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MONTE DEI PASCHI DI SIENA ASSET QUALITY REVIEW UN ALTRO BUCO NERO DA 4.2 MILIARDI DI EURO

Roma 20 Dicembre 2014 Corsera.it

MPS un altro buco nero da 4.2 miliardi di euro e' quanto emerge dalle verifiche dell' AQS dalle previsioni statistiche e dalla Collective review emerge che la banca senese ha bisogno di far fronte con gli accantonamenti ai grandi buchi neri sulla qualita' dei suoi attivi.Corsera.it aveva anticipato nel corso degli ultimi mesi che MPS era ancora in grande difficolta' e che tra le pieghe dei bilanci i crediti inesigibli continunao a gonfiarsi sopratutto nel segmento real estate.MPS ha finanziato pre decenni acquisizioni immobiliari senza alcun parametro di riferimento a lunga scadenza .Perizie sui valori degli immobili completamente fuori mercato gonfiate a dismisura per favorire interlocutori politici della banca.MPS crolla in borsa perche' forse ancora ci sara' da scoprire.La banca gestita per affari clientelari e politici oggi si trova difronte agli effeti della malagestio lobbistica.

Probabili maxi accantonamenti in vista per Banca Monte Paschi di Siena. Secondo le ultime indiscrezioni il presidente diMps , Alessandro Profumo, avrebbe lasciato intendere che sono in corso approfondimenti per valutare la possibilità di contabilizzare tutti gli accantonamenti emersi in sede di asset quality review nel quarto trimestre di quest'anno.

 

Gli analisti di Equita (rating hold e prezzo obiettivo a 0,67 euro confermati sul titolo) hanno osservato che su 4,2 miliardi di euro di rettifiche complessive emerse dall'asset quality review, nei primi nove mesi di quest'anno l'istituto senese ha già registrato 1,1 miliardi, cioè tutto l'impatto derivante dalla credit file review. Nel quarto trimestre potrebbero quindi venire rilevati altri 3 miliardi di euro, di cui 2,1 miliardi dalle proiezioni statistiche dei risultati della credit file review e 1 miliardo su crediti performing.

"Mps  potrebbe parzialmente compensare questi impatti con la riserva basata sui modelli di rating interni (900 milioni) già dedotta dal common equity tier 1. La nostra stima di tangible equity di 1,15 euro per azione post aumento di capitale e il common equity tier 1 fully phased di 11,3% già ipotizzano la piena contabilizzazione degli impatti dall'aqr, quindi una scelta contabile di questo tipo non avrebbe alcun impatto sulla nostra valutazione", ha affermato la sim.

Per gli analisti di Icbpi (neutral e prezzo obiettivo a 1,1 euro) i rumors sugli accantonamenti sono "generici e irrilevanti", mentre vale la pena soffermarsi ancora una volta sul tema dell'M&A, che resterà cruciale per la performance del titolo dei prossimi mesi, specie se permarranno le attuali difficoltà dello scenario economico domestico. 

 

A tal proposito Profumo avrebbe riferito che l'opzione più probabile per il futuro di Mps sarebbe un'aggregazione con una banca straniera o italiana, mentre avrebbe smentito l'esistenza di negoziati in corso con potenziali investitori cinesi. Come riportato dall'agenzia MF-DowJones, gli analisti di Bernstein si chiedono ora: "questa sarà la favola di Cenerentola con un lieto fine? Dipenderà dal fatto di riuscire a trovare un principe scapolo disposto a sposarsi", hanno affermato.

Tra i potenziali pretendenti, gli esperti pensano che solo Intesa Sanpaolo  abbia il capitale necessario per acquistare Mps , mentre Bnp Paribas  presenta il più forte razionale strategico per un'acquisizione. Tuttavia, "nessuna delle società che copriamo ha dichiarato di essere interessata alla banca senese, considerando anche che il prezzo di Mps  deve ancora scendere per diventare interessante", ha spiegato Bernstein.

Più nel dettaglio hanno spiegato che ipoteticamente non vedrebbero conveniente un acquisto da parte di Intesa Sanpaolo , dal momento che l'operazione presenterebbe un limitato upside strategico e potrebbe potenzialmente mettere in pericolo la distribuzione dei dividendi della banca nei prossimi quattro anni. Anche un acquisto per Unicredit  sarebbe "un segnale problematico per l'azione".

Al momento il mercato resta assai cauto e il titolo continua a sottoperformare il settore, anche in vista di un nuovo, consistente e diluitivo aumento di capitale fino a un massimo di 2,5 miliardi di euro, che ai prezzi attuali risulta all'incirca pari alla capitalizzazione del gruppo. Secondo quanto anticipato da MF-Milano Finanza, il confronto tra Mps  e le autorità europee per dare attuazione al capital plan e colmare il deficit patrimoniale di 2,11 miliardi del comprehensive assessment starebbe procedendo spedito.

Ieri il cda della banca avrebbe fatto il punto della situazione dopo il primo via libera incassato lo scorso venerdì da Francoforte anche se dalla riunione, definita di routine, non sarebbero emerse particolari indicazioni, anche perché il processo autorizzativo non può dirsi ancora terminato. In attesa di capire quale sarà il responso definitivo dell'Eurotower, a Siena si è cominciato a ragionare su quali potrebbero essere i tempi ideali per l'aumento di capitale. 

