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SPREAD MONTE DEI PASCHI DI SIENA AUMENTO CAPITALE VERSO LA POLVERIZZAZIONE

SIENA 10 GENNAIO 2012 CORSERA.IT

CARI AMICI LETTORI,DOPO UNICREDIT CADE UN'ALTRA STELLA.SENTO IN TELEVISIONE CHE SI PARLA DI IMPRESE A RISCHIO,MA PER LORO NATURA GLI ISTITUTI DI CREDITO DOVREBBERO PROFESSARE PRUDENZA E PROTEZIONE DEL PATRIMONIO.NON SONO MONTE DEI PASCHI DI SIENA E IL GRUPPO AXA ASSICURAZIONE CHE CI PROPONGONO DI PROTEGGERE IL NOSTRO CAPITALE?  E VOI CREDETE A MONTE DEI PASCHI CHE HA PERSO IL 93%  DEL SUO VALORE? SE NON SONO CAPACI DI DIFENDERE IL VALORE DELLA LORO IMPRESA,FIGURIAMOCI DEI NOSTRI SOLDI CHE CI CHIEDONO IN GESTIONE.NON FIDATEVI.SOLDI SOTTO IL MATERASSO.

MONTE DEI PASCHI LA CADUTA DI UNA STELLA DAL 1472.IL PROSSIMO AUMENTO DI CAPITALE POTREBBE POLVERIZZARE LA CAPITALIZZAZIONE DELLA BANCA.PER SIENA SAREBBE UN FALLIMENTO A MENO DI UN MAXISCONTO MONSTRE DA 70%.I VECCHI AZIONISTI PERDERANNO L'INTERO INVESTIMENTO REALIZZATO.

CRISI EURO SPREAD.DOPO UNICREDIT LA TERZA BANCA ITALIANA CORRE VERSO LA POLVERIZZAZIONE DELLA SUA CAPITALIZZAZIONE.L'EBA HA RICHIESTO UN ADEGUAMENTO PATRIMONIALE PER CIRCA 3.2 MILIARDI.IL NUODO DG FABRIZIO VIOLA,DOVRA' FRONTEGGIARE QUESTA IPOTESI,CHE CONDURREBBE LA BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA AD UNA CRISI IRREVERSIBILE E FORSE ALLA VENDITA DELLA SUA TOTALITA' AD UN COMPETITOR ESTERO.AL VALORE ATTUALE DI CAPITALIZZAZIONE L'ISTITUTO DI ROCCA SALIMBENI NON POTRA' SOSTENERE UN ENNESIMO AUMENTO DI CAPITALE,CHE POLVERIZZEREBBE NON SOLTANTO LE QUOTAZIONI DELLE AZIONI,GIA' ALLO STREMO,MA ANCHE L'AMMONTARE DEI FUTURI DIVIENDI,A PATTO CHE VE NE SIANO ORMAI. Banca Mps ieri è stata il titolo peggiore di Piazza Affari. Trascinata al ribasso da Unicredit, è riuscita a fare peggio dell'istituto di Piazza Cordusio chiudendo con un calo del 14,39% a 0,197 euro, il nuovo minimo storico per il gruppo senese. Dalla «ripresina» post-aumento dello scorso luglio a quota 0,55 euro, la flessione è del 64%, ma dai massimi pre-acquisizione di Antonveneta del maggio 2007 il Monte ha lasciato per strada il 93% del suo valore.
Questi sono i due dati principali per comprendere le cause dello shock borsistico di Mps. Dopo Unicredit, è proprio la banca senese quella ad essere nel mirino dell'Eba, la Vigilanza europea che le ha chiesto di ricapitalizzarsi per 3,3 miliardi di euro. Il nuovo dg nonch´ ad in pectore Fabrizio Viola dovrà individuare le modalità di intervento da comunicare a Bankitalia entro il 20 gennaio. Finora Mps ha lasciato trapelare che con dismissioni (securitisation incluse) e capital management sia possibile recuperare oltre 1,7 miliardi, mentre il resto potrebbe venire dalla conversione - già prevista - dei vecchi prestiti Fresh che fanno altri 1,2 miliardi oltre agli 1,8 miliardi di Tremonti-bond ancora in pancia.
Il problema è la sfiducia del mercato: gli operatori credono che con soli 2,2 miliardi di capitalizzazione l'aumento sia inevitabile e che l'accoglienza riservata a eventuali nuovi titoli di Rocca Salimbeni sarebbe ben peggiore di quella riservata a Unicredit. Per cui la scommessa al ribasso sull'Italia e su Mps prosegue.
Il secondo nodo da sciogliere è quello della governance. L'ingresso di Viola al posto di Antonio Vigni, che sarà ratificato dal cda di giovedì, ha riaperto i giochi «politici» per il controllo dell'istituto. Il presidente Giuseppe Mussari (nella foto), potrebbe non ricandidarsi per il terzo mandato nella prossima primavera, ieri ha sottolineato che la nomina ha lo scopo di «dare una scossa al mercato» anticipando la stesura di un nuovo piano industriale che preveda economie di scala (cioè tagli del personale). Prospettiva avversata dai sindacati interni della banca, in stato di agitazione sia perch´ non preavvertiti sia perch´ contrari a manager decisionisti come Viola, già «risanatore» in Bpm e Bper.
Nell'occhio del ciclone è finito anche il presidente della Fondazione Mps, Gabriello Mancini, che per mantenere il controllo sull'istituto sopra il 50% ha indebitato l'ente che ha rinegoziato oltre un miliardo di debiti con i creditori capeggiati da Mediobanca e Credit Suisse. Il sindaco di Siena, Franco Ceccuzzi (ala «sinistra» del Pd), cui spetta la nomina della maggioranza della Diputazione, vorrebbe che Mancini lasciasse il suo posto con un anno e mezzo di anticipo sulla scadenza naturale (per la successione è spuntato il nome del consigliere Piazzi vicino al sindaco). Passo indietro che Mancini non ha intenzione di fare perch´ finora ha rispettato il mandato assegnatogli: non perdere la presa sul Monte. Finora. Sia in caso di un aumento che a bocce ferme, Palazzo Sansedoni dovrà alienare un buon 15% delle sue quote per ripagare i debiti. Non scendendo comunque sotto il 33% e siglando un patto con altri due soci forti come Caltagirone e Mps.

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