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FINANZA CRISI EFFETTO DOMINO DOPO TOKYO CROLLA SHANGHAI -5.43% PAURA PER EXPORT ITALIANO

MILANO - L'incubo crescita economica zavorra i mercati, preoccupati anche dall'instabilità politica che torna a profilarsi su Atene e la Grecia. L'Iraq segue l'Arabia Saudita nella decisione di tagliare il prezzo del petrolio per difendere la propria quota di mercato: una mossa che da un lato è destinata a sostenere la domanda, ma dall'altro condiziona le società energetiche costrette a rivedere i propri piani industriali. La convinzione dei paesi produttori di petrolio, però, è che la ripresa economica sia più fragile di quanto immaginato. 

Un'ipotesi che in mattinata ha affondato la Borsa di Shanghai, il più grande mercato azionario cinese che ha chiuso la seduta registrando un crollo del 5,43% a 2.856,27 punti, all'indomani del record raggiunto ieri, quando ha superato per la prima volta i 3.000 punti. A quanto pare il "Central Economic Work Conference" - il summit a porte chiuse in cui i vertici del Partito comunista cinese decidono la rotta dell'economia - potrebbe rivedere al ribasso delle stime di crescita per il 2015 dal 7,5% al 7%.  Lo scenario macroeconomico resta dunque complesso e frammentato: la Bcepotrebbe annunciare un piano di acquisti di titoli di Stato sul mercato secondario; negli Stati Uniti, invece, la Fed sta pensando di avviare il rialzo dei tassi nella prima metà dell'anno prossimo. Le mosse di politica monetaria sono però destinate a condizionare le scelte di politica economica dei singoli Paesi. Soprattutto all'interno dell'Eurozona dove oggi prosegue il vertice Ecofin dopo aver raggiunto l'intesa sul bilancio 2015: ieri l'Eurogruppo ha chiesto all'Italia misure efficaci per marzo sottolineando la preoccupazione per l'alto debito. La direttrice del Fmi, Christine Lagarde, dall'Università Bocconi di Milano esprimeapprezzamento per il Jobs Act italiano.

Come accennato, la scelta del premier greco Antonis Samaras di anticipare a dicembre l'elezione del presidente della Repubblica, agita non poco i mercati: se nelle tre votazioni previste non arrivasse una maggioranza sufficiente, il Parlamento andrebbe sciolto. Ipotesi che rafforza la sinistra radicale di Alexis Tsipras, Syriza, ma spaventa gli investitori: la Borsa di Atene chiude con un crollo del 12,78%, la peggior seduta da oltre 27 anni. 

In questo contesto peggiorano anche i listini europei: a Milano Piazza Affaricrolla e chiude in rosso del 2,81%, Francoforte lima il 2,21%, Londra termina a -2,14% con Tesco che precipita dopo un profit warning, mentre Parigi perde il 2,55%. Fa peggio ancora Madrid, in rosso del 3,79%. Lo spread si allarga in area 130 punti base, con il rendimento dei Btp decennali che supera il 2%, mostrando qualche cedimento dopo la tenuta di ieri a seguito del taglio del rating deciso da S&P non ha spaventato i mercati

L'euro è in rialzo sul dollaro in area a 1,2415 (1,2314 ieri sera a Wall Street), il cambio dollaro-yen è poco sotto quota 120. Debole ed erratica Wall Street: alla chiusura, il Dow Jones perde lo 0,29%, mentre in Nasdaq guadagna lo 0,54. Lo S&P 500 invece termina praticamente in parità, in flessione dello 0,03%. 

Sul listino milanese sono sotto pressione i titoli energetici da Eni a Tenaris fino aPrysmian, soffre Yoox che secondo il New York Times è davanti a nuove sfide. Gira in rosso anche Mps che a lungo era rimasto l'unico titolo del Ftse Mib sopra la parità, Fca incassa la conferma del giudizio da S&P's ma soffre. Si salvaMediaset dopo l'annuncio che la raccolta pubblicitaria a novembre è cresciuta del 7% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

A ottobre, intanto, la bilancia commerciale tedesca ha segnato un surplus di 20,6 miliardi, in aumento su quello del mese precedente (18,5 miliardi): il dato è sopra le attese degli economisti che prevedevano un surplus di circa 19 miliardi. L'import è sceso del 3,1% su mese e l'export dello 0,5%. Il deficit dello stato francese, invece, è sceso a 84,7 miliardi a fine ottobre, dagli 86 di un anno prima. Lo ha annunciato il ministero delle Finanze. Le spese a fine ottobre sono scese del 2,3% su anno (l'agenda dei mercati). In Gran Bretagna, la produzione industriale è scesa dello 0,1% su mese a ottobre ed è salita dell'1,1% su anno, al di sotto delle attese che stimavano una crescita dello 0,2% su base mensile e dell'1,8% tendenziale. Nell'area Ocse, infine, il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 7,2% a ottobre, con 43,8 milioni di persone senza lavoro, sei milioni in meno rispetto al picco raggiunto ad aprile 2010, ma ancora 9,3 milioni in più di luglio 2008. Dao anche nell'area euro all'11,5%.

In mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in ribasso dopo sette sedute positive consecutive, appesantita da Wall Street con la caduta del prezzo del petrolio e il deprezzamento del dollaro contro lo yen. Al termine degli scambi l'indice Nikkei è sceso dello 0,68% (-122,26 punti) a 17.813,38 punti. L'indice Topix ha perso lo 0,79% (-11,49 punti) a 1.436,09 punti. La seduta è stata mediamente attiva con 2,1 miliardi di titoli scambiati sul primo mercato.

Sul fronte della materie prime si registrano i nuovi minimi da cinque anni per il prezzo del greggio. Il petrolio Wti, sceso fino a 62,2 dollari il barile, recupera e alla chiusura dei mercati Ue il contratto per la consegna a gennaio risale in area 63,5 dollari al barile. Il Brentm, che oggi si è spinto fino a 65,29 dollari, tratta a 66,4 dollari quando in Europa terminano le contrattazioni. Anche l'oro risale dopo il calo in Asia: il metallo spot risale fino sopra 1.230 dollari l'oncia.

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