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CORSERA ELEZIONI COMUNALI ARCH.GENNARO SCARPINO ROMA RISORGE IL PROGETTO PER RIDARE SLANCIO AL MERCATO IMMOBILIARE

Roma Martedi' 7 Maggio 2013 Corsera.it 

Elezioni comunali Roma 2013.Arch.Gennaro Scarpino candidato consigliere comuale Roma risorge.Il progetto per una Roma nuova pensata e progettata a dimensione umana. 

 

 Relazione su possibile mini sanatoria da fare a Roma.

 

Vivendo quotidianamente le problematiche relative al mercato immobiliare italiano, eromano in particolare, ci siamo resi conto che con il passare degli anni, l'aumento di leggi e controlli in materia di transazioni immobiliari nonchè di adempimenti urbanistici,catastali e fiscali, hanno inciso in materia considerevole sull'operatività degli addetti dI settore, dal notaio al tecnico, dal venditore al compratore sia privato che professionale e quindi hanno in qualche modo limitato la possibilità di poter procedere al trasferimento di beni immobiliari in maniera veloce e legittima provocando dei danni sia alle figure interessate e sia all'economia in generale legata a questo settore, che ricordiamo fa da traino di solito a tutto il resto dell'economia nazionale.

Si badi bene la questione che qui di seguito si pone non riguarda la possibilità di sanare ex novo un edificio completamente abusivo o per la maggior parte abusivo.Si tratta di riuscire a poter legittimare quelle piccole o piccolissime porzioni di fabbricato che in corso d'opera o nel passare degli anni si sono aggiunte al progetto originale solo nella ....

Ricordiamo a tutti, che questa legge, di iniziativa nazionale (la legge nazionale del piano casa è del luglio 2009), nasce con la

La nostra regione ed il nostro comune hanno colpevolmente aspettato già molto

tempo prima di renderla operativa a livello locale (a Roma il piano casa è diventato

esecutivo nel 2012 a distanza di tre anni dalla prima legge nazionale e regionale).

misura massima già indicata dalla cosiddetta legge Piano Casa che nella Regione Lazio si esplica attraverso la Legge Regionale 11 agosto 2009 n. 21 e smi.ratio di dare nuovo impulso all'edilizia privata mettendo in moto dei nuovi cantieri e conseguentemente permettere lo sviluppo del mercato immobiliare.

Oggi però questa legge è attuata nella nostra regione nella maniera più restrittiva in

quanto permette solo l'aumento di cubatura (fino ad un 20% di quanto già

precedentemente assentito e per un massimo di 70 mq) per opere ancora da effettuarsi e

non rende ampliabile il concetto insieme al combinato disposto dell'art. 36 del DPR

380/01 (il Testo Unico dell'edilizia nazionale) per le opere già effettuate, impedendo in

questo modo di poter sanare i piccoli abusi di cui parlavamo prima e rendendo di fatto

illegittime e quindi non trasferibili (a meno di dichiarazioni mendaci) tutte quelle unità

abitative, anche costruite molti anni fa, di cui gli inquilini non si sono mai preoccupati di

verificare la perfetta corrispondenza tra quanto autorizzato in fase di progetto e quanto

effettivamente poi realizzato in fase d'opera.

Questa possibilità di poter integrare il Piano casa con l'Accertamento di conformità

(art. 36 DPR380/01) è stata richiesta da alcuni comuni della Regione Lazio, ma la

dirigente dell'area legislativa della ns. regione, la dott.ssa Marina Ajello ha espresso

parere negativo interpretando in maniera restrittiva e antistorica il dettato dell'art. 36

mutuato dall'ex art. 13 della Legge 47/1985 a riguardo della c.d. "doppia conformità".

Cosa significa doppia conformità? l'art. 13 della L. 47/85 prevedeva la possibilità di

poter sanare un'opera che fosse stata realizzata in mancanza o in parziale difformità di un

titolo abilitativo legittimo, naturalmente pagando delle sanzioni amministrative, a patto

che l'opera abusiva risultasse conforme alla disciplina urbanistica ed edilizia vigente sia

al momento della presentazione dell'istanza, sia al momento della realizzazione

dell'abuso.

L’utilizzazione della doppia congiunzione disgiuntiva “sia” – “sia”, rimarcata

dall’utilizzazione della virgola “,” nella separazione delle due epoche temporali mi ha

portato personalmente a ritenere che il legislatore – in effetti – non abbia mai richiesto la

doppia conformità ai fini dell’accesso alla sanatoria.

Del resto, anche nel normale lessico parlato la doppia congiunzione “sia” viene utilizzata

per indicare indifferenza nella casualità dell’avveramento di condizioni predeterminate.

