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NOMINE RAI E LE BALDRACCHE DEL BORDELLO POLITICO.

Roma 18.4.2009 (Corsera.it)

Le nomine Rai tornano alla ribalta dopo la riunione che si è tenuta in casa del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e la polemica insorta con Dario Franceschini attuale segretario del PD.Si litiga per le nomine dei vertici della Rai,si cerca di comporre le nomine dentro il Governo e di favorire altri nomi dall'opposizione.Mentre insorge la polemica il PD riesce a far passare nel suo schieramento il conduttore David Sassoli,quale puntale della lancia nel vano tentativo di fermare il Premier alle prossime elezioni europee.

I cittadini italiani dovrebbero decidersi a non pagare il canone,anzi a non pagare Iva e non pagare le imposte.Lo scenario è deprimente,Governo e opposizione si litigano le poltrone come sempre è stato.Ma il peggio è la dignitià dei giornalisti,il loro onore,che ben volentieri si fanno calpestare.

Il giornalismo italiano vive un periodo di corruzione morale senza precedenti,prolifera nella commistione con la politica che dunque demolisce alle radici quel principio fondamentale di trasperenza e libertà insito nella professione.

Il giornalismo italiano assomiglia ad una lobby ben organizzata,che gestisce miliardi di euro in patrimonio immobiliare attraverso l'INPGI.Bugie,miliardi e querele per intimorire gli avversari,per non lasciare che la verità scaturisca.

Giornalisti al soldo di imprenditori,industriali,degli schieramenti politici.Giornalisti come grandi puttane di bordello,pronti a farsi scopare dal cliente più ricco.Siamo nel Far West dell'informazione,pochi sono quelli che onorano questo mestiere,pochi sono quelli che non si piegano e rinunciano alle laute prebende da mignotte di bordello.

 

ROMA - "Le scelte si fanno nel consiglio di amministrazione della Rai e non a casa del proprietario delle reti concorrenti. Non è una torta da spartire, ma il sistema pubblico televisivo". Quella riunione sulle nomine Rai a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier, non è piaciuta al segretario del Pd Dario Franceschini. Una lista di nomi che dovrebbero comporre il futuro scenario dei vertici di viale Mazzini. Un mosaico che Franceschini nega di aver contribuito a creare: "Nessuna telefonata con Letta, le nomine non sono una torta da spartire. La Rai non è una torta ma è il servizio pubblico televisivo".

La replica di Berlusconi è all'insegna della smentita: "I nomi che ho letto stamattina sui giornali non saranno assolutamente i nomi che emergeranno, perchè credo che il direttore generale, lo so perchè mi è stato riferito privatamente dai consiglieri, abbia intenzione di una innovazione vera con nuovi nomi e facce più giovani".

E qualche ora dopo, sul vertice oggetto di tante critiche, si limiterà a rispondere che "si è svolto nella sede della presidenza di Forza Italia perchè il presidente Berlusconi ha un grande senso del denaro pubblico e spesso non lavora a Palazzo Chigi perchè gli capita di fare telefonate che non sono pagate dalla presidenza del Consiglio".

"Facciamo riunioni di maggioranza, perchè la politica si fa così, per preparare delle decisioni che possono richiedere il convincimento degli alleati da parte del partito che esprime la maggioranza. In queste riunioni si parla di tutto".


Election day, Pd contro l'esecutivo. "Davanti alla lunga emergenza che c'è in Abruzzo, grida vendetta il no all'election day. Qui non c'è polemica politica, non c'è destra o sinistra ma non è moralmente accettabile che non si sia scelto di accorpare referendum ed europee il 7 giugno: ieri era l'ultimo giorno utile per indirlo". Franceschini torna ad attaccare, nel suo intervento all'assemblea dei candidati alle amministrative, la decisione della maggioranza. "E' una responsabilità gravissima - attacca Franceschini - perché qui stiamo parlando di 400 milioni che sono risorse disponibili, che saranno spesi subito per tenere aperti i seggi mentre potevano essere usati per l'Abruzzo".

Per quanto riguarda la data, Franceschini si dice disponibile ad un rinvio al 2010: "Ma nessuno me lo ha proposto. Ieri Maroni mi ha contattato e mi ha proposto le date del 14 o del 21 e a quelle ho risposto". Ma è proprio Berlusconi a rilanciare l'ipotesi del rinvio: "Stiamo esaminandola, ho visto i conti ieri sera e i risparmi sarebbero di 50 milioni. Rinviarlo tiene in sospeso tutto. Ad oggi, però, l'accordo non c'è". Poi, a prescindere dalla data, assicura: "Andrò a votare".

Il 25 Aprile di Berlusconi. "
Sto riflettendo e probabilmente sarò anche io in campo". Berlusconi risponde così a Franceschini che l'aveva invitato a partecipare alle celebrazioni per il 25 aprile. Una ricorrenza che il premier non ha mai omaggiato. Sostenendo, come ripete anche oggi, "di vedere un' appropriazione del 25 aprile da parte di un'area sola della politica". Ovvero, fa capire il Cavaliere, la sinistra. Ma Franceschini insiste e lancia una proposta chiara: "'Venga con me a Milano a ricordare la Resistenza, dimostrando cosi' che e' un luogo ancora condiviso''.

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