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CORSERA CORONAVIRUS 10 GRATTACIELI IN FIAMME, 15.362 MORTI ,COME 5 TORRI GEMELLE.MA DOBBIAMO RIENTRARE, DARE ESEMPIO AL MONDO INTERO. NOI SIAMO ITALIANI

MILANO 4 APRILE 2020 CORSERA.IT by dr.Matteo Corsini #NOISIAMOITALIANIL'ultimo bolettino della protezione civile non lascia più alcun dubbio, il ritorno alla normalità sarà lungo ed è ancora molto lontano,malgrado le aspettative di tutti, la speranza del popolo italiano. Il passato, le belle giornate passate al mare, le sere illuminate degli stadi con le partite del campionato, o gli apertivi con gli amici, sono sogni ancora chiusi nel cassetto, che ogni tanto ci tornano in mente, come fanno i ricordi, nei momenti peggiori, all'improvviso e senza controllo. Trascorrono così le nostre giornate, quelle in cui il jet-lag di ognuno di noi è saltato, il ciclo circardiano scombussolato, nella speranza che ogni sera, alle 18.00, la Protezione Civile, snoccioli numeri diversi, qualcosa che potrebbe farci esplodere  in un urlo di gioia, che da troppo tempo teniamo strozzato dentro la gola. Il popolo italiano tiene da mesi sulla linea del Piave, ormai siamo

alla quarta settimana di quarantena, stringiamo i denti, soffriamo, pensiamo ai contagiati, agli intubati, ai medici e infermieri in prima linea,ai poliziotti, ai Carabinieri, alle cassiere dei supermercati. Ma vorremmo liberarci di tutto questo con un lampo, un breve battito di ciglia, come fossimo stati per mesi in un brutto ricordo. Ma davanti a noi ci sono ancora le fiamme di 10 grattacieli , colpiti da un virus micidiale,  15 mila italiani scomparsi, finiti dentro bare di legno, che i camion dell'esercito italiano, si ingegnano a portare ovunque ci sia spazio, per garantire a tutti la cremazione e poi una degna sepoltura. Feretri solitari, carovane di morte, senza code di parenti piangenti, salme solitarie di una guerra batteriologica, a cui nessuno si può avvicinare per non rischiare il contagio. Non siamo mai stati così avvinti, piegati da un nemico invisibile, che gioca con il destino di tutti noi, quasi birilli da abbattere e cacciare in una buca.  Oggi è morto GIORGIO,  padre di 52 anni, uno degli uomini della scorta di Giuseppe Conte, premier italiano, impegnato nella guerra al Covid-19. Un patriota fuori peso,che il coronavirus ha flagellato, colpito, come fosse stato il suo principale nemico. Ma non lo era. Giorgio Guastamacchia era un italiano, uno come noi, un soldato sul fronte di guerra, con moglie e figli. Un fratello come tutti i medici e infermieri caduti nelle trincee degli ospedali, dei presidi sanitari, delle commesse dei supermercati. Il nemico non trova pace, volteggia con il suo ghigno famelico, ovunque nel mondo, colpisce velocemente e permane dentro ogni corpo da cui trae la sua linfa vitale. Si sprigiona, da uno a dieci, o forse a cento. Non sappiamo ancora quanti saranno i morti di questa guerra, e per quanto tempo andrà avanti. Ecco perchè i numeri sono terribili ancora oggi, non lasciano presagire nulla di buono.Ma prima o poi dovremmo cominciare a pensare al nostro ritorno, ad una esistenza normale, forse quella ci porterà a convivere con il nemico invisibile. Non possiamo aspettare ancora a lungo, dobbiamo capire come rientrare, nelle migliori delle condizioni e dare un esempio al mondo intero. l'Italia ha ripreso a girare, a vivere, che non si arrende e che non ha paura. Dobbiamo tornare, non possiamo più aspettare che il pipistrello nero continui a rovinarci i sogni e forse anche la vita. 

 

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