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CORSERA COVID-19 L'ANIMA DI FRENKENSTEIN, CIO' CHE NON SFUGGE ALLA SAGGEZZA DELLA LUMACA

Milano 6 aprile 2020 Corsera.it 

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#IORESTOACASA- COVID-19- IL ROVESCIAMENTO DI PROSPETTIVA DELLA NOSTRA VITA. 

COVID-19 sta costringendo in casa in tutto il mondo, più di tre miliardi e mezzo di persone. Tutto è fermo, o quasi. L’affannosa ricerca di benessere, quella macchina che con la modernità illuministica ci ha spinto ad andare sempre oltre, a produrre e consumare sempre di più, a disarticolare il rapporto con la razionalità che secondo gli stoici governa il cosmo, la natura, si è dovuta fermare.  

Paradossalmente siano tornati a ricaderere nel “nostro” tempo, che nella maggior parte dei casi, la dinamicità e la frenesia della vita quotidiana ci avevo reso impossibile o quantomeno molto difficile “assegnarci”. Se “lo studio al quale ci si applica tende ad indebolire i nostri affetti e a distruggere il nostro gusto per quei piaceri semplici in cui nessuna impurità può mescolarsi, allora quello studio è certamente illecito, cioè non si addice alla mente umana” si legge nelle pagine del Frenkenstein di Mary Shelley.

La brusca frenata che ci ha imposto COVID-19 potrebbe non essere poi la tragedia che ci si attende a patto che si abbia il coraggio di rovesciare la prospettiva dalla quale sinora abbiamo guardato lo scorrere del nostro tempo.

E allora vengono alla mente le stupende pagine de “La scommessa della decrescita” di Serge La Touche.

Jean-Baptiste ha codificato la legge secondo cui la felicità è proporzionale alla quantità di consumo. Si tratta dell’impostura economicistica, e modernista per eccellenza, che trova già fondamento in Thomas Hobbes quando annuncia compiaciuto l’Hybris, la dismisura tipica dell’uomo occidentale: “la felicità è un continuo progredire del desiderio da un oggetto all’altro non essendo il conseguimento del primo che la via verso il seguente”…

Robert Reich, economista di Harvard arrivato alla corte dell’allora Presidente Clinton, richiamato da La Touche nel suo libro, riferiva che “il problema è che è sempre più difficile raggiungere un equilibrio tra vita lavorativa e un’armoniosa esistenza perché la logica della nuova economia induce ad occuparsi sempre di più del lavoro e sempre meno della vita individuale…Traiamo grandi vantaggi dalla nuova economia…godiamo di straordinarie possibilità che ci offre in quanto consumatori, e ancor più come investitori/speculatori. Sosteniamo sempre di più la nuova economia. Eppure, un “ma”. Per quanto la nuova economia sia meravigliosa, sacrifichiamo al suo altare aspetti significativi della nostra vita: intere parti del nostro ménage familiare, delle nostre amicizie, della nostra vita collettiva, di noi stessi. Queste perdite vanno di pari passo con i benefici che ne traiamo. In un certo senso, sono le due facce della stessa medaglia”.

Continua la Touche “La felicità promessa ai vincenti si traduce in frenetica accumulazione di beni di consumo, in aumento dello stress, dell’insonnia, delle turbe psicosomatiche, delle malattie di ogni tipo…” 

E così, Patrick Viveret, anche lui citato da La Touche,  sostiene che “Il tempo sottratto alla frenesia e alla logica della guerra economica, il tempo sottratto al lavoro, è tempo prezioso da dedicare alla partecipazione civica e al mestiere migliore che possa esistere, quello di costruire la propria esistenza”.

Per La Touche infatti “Una condizione stazionaria del capitale e della popolazione non implica affatto uno stato stazionario del prodotto umano. Resterebbe più spazio che mai per ogni specie di cultura intellettuale, e per il progresso morale e sociale; e altrettanto spazio per perfezionare l’arte di vivere, con una probabilità molto maggiore di migliorarla, una volta che le menti degli uomini non fossero più ‘assillate’ dalla gara per la ricchezza”. 

 “Una crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito”   

“In queste condizioni” afferma La Touche “sarebbe urgente recuperare la saggezza della lumaca, In effetti una lumaca non ci insegna solo la necessità della lentezza. “Una lumaca…dopo aver aggiunto un numero di spire sempre più grandi alla delicata struttura del suo guscio, interrompe all’improvviso questa sua attività costruttiva e comincia a “riavvolgersi” in modo decrescente. Una sola spira in più aumenterebbe di sedici volte le dimensioni del guscio. Anziché contribuire al benessere della lumaca, la graverebbe di un tale eccesso di peso che qualsiasi aumento di produttività verrebbe letteralmente schiacciato dal compito di affrontare le difficoltà create dall’allargamento del guscio oltre i limiti fissati dai suoi stessi finiAbbandonando la ragione geometrica che precedentemente proseguiva, la lumaca ci indica il cammino per pensare una società della “decrescita”.

D’altronde cos’è l’uomo? 

SOCRATE Dunque che è l’uomo?

ALCIBIADE Non so che dire io.

SOCRATE ma ch’egli è quel che usa del corpo, sai dire tu questo?

ALCIBIADE Sì.

SOCRATE E forse alcun altro è quel che usa del corpo, non l'anima?

ALCIBIADE No. L’anima.

(Platone, Dialoghi, L’Alcibiade – 1970 Giulio Einaudi Editore, pagg. 237 e ss.).

#ANDRATUTTOBENE   

The Street lawyer

     

 

 

 

 


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