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CORSERA ESTERI PALESTINA DEMOLIZIONI NELLA VALLE DEL GIORDANO

Palestina, demolizioni nella Valle del Giordano

 

Abed Yasin Rashaida ha gli occhi lucidi ed il volto segnato e stanco. Siede sotto una baracca di metallo per proteggersi dalla soffocante afa di mezzogiorno. Poco più distanti, all'ombra di uno dei pochi alberi dell'area, siedono le mogli ed i figli. “Hanno demolito la mia casa quattro volte in meno di un anno. Che cosa vogliono da noi le autorità israeliane?” racconta. Abed è un pastore che vive a Fasayil al-Wasta, un piccolo villaggio palestinese della Valle del Giordano a 20 chilometri a nord di Gerico....

. Ha 8 figli, tutti di età compresa tra i 2 ed i 15 anni. Giovedì 24 maggio, poco dopo l'alba, un bulldozer ed alcune jeep dell'esercito israeliano sono entrate nel villaggio ed hanno demolito tre tende e due baracche per animali appartenenti alla famiglia dei Rashaida. Venti persone, tra cui 14 bambini, si sono ritrovati senza un luogo dove dormire. Una scena che ormai si ripete da alcuni anni e che negli ultimi mesi si è intensificata. “Dicembre, marzo, maggio. Ed ora l'esercito mi ha consegnato un ordine di demolizione per tre baracche per animali. Torneranno qui il 13 giugno. Non si può continuare così” prosegue.

Il villaggio di Fasayil rappresenta solo il microcosmo di una politica di demolizioni sempre più diffusa in Cisgiordania, ed in particolare nella Valle del Giordano. “Il 2011 è stato un anno record per le demolizioni” si legge nel rapporto “La giudaizzazione della Palestina: trend di trasferimento nel 2011 pubblicato dal comitato israeliano contro la demolizione delle case (ICAHD) – Nel 2011 sono state demolite dalle autorità israeliane 622 strutture palestinesi, di cui il 36% (222 strutture) erano case per famiglie”. Di conseguenza 1094 persone – quasi il doppio rispetto al 2010 - si sono trovate senza un tetto sopra la testa. L'area maggiormente colpita dalle demolizioni è stata la Valle del Giordano dove l'anno scorso sono state abbattute ben 199 strutture (il 32% del totale) e 401 persone sono state sfrattate.

“Milioni di palestinesi [della Valle del Giordano] sono a rischio di trasferimento forzato” ha messo in guardia un recente rapporto pubblicato a febbraio 2012 dall'OCHA (l'ufficio delle Nazioni Unite per gli Affari Umanitari). Le cause sono da ricercare nelle politiche israeliane attuate nell'area: la demolizione di case, gli sfratti forzati dalle aree militari chiuse e le restrizioni all'accesso di terre e di risorse idriche. Una strategia che Israele ha iniziato ad attuare da quando ha occupato la Cisgiordania. Dal 1967 infatti la Valle del Giordano è stata dichiarata zona militare chiusa e la popolazione palestinese, a cause delle restrittive politiche israeliane adottate nell'area, è stata progressivamente costretta ad abbandonare l'area per riversarsi nelle principali città palestinesi, come Betlemme e Ramallah. “Quello che è in corso è un trasferimento silenzioso non diretto” spiega Yaqoub Sawafta del Movimento di Solidarietà della Valle del Giordano – Senza acqua, senza libertà di movimento, senza servizi sanitari ed educativi, senza casa, i palestinesi non hanno altra scelta che quella di andarsene. Ed infatti i dati parlano da soli: prima del 1967 c'erano circa 320.000 palestinesi nella Valle del Giordano (ICAHD, 2012). Oggi ne rimangono solo 65.000, di cui oltre 45.000 vivono nell'area di Gerico (Centro Palestinese di Statistica), l'unica città della Valle del Giordano che si trova in area A, sotto il totale controllo dell'Autorità Palestinese.

Ed uno dei principali motivi che spinge i palestinesi  - e in particolare le comunità beduine che vivono in villaggi isolati e marginalizzati - a lasciare l'area è la demolizione di case. Con gli Accordi di Oslo quasi il 90% della Valle del Giordano è stata dichiarata area C, sotto il totale controllo israeliano. Ciò significa che chi vuole costruire una struttura abitativa o una baracca per animali in questa zona, deve chiedere il permesso dell'Amministrazione Civile Israeliana. Tuttavia il tasso di approvazione delle richieste di costruzione presentate dai palestinesi è bassissimo: secondo i dati  dell’amministrazione  civile, dal 2001 al 2007, il 94,5% delle richieste è stato rifiutato.

“Che altre soluzioni ci sono se non quella di costruire senza permesso? E se facciamo così Israele ci dice che le nostre case sono illegali e le demolisce” conclude Abed – ma noi nonostante tutto non lasceremo questa terra. Loro distruggono, noi ricostruiamo. Una, due, cento volte”.

 

                                                                                                                                 Marta Fortunato

 

 


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