Lo stesso ad, Fabrizio Viola, ha fornito un'indicazione generica parlando di marzo o maggio e la scelta del mese sarà comunque decisiva, visto che ad aprile si terrà l'assemblea che voterà il bilancio di quest'anno e nominerà il nuovo board della banca. Al momento a Siena la soluzione favorita sembrerebbe quella di muoversi dopo l'assemblea, quindi a maggio, anche perché in tal caso verrebbe meno la percezione di instabilità dovuta all'imminente ricambio degli amministratori.

Al contrario, l'eventuale conferma dei vertici, a partire dal presidente Profumo, sarebbe vista come un segnale di continuità nella gestione. Concluso l'aumento di capitale, si tratterà poi di capire se Mps  si orienterà o meno verso un'aggregazione. Nel frattempo, a Piazza Affari il titolo Mps  soffre, perdendo il 3,27% e segnando il nuovo minimo storico a quota 0,503 euro.

 

La revisione della qualità degli attivi promossa dalla Bce in vista degli stress test è un controllo generale della Banca centrale europea (in coordinazione con le banche centrali nazionali) per che punta a verificare la solidità delle maggiori istituzioni bancarie d’Europa. L’Asset Quality Review (AQR) – questo il suo nome anglosassone – ha preso il via nel novembre del 2013 ed  una tappa fondamentale del percorso avviato in Europa in vista del prossimo novembre 2014, quando la Bce assumerà il ruolo di supervisore unico del sistema bancario Ue. Al vaglio i bilanci di 124 gruppi bancari europei che coprono circa l’85% del sistema bancario del Vecchio Continente.Asset Quality

In pratica le banche di mezza Europa hanno cominciato da tempo a ripulire i bilanci e rafforzare il proprio stato patrimoniale in vista di questo esame che punta a restituire la fiducia degli investitori internazionali nella solidità del sistema finanziario dell’Unione.

Per l’Italia finiscono sotto esame ben 15 bancheda Unicredit a Intesa Sanpaolo, da Bpm al Banco Popolare, passando per Mps, Banca Carige e Ubi Banca. Comprese nel conteggio anche le non quotate Iccrea Holding e Veneto Banca. L’importanza dell’Asset Quality Review assume anche un valore prospettico in quanto secondo diversi osservatori agli esami europei seguirà una fase di consolidamento che potrebbe ridisegnare ulteriormente il panorama bancario europeo.

Ma quali sono i parametri di questo esame? Se per aprile sono attesi i dettagli sullo scenario degli stress test a cui saranno sottoposte le maggiori banche europee, all’inizio del 2013 sono noti i criteri con cui saranno scandagliati gli attivi dei gruppi sotto esame. I tre obiettivi di una maggiore trasparenza, di un intervento laddove necessario e di una restituzione della fiducia a tutti gli stakeholder richiedono un esame severo che imporrà un core tier 1 ratio dell’8% alla partenza e di almeno il 5,5% nel caso dello scenario più avverso che sarà simulato dagli stress test. Questi ultimi incorporeranno i risultati dell’Asset quality review e seguiranno un’analisi approfondita dei bilanci delle banche esaminate.

Saranno così esaminati i crediti deteriorati (scaduti oltre 90 giorni) con le relative coperture, saranno poi valutati i level 3-security (ossia gli attivi illiquidi e di difficile valutazione), previste anche dalle valutazioni qualitative e delle misurazioni quantitive sui di pricing model dei derivati nei maggiori portafogli di trading. Saranno computabili fra gli strumenti di bilanciamento degli ammanchi di capitale nello scenario più avverso degli stress test anche gli strumenti di capitale a conversione obbligatoria in capitale tier 1 (i coco bond, ossia COnvertible COntingent Bond) purché la conversione scatti sopra la soglia minima del 5,5% e non sia condizionata da altri fattori.

Per quanto riguarda i debiti sovrani detenuti nei portafogli a scadenza (held-to-maturity portfolios HTM), questi saranno trattati come le altre esposizioni bancarie, ossia l’impatto degli scenari su parametri di perdita o default sarà calcolato e prevederà maggiori accantonamenti. Gli attivi nei portafogli di titoli asset disponibili per la vendita (available-for-sale AFS) e nei portafogli tradingf (held-for-trading HFT) saranno sottoposti a un mark-to-market in linea con lo scenario. Saranno quindi pienamente misurate le graduali riduzioni dei filtri prudenziali sui titoli sovrani fra gli AFS.

Asset Quality Review

Gli effetti di questo test si sono già visti sul mercato italiano con forti operazioni di pulizia dei bilanciUnicredit ha chiuso il 2013 con una maxi-perdita da 14 miliardi di euro che sconta 9,3 miliardi di euro di svalutazioni dell’avviamento e 7,2 miliardi di euro di accantonamenti aggiuntivi su crediti (fino a totali 9,3 miliardi di euro). Intesa Sanpaolo ha chiuso l’anno con perdite da oltre 4,5 miliardi e con rettifiche di valore di avviamenti e altre attività immateriali per circa 6,8 miliardi di euro (ante-imposte). Così il Banco Popolare ha chiuso il 2013 con perdite da oltre 600 milioni e l’annuncio di un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro già in corso. Varie manovre straordinarie coinvolgono insomma le banche coinvolte dai test della Bce. L’obiettivo finale è dimostrare ai mercati che sulle banche europee si può e si potrà contare. Per la Bce AGR e stress test sono inoltre una sorta di punto sulla situazione all’avvio del nuovo arduo compito di monitoraggio del sistema bancario europeo.


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