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CORSERA CORONAVIRUS RIPARTENZA, IL PROFETICO SPECCHIO DEI FRATELLI GRIMM. REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO

MILANO 5 APRILE 2020 CORSERA.IT by Renato Corsini & The Street Lawyer

#IORESTOACASA- RE-OPENING A META’ MAGGIO? SENZA “SCREENING” CAPILLARI E’ UN AZZARDO- OPPORTUNO CREARE UN SISTEMA DI TRACCIAMENTO TECNOLOGICO DEI CONTATTI DEI SOGGETTI POSITIVI DA AFFIANCARE ALLE MISURE DI CONTENIMENTO.

E’ oramai evidente. Nessuna accusa sia chiaro, ma una presa d’atto della realtà che si sta disvelando sotto i nostri occhi.

Alcuni dei paesi più ricchi del pianeta, ad esempio Stati Uniti, Italia, Francia, Spagna tra gli altri, nonostante le notizie che provenivano dalla Cina sin dalla fine dell’anno scorso, si sono mossi in ritardo non riuscendo ad approntare al meglio la risposta al micidiale e sconosciuto coronavirus. 

Il distanziamento sociale ed il Lock-down sono misure assolutamente corrette, tanto da essere state assunte da tutti i Paesi coinvolti dal diffondersi della pandemia.

Tuttavia, senza mappatura e relativo isolamento dei soggetti contagiati ma asintomatici o mediamente sintomatici, i gravosi sacrifici che stiamo affrontando applicando le misure di contenimento, molto probabilmente, non riusciranno a portare buoni risultati quantomeno nel breve periodo.

La carica virale dei soggetti asintomatici appare, secondo alcuni studi, identica ai soggetti sintomatici.

Lo abbiamo già scritto in un nostro precedente articolo del 2 aprile scorso, evindeziando la tempestiva strategia, attualmente di successo, assunta dalla piccola Repubblica d’Islanda nel contrastare il coronavirus sostanziatasi in una campagna capillare, iniziata addirittura dai primi di febbraio del 2020, di test e tracciatura anche dei soggetti asintomatici e/o con sintomi lievi.

Il 4 aprile 2020, sul Fatto Quotidiano, Adrea Crisanti, virologo e direttore dell’Unità di Microbiologia dell’Azienda Ospedaliera-Università di Padova, senza mezzi termini ha affermato che “se questi soggetti (gli asintomatici, ndr) non vengono tracciati e isolati nella popolazione generale, l’epidemia continuerà ad alimentarsi” Si è perso “tempo prezioso”, per Crisanti, in questa brutta vicenda “Contano le ore e anche i minuti”.

E come già avevano capito da tempo in Islanda, il virologo Crisanti, conferma che il fulcro del problema è questo.

In questa terribile guerra dove il nemico, come i formidali jet stealth, colpisce di sorpresa approfittando della sua assoluta invisibilità, l’essere umano, come nella favola dei fratellli Grimm,  sembra interrogare lo specchio magico per cercare di capire come individuare il micidiale virus vedendo tuttavia riflessa, a mo’ di risposta, nel profetico specchio, la sua stessa immagine.

COVID-19 non solo è invisibile ma cammina con noi. Ciascuno di noi può essere infatti il più potente diffusore del contagio nella comunità ove, inconsapevolmente, fosse positivo al virus ma tuttavia non ne avverta i sintomi.

Se non affrontiamo questo non ne usciremo”. Crisanti afferma quindi che “Occorre un piano di interventi e di logistica senza precedenti, tamponi, diagnosi veloce, mascherine, sistemi di tracciamento. Non vedo nulla di tutto ciò…Bisogna intervenire rapidamente, circoscrivere i focolai, identificare tutti i positivi…Se l’Italia fosse stata preparata, con la capacità di fare 100 mila tamponi al giorno, l’avremmo stroncata questa epidemia”.

Ovviamente, ribadisce Crisanti, il modello non potrà applicarsi ad un’intera città ma potrà essere applicato al raggruppamento urbano, al quartiere ecc…

Questa appare la strada più logica da percorrere. Tuttavia, siamo partiti in ritardo mentre all’orizzonte si sta aprendo una crisi economica che appare non avere precedenti.

Ed in tal senso proprio per uscire il più velocemente possibile dal tunnel a noi sembra che ad una campagna capillare di test dovrà necessariamente accompagnarsi la creazione di un sistema di tracciamento automatico basato sulle nuove tecnologie di comunicazione mobile utilizzando dispositivi come i cellullari su cui installare apposite applicazioni software attraverso cui monitorare i “contatti” avuti dai soggetti positivi al virus, siano essi sintomatici che asintomatici o mediamente sintomatici.

L’utilizzo di tale sistema di tracciamento potrà quantomeno adottarsi su base volontaria purché sia assicurato che i dati sanitari e di localizzazione verranno forniti, alle autorità sanitarie e governative, con metodologie che possano garantirne la criptatura ed al solo fine di tracciare in maniera più veloce i contatti delle persone che possano essere state esposte al coronavirus, per un periodo ben definito decorso il quale se ne dovrà seguire l’immediata cancellazione.

Non vi è dubbio che il vulnus alla privacy potrebbe esserci. 

Tuttavia, qui il problema è vincere la battaglia contro la pandemia, per ritornare il più presto possibile a vivere e a produrre al fine di evitare che si avveri la profezia biblica di Giuseppe che, nella Genesi, interpretando il sogno del faraone che vide sulle rive del Nilo sette vacche magre divorarsi le sette vacche grasse, predisse sette anni di terribile carestia in Egitto.

Sotto questo profilo, vista la gravità della situazione, che coinvolge peraltro l’intero globo, la privacy non potrà rappresentare un ostacolo insormontabile. 

D’altronde lo stesso REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 27 aprile 2016 relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione dei dati), statuisce al considerando (4) “che Il trattamento dei dati personali dovrebbe essere al servizio dell'uomo. Il diritto alla protezione dei dati di carattere personale non è una prerogativa assoluta, ma va considerato alla luce della sua funzione sociale e va contemperato con altri diritti fondamentali, in ossequio al principio di proporzionalità”.

E’ probabile tuttavia, per poter procedere con una simile strumento, peraltro già adottato in molti altri paesi nella lotta contro COVID-19, che debba intervenire il legislatore non potendosi ritenere sufficiente il solo consenso dei cittadini. Dovrà infatti garantirsi per l’appunto il rispetto dei basilari principi in materia di protezione dei dati personali previsti dal G.D.P.R ed in particolare  che il trattamento dei dati avvenga “a) in modo lecito, corretto e trasparente nei confronti dell'interessato («liceità, correttezza e trasparenza) e con sistemi  c) adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati («minimizzazione dei dati»). #ANDRATUTTOBENE

The Street lawyer

     

 

 

 

 


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