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Papa Francesco ad Auschwitz,in ginocchio davanti a Dio :«Signore, perdona tanta crudeltà»

Auschwitz-Birkenau - La macchinetta elettrica segue lenta il percorso dei binari della ferrovia. Binari arrugginiti e vecchi ma ancora integri. Destinazione finale Birkenau, il campo di sterminio, la fabbrica della morte dove hanno perso la vita un milione e mezzo di persone. Papa Francesco scende dalla vettura, attraversa a piedi la lugubre scritta del cancello: “Arbeit macht frei”, il lavoro rende liberi. Poi riprende il cammino.

 

Accende una candela davanti alle lapidi, bacia il palo di ferro delle impiccagioni, tocca con la mano il muro delle esecuzioni poi scende le scale, nel blocco numero 11, per andare a pregare da solo nella cella di San Massimiliano Kolbe. Su una parete del muro è ancora visibile un graffito, una croce. La luce arriva da una grata in alto, piccola e angusta. In tutto dodici quadratini di cielo a scacchi. Il silenzio del Papa davanti alla fabbrica della morte è come un tuono. Nessuna parola, nessun discorso, nessuna preghiera al microfono. Il silenzio ha avvolto, per sua scelta, questo pellegrinaggio che, negli anni passati, hanno compiuto anche Papa Wojtyla nel 1979 e Papa Ratzinger nel 2005. Tornando dall'Armenia, il mese scorso, sull'aereo ai giornalisti aveva detto che anche ad Auschwitz-Birkenau avrebbe fatto la stessa cosa rispettata nel memoriale del genocidio armeno: il silenzio. “Non voglio nessuno, desidero non parlare ma pregare e spero che Dio mi dia il dono delle lacrime”. E così è stato.
 
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