte all'insostenibilità di questo approccio e alle morti sempre più frequenti di medici e infermieri, c'è stata una svolta radicale, e ora il governo ha ordinato e sta facendo recapitare almeno circa 15 milioni di kit per la protezione degli operatori sanitari in prima linea.

Nel frattempo, Boris Johnson è uscito dalla terapia intensiva del St Thomas hospital di Londra. Il 55enne premier britannico, dopo giorni di paura che hanno lasciato il Regno Unito e il mondo col fiato sospeso, è stato trasferito questa sera al reparto ordinario di malattie polmonari dell’ospedale St Thomas di Londra. “È di ottimo umore”, fanno sapere i suoi, sottolineando però come Johnson sarà ancora sotto stretto controllo medico nelle prossime ore, in questa nuova fase del suo recupero dal coronavirus che lo ha colpito due settimane fa e dal quale non è ancora guarito.


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