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TOSINVEST TONINO E GIAMPAOLO ANGELUCCI FINE DI UN IMPERO CADUTO IN DISGRAZIA

Marco Palombi per il "Fatto quotidiano"

Chissà se Tonino, adesso che i guai gli piovono addosso da tutte le parti, ripensa con nostalgia a quando tutto era ancora di là da venire: all'infanzia in un paesino della Marsica e all'arrivo a Roma ancora ragazzo, alle vacanze a Senigallia con sua moglie Silvana e i tre figli stipati nella Fiat 127, agli anni in cui faceva il portantino e il sindacalista della Cgil (in quota Psi) e il suo portafogli era assai meno gonfio, ma almeno nessuno glielo voleva sfilare di tasca.

 

Antonio AngelucciANTONIO ANGELUCCI

Tonino è Antonio Angelucci, deputato Pdl, imprenditore della sanità, dell'editoria e di molto altro, su cui parecchie procure e corti dei Conti della penisola hanno da tempo acceso un faro: suo figlio Giampaolo, il più piccolo, che oggi guida il gruppo, ha una condanna in primo grado in Puglia per corruzione insieme a Raffaele Fitto; inchieste sono aperte a Roma per truffa sui fondi pubblici all'editoria, a Velletri per certi rimborsi allegri della regione ad un paio di cliniche convenzionate, in Abruzzo per la stessa ragione.

ANTONIO angelucciANTONIO ANGELUCCI

Pure le ordinanze di sequestro gli arrivano addosso senza sosta: sei milioni e mezzo in Puglia, venti milioni per i finanziamenti statali a Libero e Il Riformista, 126 milioni per la clinica di Velletri, ospedali qui e lì per l'Italia. Si sprecano pure le ipotesi di danno erariale: 160 milioni a Velletri e - buona ultima, rivelata ieri dal Corriere della Sera - quasi 87 milioni per la clinica di Cassino. La scalata alla gloria di Tonino & figli, nonostante la "fiducia nella magistratura" ribadita ancora ieri, sembra insomma giunta alla fine, ma pure in questo riesce ad essere paradigmatica di tutto un mondo.

"Licenzia media, imprenditore", si presenta il capostipite sul sito della Camera. Un self mademan, o meglio un moderno compendio di quel generone romano "de li pescicani" di cui parlò Gadda: una figura di popolano scaltro, gran lavoratore, col pallino degli affari e delle amicizie trasversali, asceso a vette insperate del potere nazionale nella Roma degli ultimi decenni, pigramente accoccolata attorno ai minuetti mediatorii di Cesare Geronzi, garante d'equilibrio tra i poteri di un città che, più che odiarle, trova le guerre noiose.

GIAMPAOLO ANGELUCCIGIAMPAOLO ANGELUCCI

A Roma, Tonino era arrivato dopo l'adolescenza: commesso in farmacia prima, portantino al San Camillo poi. Il pallino della sanità, evidentemente, ce l'ha sempre avuto. E pure quello della politica: si fa notare come sindacalista, conosce gente, stringe rapporti. Il luogo in cui tutto comincia, per contrappasso, è proprio Velletri, la città della Procura che gli sta dando più problemi.

L'anno è il 1984. È allora che Angelucci rimane unico proprietario di una clinica che aveva rilevato qualche tempo prima con alcuni soci e ha l'intuizione: trasformare le (all'epoca) poco remunerative strutture per lungodegenti in centri per la riabilitazione convenzionati con le regioni. Di lì in poi corre in discesa.

L'uomo che gli insegna a farlo, siamo agli anni Novanta, è Cesare Geronzi, che il nostro conosce divenendo con la sua Tosinvest - holding di famiglia con sede in Lussemburgo - azionista del Banco di Roma, poi di Capitalia e da lì di Unicredit: quando nel 2007 vende la sua quota si ritrova in tasca 430 milioni di euro, una plusvalenza da trecento.

giampaolo angelucci lapGIAMPAOLO ANGELUCCI LAP

Nel frattempo, però, gli Angelucci sono entrati nel mondo che conta: nel 1999, sempre grazie ai buoni uffici del ragionier Cesare, la famiglia compra una quota della vecchia Unità e, soprattutto, nel 2003 partecipa alla ristrutturazione del debito del Pds facendo un grosso favore alla Quercia e a se stessa. Andò così: il segretario Fassino chiese alle banche creditrici (Carisbo, Banca Intesa, Capitalia e Mps) uno sconto del 50% su un debito da 88 milioni di euro, i buffi restanti se li prese Tonino comprando il 50,1% di Beta immobiliare, la società su cui i Ds avevano scaricato i debiti ma pure una bella fetta del loro patrimonio immobiliare, compreso il "Bottegone", la sede del Pci a via delle Botteghe oscure, centro di Roma.

RAFFAELE FITTO MARA CARFAGNARAFFAELE FITTO MARA CARFAGNA

Un affare assai redditizio col centrosinistra la Tosinvest l'aveva fatto già qualche anno prima, alla fine del millennio. Scena dell'azione: il San Raffaele di Roma di don Luigi Verzé. Il prete imprenditore lo deve vendere. Si fa avanti il governo: il ministro della Sanità, Rosy Bindi, offre 201 miliardi di lire contro una stima di oltre 300 ("mi disse di andarmene dalla capitale", rivelò poi il sacerdote).

Quando tutto sembra fatto, arriva Tonino: di miliardi ne offre 270, si prende l'ospedale e fa incazzare assai la ministra. Solo sei mesi dopo, però, il governo ci ripensa. Da qualche mese a palazzo Chigi c'è Massimo D'Alema, al ministero sempre Bindi: lo Stato compra il San Raffaele per 320 miliardi, Tosinvest ne guadagna cinquanta in un amen.

RAFFAELE FITTORAFFAELE FITTO

Non si pensi, però, che gli Angelucci siano "imprenditori rossi" alla Consorte. Tonino sta dove deve stare. Dovunque. Tosinvest Sanità, per dire, è cresciuta soprattutto nel Lazio di Storace, nella Puglia di Fitto e nell'Abruzzo di Pace (ma ha lavorato bene pure con Marrazzo, Vendola e Del Turco), per un certo periodo ha schierato tra i suoi consiglieri il fratello di Gianfranco Fini, Massimo, e ha fatto affari con la moglie di quest'ultimo, Patrizia Pescatori e si dice - lo raccontò il Corsera - attraverso lei anche con Checchino Proietti Cosimi e Daniela Di Sotto, rispettivamente ex segretario particolare ed ex moglie del leader di Fli.

Cesare GeronziCESARE GERONZI

Poi c'è la candidatura alla Camera con Silvio Berlusconi e la partecipazione di Tosinvest alla cordata nazionale per Alitalia su cui il Cavaliere si giocò un pezzo di campagna elettorale nel 2008. Ora, alla guida del gruppo, c'è suo figlio Giampaolo, classe 1971, laureato in filosofia alla Augustinian Academy di New York. I tempi d'oro, però, sono finiti: Geronzi non c'è più, i vecchi Ds nemmeno e pure Berlusconi non si sente tanto bene.


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