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LIBIA BARACK OBAMA USA PRONTI ALLA GUERRA CONTRO GHEDDAFI.

Tripoli 4 Marzo 2011 CORSERA.IT

Leggo.it.Barack Obama ha fatto sapere che gli Stati Uniti sono pronti all'intervento militare e tre navi da guerra Usa sono state spedite a poche miglia dalle coste libiche. Ma c'è cautela da parte di tutti (Nato compresa), in attesa di un mandato del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che potrebbe sbloccare l'impasse. Da parte sua, il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, ha avuto colloqui con i suoi colleghi di Stati Uniti, Canada ed Inghilterra, cui ha concesso in questi giorni la possibilità di usare la base di Sigonella, ma soltanto per missioni umanitarie e rimpatri. I vertici delle forze armate italiane hanno comunque cominciato a discutere sulle possibili evoluzioni dell'impegno. Per la sua posizione geografica l'Italia è un Paese chiave per eventuali azioni in Libia. Tra le sanzioni decise dalla Ue contro Tripoli c'è quella dell'embargo totale sulla vendita di armi. Misura che necessita di un dispositivo navale di controllo perchè sia efficace. È questo, per ora, il primo possibile livello di coinvolgimento militare, al di là di quello umanitario. Si stima servano almeno 16-20 unità navali - che potrebbero partire dalla Sicilia e da Malta -....

...per mettere in moto il meccanismo di embargo. Alcuni mezzi italiani (come il cacciatorpediniere Mimbelli, specializzato nella difesa aerea), potrebbero partecipare a questo dispositivo, che però dovrebbe essere multinazionale. L'altro tipo di azione di cui si è parlato - ma finora l'opzione è stata stoppata - è quella della 'no fly zonè, creare cioè uno spazio aereo proibito al volo sulla Libia, per impedire ai caccia di Gheddafi di bombardare la popolazione civile. Si tratterebbe di un vero atto di guerra, in quanto prevede il bombardamento di eventuali aerei libici che dovessero alzarsi in volo. E per ora sia Frattini, sia La Russa hanno escluso nettamente che l'Italia possa partecipare ad intervento simile. Nemmeno mettendo a disposizione le proprie basi per i raid aerei sul Paese nordafricano. Naturalmente, una risoluzione Onu potrebbe cambiare le cose. Il modello della 'no fly zonè potrebbe essere quello attuato nel 1993 sulla Bosnia, dopo un apposito pronunciamento del Consiglio di sicurezza dell'Onu. In quell'occasione l'Italia mise a disposizione di aerei americani, britannici, francesi e olandesi le basi di Aviano, Brindisi, Cervia, Ghedi, Gioia del Colle, Istrana, Sigonella, Trapani e Villafranca. Nel caso della Libia, tra le basi coinvolte potrebbero esserci quelle di Sigonella, Trapani e Gioia del Colle.


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