Martedi' 07 Luglio 2020
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Caserta- (Di Giampiero Casoni ) Centinaia di milioni di euro ed un battaglione di mercenari armati con fondi neri di aziende finanziarie per fondare un’ organizzazione massonica che, pilotando le ricchissime economie delle tormentate repubbliche centro e nord africane, potesse promuovere un golpe e fondare una fantomatica Repubblica Libera del Kabinda: davanti al collegio giudicante della IV Sezione del Tribunale di Milano sono comparse sette persone, a suo tempo indagate dalla Squadra Mobile di Benevento, dal cui lavoro tutto ebbe origine. Calma e gesso, ché la vicenda è complessa e, per certi versi, paradossale. Partiamo dal paradosso: il processo che si sta tenendo in questi giorni in fase già dibattimentale è presieduto dallo stesso collegio che, il 6 aprile,
giudicherà con rito alternativo Silvio Berlusconi, con la dottoressa Giulia Turri a
“dirigere i lavori”. Il Pubblico Ministero è quell’Armando Spataro che non ha
certo bisogno di presentazioni, in quanto requirente di grana finissima.

Arriviamo ora ai fatti, fatti processuali, sia chiaro, ipotetici e sottomessi ad una presunzione di innocenza che qui, nello Stivale, pesa come ghisa fino al terzo grado, quando il Palazzaccio di Piazza Cavour mette fine ad ogni congettura. Circa due anni e mezzo fa, in quel di Benevento, la Mobile iniziò a spulciare nelle plusvalenze di alcune società che, grazie anche all’ aiuto di intercettazioni (sei telefoniche e tre ambientali – nda) sembravano qualificare il bisogno di assoldare gente. Non gente comune, non addetti alle pulizie né portaborse da “ficcare” nel giro, ma mercenari; gente cioè in mimetica, che frequenta il poligono più del talamo nuziale; gente che ti “sderena” la malattia del sonno e la mosca tse tse come noi debelleremmo il moccio al naso di fine febbraio, gente insomma che fa le guerre per destabilizzare una situazione, un paese, aiutando a suon di sventagliate di mitra quelle nazioni a rovesciare il potere costituito e favorire così l’ascesa di governi fantoccio. Dalle nuove stanze dei bott(i)oni poi, secondo l’accusa, sarebbero partite direttive per ridiscutere royalties su prodotti di cui l’Africa del centro ed il Mahgreb sono farciti come un panettone d’uvetta: petrolio, diamanti, metalli rari per i superconduttori hi-tech. Tutto questo citato negi atti in possesso del Pm Spataro parlavano infatti, prima delle notifiche di conclusione indagine (415/bis Cpp – nda) agli scritti a registro, fra cui beneventani, casertani ed un cassinate con ruoli più contabili. Tutto questo, recitano sempre gli atti poi confluiti a processo, anche in cambio di armi. Sistemi missilistici Tow, missili filoguidati Milan II (di fabbricazione italiana), mine antiuomo che produce, in barba ai trattati internazionali, la tricolore Valsella, fucili d’ assalto austriaci Steyr, israeliani Galil, mitragliatrici Minimi, belghe di fabbricazione ma in dotazione all’ Esercito italiano e chi più ne ha più ne metta, perfino le micidiali mine concave a biglie d’acciaio Claymore. Il
piano avrebbe dovuto prevedere un accumulo di plusvalenze finanziarie fra società del Beneventano e milanesi, poi l’ingaggio di un battaglione (la definizione non è militare in senso tecnico, ma indica non meno di cento uomini) che avrebbe
dovuto cavalcare la tigre di una situazione politica compromessa dall’ interno e da una strisciante propaganda con sommosse di piazza e, alla fine, la creazione di questa repubblica del “Kabinda”. La nuova nazione avrebbe dovuto prevedere, guarda caso, i paesi del Nord Africa in cui il malcontento era già dato di fatto e non ipotesi di scuola per i servizi occidentali ed avrebbe dovuto ratificare, una volta fatto il colpaccio, una serie di trattati economici vantaggiosissimi ma, sempre per la magistratura inquirente, per le solite, poche e gonfissime “saccocce”. Dopo una tormentata fase predibattimentale, una integrazione alle indagini e la trasmissione degli atti di Pg da Benevento a Milano, dove i reati residui si intendono esser stati commessi in termini organizzativi, il fascicolo aveva visto derubricare le originarie presunzioni di reato di associazione per delinquere (416 Cp, con un vincolo associativo grave finalizzato ad uno scopo eversivo) e di costituzione di Loggia Massonica. Gli elementi probatori infatti, un annetto fa, non ressero la prova del Gup, della magistratura preliminare. Restano in piedi in questi giorni i reati di truffa, corruzione e reclutamento di mercenari. Una vicenda che, in maniera inquietante ma non oggettivamente comprovabile, dato che l’unica persona che aveva indicato e verbalizzato la pista massonica e associativa grave ha ritrattato e il Codice Giustinianeo prevede che “Unus testes, nullus testes”, rimanda alla polveriera che sta deflagrando in questi giorni, con modalità simili ed ipotesi di scuola, non certo giudiziarie ma politiche, non molto dissimili. Non a caso Tacito affermava dire che “il crimine, una volta scoperto, no ha altro rifugio che nella sfrontatezza”. Proprio in questi giorni, in IV Sezione Penale a Milano, quella che vedrà il premier comparire il 6 aprile prossimo per il caso Ruby, la stessa dottoressa Turri e gli stessi due giudici a latere Di Censo e D’Elia del sexygate nazionale dovranno escutere, cioè ascoltare sotto giuramento, gli uomini della squadra Mobile di Benevento che, per primi, scoperchiarono questo strano calderone, che sarà pur fascicolo autonomo, ma presenta la leziosa crudeltà di una storia già vista. (Articolo a cura del giornalista Giampiero Casoni)


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