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CORSERA RESTANO IN ITALIA I MARO' SALVATORE GIRONE MASSIMILIANO LA TORRE

Roma 24 Dicembre 2012 Corsera.it di Renato Corsini

Marò. Salvatore Girone e Massimiliano La Torre devono rimanere in Italia. E’ contro la Costituzione italiana rilasciarli alle autorità indiane.La loro vicenda si è conclusa con il rientro definitivo in Patria.La lezione per il governo italiano che uscirà dalle elezioni di febbraio è la revisione dei trattati bilaterali con l’Unione Indiana. E’ evidente l’ostilità nei confronti del governo italiano emersa durante la detenzione illegittima dei nostri marò. Una riflessione è d’obbligo Le norme del diritto internazionale generalmente riconosciute a cui  si conforma l’ordinamento giuridico italiano sono state violate dallo....

Stato del Kerala e dal governo di New Delhi ( ar. 10 Cost. italiana). E’ stato pagato un riscatto di oltre 800.000,00 euro con la pistola puntata alla fronte. Ora basta. La nostra sovranità non può mettersi in discussione. L’ombra della vicenda dei famosi elicotteri di ultima generazione della Agusta Bell  venduti al governo indiano quanto alla presunta tangente intercorsa di 5 milioni di euro non è stata ancora diradata. Se ne sta occupando la magistratura italiana tra Varese e Napoli che indaga sulla Finmeccanica. Una questione che ha odore di servizi segreti posto che nelle trattative di materiale bellico con Stati stranieri il loro apporto informativo è essenziale. E’ uno dei motivi dell’ostilità del governo indiano nei nostri confronti.

 

L’incolumità dei nostri marò è a rischio se dovessero rientrare nello Stato del Kerala. L’opinione pubblica, i mass media, taluni partiti non hanno gradito la “licenza” concessa agli italiani. L’odio è palpabile. L’accordo preso a livello di governi, così almeno si è scritto, è nullo per l’ordinamento giuridico italiano. “ Nessuno può essere distolto dal giudice naturale precostituito per legge” ( art. 25 Cost. italiana). “ Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale” ( art. 112 Cost.        italiana). Osservati questi articoli  Il Procuratore della Repubblica di Roma e il Procuratore militare hanno l’obbligo di procedere nei confronti di Latorre e di Girone nella presunzione delle loro rispettive responsabilità per la morte di due pescatori indiani verificatesi in acque internazionali.  A quel punto la giurisdizione italiana è assorbente di quella indiana.

 

La lettura dell’art.111 (Cost. italiana) pone alcuni principi in materia di processo penale che non sembra si riscontrino nella giurisdizione dello Stato del Kerala . Il contraddittorio “ tra le parti, in condizione di parità, davanti a giudice terzo e imparziale”. “ Il processo penale è regolato dal principio del contraddittorio nella formazione della prova”. “ Nel processo penale, la legge assicura che la persona accusata di un reato sia, nel più breve tempo possibile, informata riservatamente della natura e dei motivi dell’accusa elevata a suo carico, disponga del tempo e delle condizioni necessari per preparare la sua difesa; abbia la facoltà, davanti al giudice, di interrogare o di far interrogare le persone che rendono dichiarazioni a suo carico, di ottenere la convocazione e l’interrogatorio di persone a sua difesa nelle stesse condizioni dell’accusa e l’acquisizione di di ogni altro mezzo di prova a suo favore; sia assistita da un interprete se non comprende o non parla la lingua impiegata nel processo”.

 

Da come  e in quale situazione di fatto ostile ai due marò sottratti con l’inganno dalla polizia del Kerala alla giurisdizione italiana appare evidente l’assoluta mancanza di ogni elemento di garanzia di giudizio da parte del Tribunale territoriale indiano. La violazione dell’extra territorialità  accertata per il fatto che la nave italiana  era in acque internazionali e dunque fuori dalla giurisdizione dello Stato indiano annulla ogni pretesa di legittimità della dentizione dei due marò. I rapporti intercorsi con le autorità del Kerala e in particolare con il Tribunale adito per il processo penale e con la stessa Alta Corte non hanno alcuna rilevanza giuridica nel merito della “licenza natalizia “ concessa. Nello Stato indiano e nel caso di specie la magistratura si è dimostrata  condizionata dall’opinione pubblica, da taluni partiti per futile nazionalismo e odio per gli italiani nel bel mezzo di una consultazione politica per via di un parentela  non gradita. Al contrario  per il nostro ordinamento giuridico “ La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere” ( art. 104 Cost. Italiana).

 

Non si tratta di violare la parola data da rappresentanti degli affari esteri, sono i principi della nostra Costituzione a prevalere su ogni altra considerazione politica o di opportunità nei rapporti con l’Unione indiana. E’ stato pagato un riscatto, non può definirsi diversamente. Il governo indiano ha violato le norme di diritto internazionale generalmente riconosciute. L’alta Corte di New Delhi ha rinviato ostinatamente con risibili motivi la richiesta avanzata dal governo italiano sulla applicazione del principio della extra territorialità dimostrando oltretutto scarso senso di riguardo verso uno Stato che si dovrebbe ritenere amico. La lotta alla pirateria è una guerra a tutti gli effetti per la dimensione che ha assunto nell’oceano indiano.I soldati che proteggono le navi sono in missione militare.Lo ha ricordato il ministro della difesa Di Paola. I soldati non possono essere trattati come comuni assassini operando in situazioni obiettive di pericolosità di attacco piratesco. Sostenere la premeditazione non è ammissibile. I due marò hanno agito in stato di necessità oggettiva considerando la loro specifica professionalità, il loro grado, e la loro preparazione al compito affidatogli. Le acque infestate dai pirati costituiscono un pericolo per l’equipaggio delle navi in navigazione, un danno rilevante per gli armatori e per la certezza dei traffici commerciali.In situazioni di attacco o presunto attacco il danno collaterale non può imputarsi a chi si difende legittimamente.  Sempre che nella vicenda dei due marò i colpi di arma da fuoco che hanno ucciso i due pescatori non siano partiti da altre navi o barche presenti in zona. Ma questo è difficile appurarlo per l’assenza di una adeguata indagine imparziale della polizia del Kerala.

Renato Corsini.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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