YARA GAMBIRASIO OMICIDIO ENRICO TIRONI SI STRINGE LA CORDA INTORNO A LUI?

Milano 15 Marzo 2011 CORSERA.IT Scrivi al direttore Matteo Corsini Enrico Tironi è colpevole o innocente?

L'omicidio di Yara Gambirasio,per la rete internet,ha già un colpevole,un sospettato al di sopra degli altri e si chiama Enrico Tironi,il ragazzo dalla faccia d'angelo,il ragazzao perbene della porta accanto.Colui che a botta calda,ha rilasciato una intervista incredibile,densa di significato,piena di particolari,precisa nelle descrizione di dettagli impossibili forse da ricordare,per uno sguardo a decine di metri di distanza.Poi il ragazzo ritratta interamente la sua versione,scompare nella sua casa,si fa inghiottire dal mistero e la rete comincia a cercarlo,il suo nome,come parola chiave è il più ricercato,eppure fino adesso,quel ragazzo perbene,ha soltanto fatto il suo dovere,ha descritto la scena antecedente al delitto,quella sotto la casa di Yara,un ricordo perfetto,forse anche onirico.Di cosa è colpevole dunque?

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Brembate di Sopra 14 Marzo 2011 CORSERA.IT

Il cerchio si chiude intorno all'assassino di Yara,le tracce del dna rinvenute sul cellulare e sul corpo,potrebbero scrivere la parla fine su questo ennesimo enigma della cronaca nera italiana.Yara Gambirasio è morta assassinata dalla furia omicida di qualcuno che l'ha prima rapita,portata ...

.....con sè,e poi l'ha squartata,distrutto la sua esile vita,trascinata con lui nel fondo di una vita orribile,fatta di mostri e paludi mortali.Un boia,un killer,uno psicopatico,un narcisista,uno che amerebbe esporre le budella della ragazza come trofei,e che invece si nasconde,guarda tutto dalla televisione,ci spia,osserva.

Qualcuno che ha visto... ....Yara lasciare questa terra,che ne provava una assurda attrazione fatale,paranoica e onirica allo stesso tempo.Qualcuno che viaggia oltre la realtà,che forse da tempo ha scavalcato i confini dell'Inferno aprendone la porta orrenda e scura,quella che conduce nell'Aldilà,che si mischia alle urla esasperate dei suoi stessi aguzzini: il panico,la paura di esistere,di voler precipitare per sempre nel vuoto che avvolge la sua vita.Un bastardo dentro,un pericoloso gioco della porta aperta,perchè forse vuole farsi prendere,ha sfiducia in se stesso e si odia e prova piacere nel vedere nei suoi occhi il dolore della sua preda,di quella giovane preda,Yara.L'assassino di Yara è un vicino di casa,qualcuno che vedendola uscire l'ultimo giorno della sua vita,l'ha seguita,ha forse atteso che uscisse dalla palestra e poi le ha teso l'agguato mortale,portandola via per sempre.

Allora ci domandiamo cosa e chi ha visto Enrico Tironi quella sera,il suo sguardo è sceso oltre la porta dell'Inferno,ha inseguito i mostri,captato la fisionomia degli assassini,oppure,più semplicemente ha visto se stesso in fondo al buio? Più banalmente si è dipinto dove non poteva essere(perchè il suo cellulare testimonia che fosse altrove),perchè ci torniamo a ripetere,perchè ha spinto il ricordo dove non c'era nulla,soltanto per il gusto di interpretare uno scherzo,oppure,dilaniato,incosciente,ha riconosciuto qualcuno che gli assomiglia davvero? Non è stato forse Enrico Tironi,riferendosi ai due presunti assassini, a dichiarare:" Uno dei due è alto come me,proprio come me?"

Uno dei due ipotetici assassini gli assomiglia,è come lui,quasi come lui,un principio di bilocazione,un assurdo movimento del destino,che lo riflette dove non c'era,dove non potrebbe essere,eppure quell'incontro oculare,non potrebbe considerarsi più azzardato,più misterioso e devastante.

Torna a galla fetido,quel ricordo,come un lamentio di un acquitrinio di acqua sporca e gialla,che cosparge quella sera di segreti irrisolvibili,eppure quella ragnatela ancora ondeggia,si riflette lucida ai raggi della luna piena,si trasforma e gioca con il nostro pensiero,le riflessioni dell'ignoto, calpesta la sua immagine, tutti i giorni viene a bussare nei nostri pensieri,come una maledizione.

La morte di Yara per Enrico Tironi è una vera e propria maledizione e fintanto che il suo assassino non verrà a galla dagli abissi dell'Inferno,lui non avrà scampo,nei sospetti della sua testimonianza,precisa,indelebile,registrata,che dopo pochi giorni scompare,si dilegua,come quel manto di nebbia scura che respira rauca sull'acquitrinio:la palude di un'anima che cammina,avverte che esiste,ha percepito qualcosa,ma ancora non ne possiamo riconoscere il volto.

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