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LIBIA AL ZAWIYA GHEDDAFI SANGUINARIO OLOCAUSTO DELLA POPOLAZIONE CIVILE.

Tripoli 5 Marzo 2011 CORSERA.IT

Il mondo intero rimane a guardare impotente una strage di civili,la macelleria di corpi straziati dalle milizie mercenarie,quelle sanguinarie e feroci,al soldo del dittatore Muammar Gheddafi.La comunità occidentale,cosidetta civile,che non esprime giudizia per non compromettersi,conigli tra codardi.L'Europa dimostra ancora una volta la sua inettitudine,la diplomazia prevale,al confronto della realtà e degli avvenimenti della storia.Non c'è dubbio che in Libia si dovrebbe intervenire subito,per fermare la strage dei civili,inviare subito le truppe dell'ONU per creare un cordone di garanzia intorno a quelle popolazioni che non desiderano più essere sottomesse al dittatore Muammar Gheddafi.Se come dice lo stesso Clonello,la Libia è il popolo,ebbene che la democrazia prevalga in questo paese e sono d'accordo con Barack Obama,si deve intervenire senza attendere ancora un secondo,o continueremo a vedere con i nostri occhi,lo strazio dei corpi delle vittime di questo regime sanguinario,dispostico,disposto a qualiasi bestialità,pur di preservare i suoi privilegi e la sua immensa ricchezza.Noi del Corsera.it abbiamo lanciato un appello....

....internazionale contro l'olocausto in Libia,perchè il rischio è che la comunità internazionale,si accorga troppo tardi(come accaduto durante la seconda Guerra Mondiale per gli ebrei) che l'esercito sanguinario di Muammar Gheddafi passa alla lama bianca la popolazione civile.Migliaia di mercenari vampiri e cannibali al soldo di Muammar Gheddafi stanno compiendo una strage della popolazione civile,che si è sollevata contro il dittatore Gheddafi.Ma i nostri appelli sembra cadano nel vuoto,nessuno li ascolta,per non prendere una posizione ufficiale.L'Italia dovrebbe intervenire con energia,ma il cipiglio del nostro Ministro degli esteri Franco Frattini,non è all'altezza della situazione,d'altronde è abituato a fare lo YES MAN di Silvio Berlusconi,uomo per sua natura non belligerante,se non sono implicati suoi interessi personali.(CORSERA.IT)

IL TESTIMONE - di gente ammazzata nelle strade». Il testimone dice che «non c'è pietà nei confronti dei civili». L'inviato di Al Jazira International ad al-Zawiya, Tony Birtley, scrive sul live blog dell'emittente qatariota che la città «è nelle mani delle forze di Gheddafi, ma, apprendiamo, i combattimenti continuano». Un blogger riferisce di almeno sei carri armati che trasportavano quelli che vengono descritti come «mercenari» di Gheddafi sono stati dati alle fiamme.

L'OPPOSIZIONE - L'opposizione libica è impegnata contro le forze di Muammar Gheddafi anche su altri fronti: nei centri petroliferi di Brega, Ajdabiya e Ras Lanuf. Al 18esimo giorno di sommossa, i rivoltosi continuano anche ad avanzare lungo la costa, con l'intento di «andare avanti poco a poco nella loro direzione per spingerli ad arretrare». I rivoltosi hanno annunciato di aver preso il controllo di Ras Lanuf, situata a oltre 300 chilometri a sud-ovest di Bengasi, dopo violenti scontro con le forze di Gheddafi. Tripoli ha immediatamente smentito. Una fonte ospedaliera ha riferito di «numerosi morti e feriti». Ras Lanuf è un porto petrolifero di importanza strategica, situato a un centinaio di chilometri da Sirte, città natale e roccaforte di Gheddafi. Venrdì ci sono stati scontri anche a Tripoli, con la polizia che ha usato gas lacrimogeni per disperdere i manifestanti, scesi in piazza dopo la preghiera del venerdì. A Bengasi 5.000 persone hanno partecipato alla preghiera, in cui l'Imam ha annunciato che «la vittoria è prossima». Nella seconda città libica, due esplosioni hanno distrutto sera un deposito di armi, facendo almeno 19 morti. I testimoni hanno escluso un attacco del regime di Gheddafi. Al 18esimo giorno di sommossa, i combattenti continuano ad avanzare lungo la costa. «Il piano è avanzare poco a poco nella loro direzione per spingerli ad arretrare - ha detto alla France Press il colonnello Bashir Abdelkader - non vogliamo batterci, vogliamo imporre loro una pressione psicologica (...). Ma se dobbiamo uccidere per vincere questa battaglia, lo faremo».

ONU - Intanto il governo di Muammar Gheddafi ha chiesto al Consiglio di sicurezza delle Nazioni unite di sospendere le sanzioni imposte contro la Libia una settimana fa, insistendo sul fatto che «nessuna opposizione è stata sollevata contro i manifestanti pacifici e disarmati». In una lettera firmata del ministro degli Esteri della Libia, Musa Mohammad Kusa, e indirizzata all'ambasciatore cinese Li Baodong, il cui Paese detiene la presidenza mensile a rotazione, si dice che il governo libico «si rammarica» per la decisione unanime del Consiglio di imporre l'embargo delle armi contro il Paese, il congelamento dei beni e il divieto di viaggiare per Gheddafi e la sua famiglia. Secondo quanto riportato nella lettera, il voto del 26 febbraio è stato preso «prematuramente per condannare e penalizzare la Jamahiriya araba libica quando la situazione non richiede un intervento» secondo la carta delle Nazioni unite. E continua, dicendo che la forza è stata usata solo contro «i trasgressori che hanno incluso elementi estremisti» intraprendendo «atti di distruzione e terrorismo».

 

 Un testimone, un residente ad al-Zawiya, contattato al telefono da Al Jazira, racconta con tono concitato che «ci sono pesanti bombardamenti sulla città con carri armati, armi pesanti e mortai mentre i ribelli stanno cercando di resistere con mezzi di fortuna. Loro (le forze fedeli al regime) non hanno pietà e sono estremamente brutali. Cioè un gran numero di feriti e un sacco ....


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