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TERAMO E' MORTA ELENA PETRIZZI LA BIMBA DIMENTICATA IN AUTO.TUTTE LE DOMANDE DEL PADRE.

Ancona 22 Maggio 2011 CORSERA.IT

E' morta Elena Petrizzi,possiamo considerare il padre  colpevole o innocente?

Dopo il giallo sulla morte clinica,che ieri pomeriggio ha coinvolto sanitari e informazioni sul web,alle ore 23.30 è stata dichiarata ufficialmente la morte della piccola bambina Elena Petrizzi.

E' morta la piccola Elena Petrizzi,la bambina dimenticata in auto per cinque ore.Elena Petrizzi,che fino a ieri pomeriggio non aveva un'identità,ma era soltanto un giocattolo dimenticato nell'auto.Ci domandiamo oggi come sia stata....

.... possibile una dimenticanza così grossolana da parte del padre?

Ci dobbiamo domandare se la vita quotidiana,lo stress,i nostri impegni,ci possono impedire di ricordare gli... affetti più preziosi,quelli che vivono accanto a noi,che appunto siedono nella nostra automobile.Come è possibile dimenticare il nostro cuore,ovunque esso sia,perchè lui batte,ti cerca e ti trova ogni istante?

Cosa è accaduto quella mattina, in quella famiglia, che ha impedito al padre di ricordarsi di una figlia di 22 mesi?

Possibile che un padre si sia dimenticato per cinque ore sua figlia nell'auto,senza aver riordinato le idee per un attimo? Il padre di Elena,un docente della facoltà di veterinaria dell'Università di Teramo,ha detto che ha avuto un black-out durante quella mattina,che era convinto di aver lasciato la bambina all'asilo nido.Ma sua figlia Elena dormiva nell'automobile,dietro la sua schiena,nella sua mente,nel suo corpo.Elena non lo ha mai chiamato nelle lunghe cinque ore?Elena non lo ha mai guardato dentor il torpore della sua vita lavorativa? Elena non lo ha mai accarezzato sulle gote nel torpore della sua allucinazione? Dov'era il padre di Elena in quelle ore? Dove vagava la sua mente? Dove cercava di nascondersi o di fuggire? Cinque ore senza una telefonata con la moglie?Possibile che tra i due coniugi non sia avvenuta una sola telefonata o un semplice sms,in cui ci fosse sopra scritto :"Tutto a posto? Hai portato la bambina all'asilo?"

Quante volte ce lo chiediamo noi genitori,quante volte ce lo ripetiamo,anche due o tre volte,inutilmente,sempre pronti a confrontarci con il nemico quotidiano,la paura,il panico,i possibili errori.Non è la vita di un genitore quella di affrontare i pericoli e superarli? Non è il nostro impegno crudele alla sopravvivenza per i nostri figli e di noi stessi che ci tiene sempre allarmati,anche mentre dormiamo?

Forse la coppia ha litigato quella mattina? 

Può un padre dimenticarsi della figlia,senza sentire il bisogno di avvicinarla almeno per qulache secondo con il pensiero,di abbracciarla?

Chiunque ha avuto dei figli,conosce cosa sia l'istinto genitoriale,paterno e materno,quella forza istintiva che non ti lascia mai un istante,che ti fa dormire sempre sveglio e con il cuore in gola,quando i figli sono piccoli.L'istinto di proteggere,di soervegliare i propri figli,di rendersi animale "pronto a tutto"  pur di difendere la loro incolumità.

La mamma di Elena,colta nella più devastante disperazione,ieri pomeriggio ha voluto rilasciare una dichiarazione ai cronisti,impazienti di conoscere i particolari di questa vicenda e che da giorni ormai vivono fuori dalla loro casa.

"Mio marito è stato un padre esemplare,e forse siamo presi da troppe cose,dallo stress,i pensieri del lavoro,della casa appena costruita...."

La dichiarazione di Elena ci ha trascinato come nel profondo di un pozzo,nel gelo oscuro di un tunnel,dove la miscela esplosiva di una vita quotidiana ,può alla fine distruggere la dimensione sentimentale di una famiglia,ci ha lanciato nel turbinio minaccioso della nostra corsa del quotidiano,quella macchina infernale fatta di succhi e virus letali,quelli che ci spingono verso come dice la mamma di Elena "alla ricerca di quella vita perfetta" che voleva il marito per lei,tanto da sobbarcarsi di accompagnre Elena all'asilo prima di andare al lavoro.Poi il frastuono nella sua mente,quel black-out di cui ha parlato con i giornalisti,una memoria di difesa,più che una confessione,perchè ricalca necessità e sentimenti del quotidiano,che in quel momento erano feroci,forse prevalenti nella vita di questo veterinaio in carriera,uno che si spaccava in quattro per la famiglia.Ma l'abbandono della figlia Elena in automobile,suona come se la stessa fosse un accessorio,a a quella sua infernale vita quotidiana,come la ruota di scorta dei momenti felici e non come l'elemento predominante.Questa è la sola domanda che mi pongo adesso,prima di avvolgere anche io con il mio abbraccio ideale la sua intera famiglia e il suo dramma,perchè certo il papà di Elena non è un omicida,ma forse soltanto colpevole di aver preso le cose troppo sul serio,di essersi gettato nella mischia di tutti i giorni,con feroce necessità non soltanto di sopravvivere ma di predominare,di eccellere,di raggiungere quella "perfezione" ,come l'ha definita lui stesso,che molte volte ci porta a compiere degli errori,che questa volta è risultato fatale,proprio per il più grande affetto della sua vita,o almeno così doveva essere,ma forse non lo è stato fino in fondo.

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(ANSA) - ANCONA, 21 MAG - La piccola Elena Petrizzi e' morta. Lo ha reso noto la Direzione sanitaria del presidio materno-infantile Salesi di Ancona. La morte cerebrale della piccola e' stata dichiarata alle 17. Subito dopo e' scattato il periodo di osservazione di sei ore, seguito dalla competente commissione medico legale, che alle 23 ha accertato il decesso.

Il 18 maggio scorso Elena era stata lasciata 5 ore in auto dal padre, a Teramo, che era andato a lavorare convinto di aver gia' accompagnato la piccola a scuola.


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