Si pensi, ad esempio all’espressione: “Sia bello, sia brutto domani vado a vedere la

partita”. E’ di tutta evidenza che il fatto avverrà in uno dei due casi tra loro diversi.

Così come sono diversi i momenti della realizzazione dell’opera e della presentazione

della domanda.

Poiché la posta in gioco è ben più importante di una mera disquisizione grammaticale,

occorre indagare se vi possa essere una

legislatore di non richiedere la c.d. doppia conformità, e ciò a tutela dell’ordinato assetto

del territorio.

Bisogna ricordare che nel momento in cui viene pensato l'art. 13 (l'attuale art. 36 è la

semplice trasposizione del medesimo dettato dell'art. 13 all'interno dell'attuale T.U.) non

esisteva la possibilità di procedere tramite una semplice DIA alla demolizione e

ricostruzione intera di un organismo edilizio completo.

Come già molti giuristi hanno fatto notare, diventa antieconomico e stupido non

permettere oggi la possibilità di sanare un manufatto edilizio che risponda alla disciplina

urbanistica e d edilizia attuale solo perchè non si ritrova la stessa condizione al momento

della sua realizzazione (magari avvenuta 20/30 anni prima), costringendo il proprietario

del bene a dover abbattere l'intero manufatto e ricostruirlo daccapo con la medesima

forma attuale consentita.

ratio che giustifichi l’eventuale scelta del

Si aggiunga anche e direi soprattutto che il Consiglio di Stato, con le ultime e

molteplici sentenze (Sentenza Cons. di Stato, sez. VI, 7 maggio 2009, n. 2835, Cons.

Stato, Sez. VI, 12 novembre 2008, n. 5646, Sentenza Cons. di Stato, sez. V, 29 maggio

2006, n.3267), pur in contrasto con la normativa di merito vigente (art. 13 della legge

47/85 ora art. 36 del D.P.R. e art. 37 commi 4, 5 e 6 del DPR 380/2001) ha introdotto la

c.d. “Sanatoria Giurisprudenziale”.

Detto istituto giuridico legittima il rilascio del titolo abilitativo in sanatoria, valutando

la conformità dell'intervento edilizio alla normativa urbanistica vigente al momento della

domanda di rilascio del titolo, indipendentemente dalla normativa vigente al tempo

dell'esecuzione dell'opera.

In particolare, il Supremo Collegio, con la Sentenza della sesta sezione n. 2835 del

7.05.2009, ha sancito che:

anche a seguito di conformità «sopraggiunta» dell’intervento in un primo tempo

illegittimamente assentito, divenuto cioè permissibile al momento della proposizione

della nuova istanza dell’interessato…; sarebbe infatti palesemente irragionevole negare

una sanatoria per interventi che sono legittimamente assentibili al momento della nuova

istanza”

Inoltre:

“conforme”, una duplice attività edilizia, demolitoria e poi identicamente riedificatoria,

lede parte sostanziale dello stesso interesse pubblico tutelato, poiché per un solo

intervento, che sarebbe comunque legittimamente realizzabile, si dovrebbe avere un

doppio carico di iniziative sia per il cittadino che per la P.A. con la conseguenza

contrastante con il principio di proporzionalità, logicità ed economicità che deve seguire

l’attività amministrativa, e con un significativo aumento dell’impatto territoriale ed

ambientale”

“La sanatoria edilizia di opere abusive può ben intervenire.“Imporre per un unico intervento costruttivo, comunque attualmente.

 

La sesta sezione del Consiglio di Stato, infatti, permettendo la sanabilità degli interventi

edilizi in virtù di uno

un ulteriore istituto di sanatoria.

Si è del parere che la

(o dell'irragionevolezza) di una sanzione demolitoria (con enorme produzione di rifiuti

inerti) riguardo ad un'opera che, comunque, potrebbe essere realizzata nuovamente (con

notevole spreco di energie), identica, in quanto conforme alle previsioni urbanistiche

attuali.

Alla luce di quanto sopra affermato, noi chiederemo che la municipalità romana si

prodighi e si faccia portatore presso gli uffici legali regionali di questo indirizzo

giurisprudenziale, che permetterà la risoluzione di tanti piccoli/grandi problemi per

centinaia di cittadini romani che vogliono vendere o comprare un bene immobiliare ed

allo stesso tempo permetterà alle casse municipali di incamerare gli oneri delle sanzioni

amministrative previste dal dettato dell'art. 36 che ricordiamo ammontano al doppio

degli oneri che normalmente si versano per una nuova costruzione.

saluti

Arch. Gennaro Scarpino

jus interveniens edilizio favorevole, apre le porte, e quindi permetteratio di tale indirizzo, si fonda sulla considerazione dell'inutilità

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