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CORSERA TV SERVIZIO PUBBLICO CARO MAURIZIO LANDINI MA CHE VOGLIONO I SINDACATI SE QUI NESSUNO LAVORA?

Roma 21 Novembre 2012 Corsera.it riceviamo questa lettera da una lavoratrice,una mamma,una cittadina italiana.

SCRIVI A redazione@corsera.it

Gentile Signor Landini,

non ho modo di farle avere direttamente questa mia lettera, mi rivolgo pertanto al CORSERA, sperando che possa pubblicarla e dunque attirare la sua attenzione.

Ho ascoltato con attenzione il suo intervento a Servizio Pubblico del 15 novembre.

Sostanzialmente condivido quasi tutto quello che lei sosteneva: necessità di avere una politica industriale seria e richiesta da parte delle aziende di investire e produrre in Italia.

Tuttavia ha omesso

di sottolineare altri due aspetti che vanno di pari passo con quanto appena detto: per fare in modo che le aziende investano e producano in Italia serve professionalità e produttività, due valori che ci possono rendere competitivi o meno nei confronti della concorrenza estera

E qui mi aggancio ad una domanda per lei cui non riesco proprio a trovare risposta.

I sindacati proteggono chi ha il posto fisso o proteggono i lavoratori?

Lei sa bene che, ahimè, spesso le due cose non coincidono.

Nelle aziende private come in quelle pubbliche, non si contano le persone che abbassano la produttività dell’azienda perché vengono in ufficio, ma poco o nulla fanno, o quel che fanno è fatto in maniera inefficace e superficiale.

Queste persone sono un danno per le aziende e un’offesa per i veri lavoratori che spesso devono farsi carico anche del lavoro che non viene svolto da chi considera il lavoro solo come un diritto e non come un dovere.

Allora come mai i sindacati non parlano mai di queste situazioni?

Come mai non ho mai sentito i sindacati richiamare e risvegliare chi è lavoratore solo di diritto ma non di fatto?

Difendiamo chi lavora bene, e stimoliamo i parassiti della società a lasciare il campo a chi ha voglia di lavorare e ad ottenere ciò che si merita.

 Poi ho un’altra domanda, collegata alla prima.

Perché se una persona non lavora o lavora male rispetto alle richieste professionali che gli vengono fatte, dovrebbe aver garantito il posto di lavoro?

Mi occupo di selezione del personale e vedo spesso come le aziende si trovino in difficoltà perché hanno in casa persone che professionalmente non valgono e, ciò che è più grave, non sono nemmeno motivate a mettersi in discussione per prendere coscienza delle proprie aree critiche e provare a crescere e migliorarsi.

Questa situazione  si trova nelle aziende, nelle pubbliche amministrazioni, nelle scuole, negli ospedali, ovunque.

Sa qual è il problema? Sui lavoratori onesti e responsabili gravano non solo le tasse, ma anche l’incompetenza -legittimata anche da voi sindacati - che tanti pseudolavoratori offrono: se vado da un medico, devo prima crearmi una competenza per capire se è uno in gamba, se mando i miei figli a scuola, devo supplire a casa alle incompetenze delle maestre se desidero che i miei figli abbiamo l’opportunità di imparare, se vado in ufficio devo fare il mio lavoro e quello del collega che si fa i fatti suoi tutto il giorno, e potrei proporre mille altri esempi.

Io credo nelle pari opportunità per tutti, poi sta ad ognuno coglierle e valorizzarle. E’ qui che dovrebbe intervenire il merito. Invece la società di oggi tende a dare pari opportunità a tutti, ma non pretende che ogni cittadino si faccia carico delle conseguenze delle proprie scelte. Faccio un esempio, ovviamente semplificato al massimo: trovo un lavoro (opportunità), lavoro male (scelta), perdo il lavoro (conseguenza); trovo un lavoro (opportunità), lavoro bene (scelta), vengono premiata (conseguenza). Oggi invece è così: trovo un lavoro (è un mio diritto), lavoro male (scelta), i sindacati mi difendono (opportunità).

Ho due figli alle scuole medie, mi creda che sono estremamente preoccupata, insegniamo loro a farsi carico delle conseguenze delle scelte, ma ci rendiamo conto che la società in cui viviamo va esattamente nel senso opposto.

Mi farà piacere se vorrà darmi un riscontro, al di là di una risposta “da protocollo”.

Cordialmente

 

Cristiana Zuanazzi

 

 


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