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CORSERA CORONAVIRUS ROMA ANNO ZERO, LA CIVILTA' DA CUI ABBIAMO AVUTO ORIGINE. TUTTO TACE, E' FERMO, SILENZIOSO, UN BRODO PRIMORDIALE

ROMA 1 APRILE 2020 CORSERA.IT by dr.Matteo Corsini

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E' l'anno zero, le città sono ferme, mute, silenziose, abbandonate in un lago primordiale, prima condizione dell'origine della vita sulla Terra. Tutti noi abbiamo sognato la città perfetta, senza suoni, rumori, traffico delle automobili. Tutti noi abbiamo attraversato in senso longitudinale, l'esistenza appesa ad un filo, in cui ogni giorno c'è traccia della guerra, lunghe battaglie per la sopravvivenza, di cui credetemi, come in questi giorni, in fondo, non abbiamo alcun interesse. Covid-19 ha espiantato qualsiasi azione ed oggetto, che non siano i gesti per la sopravvivenza e della difesa della vita. Paura, panico, ci indicano la strada da seguire, i comportamenti da assumere. Esiste un Ente sovraordinato che ci detta le regole, e noi le eseguiamo senza fiatare, quasi l'ordinamento giuridico, la tutela dei principi fondamentali della libertà umana, fossero stati aboliti una volta per sempre. Ogni conquista e sviluppo tecnologico, non ha più senso difronte alla morte. Dobbiamo sopravvivere, non pensiamo ad altro. La meta, lo scopo, è la vita. Tutto il resto ha perduto aderenza con la realtà, appare futile, inutile, sterile, alle volte stucchevole. A che cosa serve la Formula 1? Il calcio? La pizza? Le automobili, quando possiamo raggiungere tutte le mete da soli, forzando ogni giorno la distanza percorsa? 

Vago per la città solitaria senza curarmi di nulla, delle potenziali intersecazioni dinamiche, funzionali l'una all'altra.Ciò che noi deduciamo sia la civiltà dell'Homo sapiens, ridotta a rumore, conflitti,guerre, letamaio, inquinamento, ignoranza, arroganza, decadenza.Cosa è davvero rimasto di quanto costruito? Questa civiltà forse non appartiene alla natura dell'uomo, e un messaggio chiaro, fortissimo, ci è arrivato con la pandemia. Qualcosa si è ribellato, uscito di strada, ci ha spaccato in due, costretti a fermarci e pensare, riflettere, capire dove sono gli sbagli e quelle poche cose giuste. 

Le luci sono rimaste accese, i palazzi ancora si ergono senza cadere in  rovina. Siamo congelati in un tempo irreale, appesi tra la fine di qualcosa e l'inizio di un'altra era. Non sappiamo se funzionerà, se torneremo ad avere tempi e ritmi del passato. Quale passato mi domando? Lo abbiamo già dimenticato e ne stiamo cercando un altro, verso altri pianeti più ospitali e meno aggressivi. Qui sul Pianeta Terra, qualcosa si è modificato, ogni angolo è inospitale, nasconde il pericolo mortale dell'infezione.Sono gli ultimi giorni dello spettacolo vivente della natura nel suo insieme armonioso. Il tempo e la natura stanno riguadagnano il senso che dovevano avere. Se guardo verso il fiume Tevere, torno a ciò che eravamo, nel luogo dove la nostra civiltà romana ha avuto origine. Vedo e ascolto soltanto il rumore delle acque che scendono lungo gli argini del fiume, un solco bellissimo fatto di acqua animata, verde, pulita, su cui planano i germani, bevono i gabbiani, si avventurono le nutrie. Mi domando, " Ma era così ? " , le rive del Tevere erano come vissute dai nostri antenati? Da cosa era scandito il ritmo della loro esistenza? Trascorrevano il tempo in attesa che i pesci abboccassero, mentre distesi sull'erba si scrutavano i gabbiani roteare nel cielo? La vita era così semplice o complessa come quella che viviamo oggi? La ricerca del cibo ci ha spinti alla guerra? 

Io stesso dovrò tornare alla realtà della guerra, della consueta battaglia della sopravvivenza, di cui francamente non ho più interesse a dannarmici l'anima. Avrei preferito cento volte nascere all'origine di tutto, di Roma, della storia stessa, e trascorrere le giornate in riva al Tevere, in attesa di un pesce, del volto di una fanciulla in festa.Non ho ricordo di tempi senza pensieri, senza affanni, senza cose, con poco cibo, pochi vestiti, e il grande silenzio della vita, i suoni del vento e i versi degli animali. Non so come ci si avvicina a quel tempo, come si potrà mai accarezzare quella fortuna, eppure adesso credo di toccarne una parte, di vederne uno scorcio, di affernarne il senso. La città senza suoni, senza persone, solitaria dentro se stessa, priva di alcun significato per chi l'attaversa senza guardare. Eppure, è viva, allegra, accogliente, piena di intimità ovattata, come un mare calmo, una pianura di neve, un tramonto senza vento. Giro per Roma, la città eterna, mi regala i sorrisi del suo tempo millenario. Vorrei percorrerla interamente, ogni notte, per sempre, fino alla fine dei miei giorni e poi raccontarvela, come mi è apparsa, soltanto a me, che sono l'unico sopravvissuto in questo Inferno. 

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