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ANGELO RIZZOLI : CON 10 MILIARDI MI RUBARONO IL CORRIERE DELLA SERA.

Milano 8.3.2009(Corsera.it)
Fonte il Salvagente .Ha scosso molti telespettatori l'intervista ad Angelo Rizzoli jr. andata in onda, ieri sera, in Niente di personale, la trasmissione condotta da Antonello Piroso su La7.
Pochi giorni fa, infatti, dopo 26 anni dall'arresto avvenuto nell'ormai lontanissimo 1983, la Cassazione ha assolto definitivamente Rizzoli dal reato di bancarotta fraudolenta, per cui si era fatto 13 mesi di carcerazione preventiva, prima di essere condannato.

In quei tredici mesi successe di tutto. Il nome di Rizzoli fu, infatti, trovato negli elenchi della P2 assieme a quello di Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano, morto poi a Londra sotto il Ponte dei frati neri, non si sa ancora se suicida o "suicidato" e di Roberto Tassan Din, potente amministratore delegato del gruppo Rizzoli-Corriere della Srea, che faceva da punto di equilibrio tra i Rizzoli che possedevano il 52% delle azioni e il Banco Ambrosiano, divenuto proprietario dell'altro 48% per le necessità di cassa del gruppo editoriale.

 400 miliardi diventati 10

Comunque il patrimonio di Angelo Rizzoli jr (il nonno che si chiamava come lui aveva fondato la casa editrice che porta ancora oggi il suo nome) era di 400 miliardi di lire nel momento in cui l'editore fu arrestato. All'uscita dal carcere i nuovi soci della Rcs (Agnelli, Pirelli, Mediobanca, Montedison) "acquistarono" il 52% delle azioni in mano a Rizzoli per 10 miliardi di lire.

Si potrebbe pensare che l'azienda non valesse più nulla. In realtà, in pochi anni, la Rizzoli-Corriere della Sera riacquisto il suo valore di mercato, prima a 900 e poi addirittura a 2.500 miliardi.
Un caso unico di spoliazione nel mondo, pur così tormentato, dell'editoria italiana.

 

Non è un paese per editori

 
Ma questo - ha detto Rizzoli nel corso dell'intevrista a Piroso - "non è un paese per editori", perché la loro indipendenza non è tollerati e, quando - a giudizio esclusivo del potere politico - diventa eccessiva "vengono bastonati".
Rizzoli ha anche ricordato come, all'uscita dal carcere, l'establishment economico-finanziario milanese gli voltò completamente le spalle e, invitata a cena, dal cugino Antonio Monti per tentare una ricucitura con "gli ambienti che contavano", gli altri commensali, al suo ingresso, si volsero verso il muro, senza neppure rivolgergli uno sguardo.

 

Berlusconi invece no

 
Una delle poche persone a scrivergli durante i giorni del carcere fu, invece, Silvio Berlusconi, che si propose anche di aiutarlo comprandogli dei film, se avesse deciso di produrne ancora (la Rizzoli aveva anche la Cineriz, che produceva pellicole e che era finita nella pancia dei nuovi proprietari9:

 

Il tema della P2

 
Ma anche Berlusconi, come Rizzoli, Tassa Din, Calvi e tanti altri potenti di allora e di oggi, risultò iscritto alla Loggia massonica P2 e il tema è stato proposto, oviamente, da Piroso. Ma Rizzoli ha risposto che il suo rapporto con l'attuale premier è stato umano, non legato alla massoneria e ha ricordato che, personalmente, non è mai stato convocato neppure come testimone nei processi che sono stati fatti sulla P2.
L'apertura di Niente di personale a un personaggio come Rizzoli e soprattutto la chiusura che è sembrata ad alcuni troppo "pro Berlusconi" non è piaciuta ad alcuni dei fan di Piroso, che gli hanno rimproverato di aver abbandonato la tradizionale linea di obbiettività per "passare dall'altra parte".
Chi conosce Piroso assicura, invece, che ha voluto soltanto rendere giustizia pubblica a un personaggio che fu 26 anni fa pubblicamente linciato dai media.
Comunque l'intera intervista potete vederla nel video allegato (per comodità vi alleghiamo la prima parte, ma la seconda la trovate di conseguenza).


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