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NOTTE DI NATALE PAPA FRANCESCO DIO PIU' FORTE DELLE TENEBRE E DELLA CORRUZIONE

«Lungo il cammino della storia, la luce che squarcia il buio ci rivela che Dio è Padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre e della corruzione. In questo consiste l'annuncio della notte di Natale», ha detto il papa Francesco. «Dio non conosce lo scatto d'ira e l'impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto».

«Abbiamo il coraggio di accogliere con tenerezza le situazioni difficili e i problemi di chi ci sta accanto, oppure preferiamo le soluzioni impersonali, magari efficienti ma prive del calore del Vangelo? Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo!». «La vita va affrontata con bontà, con mansuetudine», ha aggiunto.

La «grande luce» della nascita di Gesù, ha detto papa Francesco «la vide la gente semplice, la gente disposta ad accogliere il dono di Dio». «Al contrario - ha aggiunto - non la videro gli arroganti, i superbi, coloro che stabiliscono le leggi secondo i propri criteri personali, quelli che assumono atteggiamenti di chiusura». 

Durante la messa della Notte di Natale in San Pietro, papa Francesco ha ascoltato in ginocchio l'esecuzione, da parte dell'Orchestra Sinfonica di Pittsburgh diretta dall'austriaco Manfred Honeck e della solista Chen Reiss, soprano di origini israeliane, dell'«Et incarnatus est» della Messa in Do minore K427 di Wolfgang Amadeus Mozart. L'esecuzione, una delle novità delle messa di Natale di quest'anno, è avvenuta all'interno del «Credo», inserendosi tra i canti liturgici gregoriani. Papa Bergoglio, parlando dell'«Et incarnatus est», ha detto che «è insuperabile, ti porta a Dio». «Lungo il cammino della storia, la luce che squarcia il buio ci rivela che Dio è Padre e che la sua paziente fedeltà è più forte delle tenebre e della corruzione. In questo consiste l'annuncio della notte di Natale», ha detto il papa Francesco. «Dio non conosce lo scatto d'ira e l'impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto».

«Abbiamo il coraggio di accogliere con tenerezza le situazioni difficili e i problemi di chi ci sta accanto, oppure preferiamo le soluzioni impersonali, magari efficienti ma prive del calore del Vangelo? Quanto bisogno di tenerezza ha oggi il mondo!». «La vita va affrontata con bontà, con mansuetudine», ha aggiunto.

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