BANCO POPOLARE ITALEASE,PIERFRANCESCO SAVIOTTI LA FAVOLA DI PINOCCHIO,DEL GATTO E LA VOLPE.

Roma 22 Giugno 2010 (Corsera.it)

Dalle alchimie della finanza creativa,adesso le banche passano alle alchimie del mattone creativo.L'invenzione Della Verità del Banco Popolare di Pierfrancesco Saviotti.Travolte le normative a rispetto del paesaggio e del territorio.Elusione degli importi di oblazione della legge 47/85.Le asseverazioni di architetti compiacenti per la realizzazione di opere del tutto difformi e illegittime.L'Ordine degli architetti deve intervenire.

"Sappiamo cosa fare con Italease",ha dichiarato l'a.d. di Banco Popolare Pierfrancesco Saviotti,alla comunità finanziaria italiana,nel tentativo di convincere che con il nuovo corso le cose sono cambiate e dobbiamo dimenticarci delle scorribande di Gianpiero Fiorani & company.Ma mi viene il ....

....sospetto di comprendere bene,se l'istituto finanziario che elargiva fidi a tutto spiano e senza garanzie,ad amici e uomini politici,come Brancher e Calderoli,in fondo in fondo non sia rimasto lo stesso,nello spirito e negli uomini.

Pinocchio e Il Gatto e La Volpe.

Quando infatti Pierfrancesco Saviotti sostiene a gran voce che conosce cosa c'è dentro Italease ,vale a dire gli immobili,dice una cosa falsa,perchè dalla nostra inchiesta si percepisce tutto il contrario.E vediamo perchè:

l'inchiesta di Corsera.it ,sulla gestione immobiliare di Bipielle real estate,ha messo il dito sulla malagestio del principale ufficio di gestione delle dismissioni immobiliari del gruppo.L'ufficio che dovrebbe essere il vanto del nuovo Banco Popolare,è al contrario finito in giudizio citato per danni,a causa dell'inadempienza contrattuale ...

....provocata da una scandalosa gestione del processo di vendita.Una delle più belle proprietà immobiliari del gruppo,un palazzo a fontana di Trevi,oggetto della concupiscenza di Gianpiero Fiorani, che ne voleva fare la sua reggia nel cuore della Capitale.La Bipielle real estate gestisce la vendita del palazzo,che insieme ad altre proprietà appartenute a Stefano Ricucci,sono oggetto di una delibera della Banca per procedere alla loro dismissione.A capo della Bipielle real estate siede Marco Mezzadri,un ex Gabetti,coadiuvato dal fido Cazzarà,un geometra proveniente dal gruppo Fabbroni di Bologna.

La vendita della lussuosa proprietà immobiliare finisce in tribunale.L'acquirente a pochi giorni dal rogito sollecitava la BPL a produrre la relativa documentazione urbanistico edilizia,tra cui,e citiamo testualmente:

copia integrale di tutte le domande di concessione edilizia in sanatoria;copia delle rettifiche delle concessioni in sanatoria;copia del certificato di agibilità;copia di attestazione energetica ed in merito alla DIa e alla sua variante,il fine lavori,certificato di collaudo,accatastamento...

Nella medesima lettera di richiesta,il compratore,evidenziava che: le unità immobiliari promesse in vendita insistono al contrario di quanto indicato nel preliminare,in due particelle la 244 e la 356,ma la prima risulta essere intestata ad altro soggetto giuridico e non a BPL.

Banco Popolare procedeva alla vendita di un immobile,sito su una particella che non risultava essere di sua proprietà.

Sussisteva dunque un gravissimo problema sotto il profilo sia delle rettificazioni degli atti notarili che delle note di trascrizione precedenti in cui non si menziona la particella 244 e sia sotto il profilo della volturazione in sede catastale.E' infatti sin troppo evidente ,che quando si acquista una proprietà immobiliare,oltre ad avere il diritto di ricevere un bene correttamente identificato,deve essere garantito anche un acquisto sicuro sotto l'aspetto della opponibilità nei confronti dei terzi.

Ma andiamo avanti in questa storia grottesca.

La Bipielle procedeva al riaccatastamento delle proprietà immobiliari promesse in vendita,ma stranamente queste risultavano adesso insistere non soltanto sulla particella 356,quella promessa in vendita,bensì su due particelle 244 e 356,ovvero esclusivamente sulla 244 e venivano identificate con nuovi subalterni in maggioranza insistenti sulla particella di proprietà di Edilroma 76 srl e non dunque della Bipielle real estate.Ma la cosa singolare è che la particella 244 veniva dichiarata soppressa dal Notaio Arcangeli ben 16 anni prima,circostanza confermata anche dal successivo atto di compravenita a ministero del Notaro Biasini del 2002.

In realtà,quanto risultava dagli atti di provenienza non trovava riscontro nelle visure effettuate dalal società acquirente prima di addivenire alla stipula notarile da cui emergeva che la particella 244 del foglio 478 non solo sussistesse,ma risultasse intestata a soggetto giuridico diverso da BPL.

La Bipielle rispondeva,sostenendo che quando accertato dall'atto Arcangeli fosse corretto per poi,contraddittoriamente,procedere ad un riaccatastamento in base al quale i beni compromessi risultavano insistere o sulla particella 244 o sulla particella 356.

La Bipielle dunque procedeva alla vendita di uncompendio immobiliare,in cui la maggior consistenza insisteva su di una particella che nei registri immobiliari risulta in capo ad altro soggetto giuridico,in quanto mai trasferita e dall'altro,senza alcuna corrispodenza tra questi e i beni descritti negli atti di provenienza e nelle relative note di trascrizione.

La Bipielle inoltre al momento del rogito notarile,non adempie ad un suo proprio dovere,ovvero quello di consegnare il certificato di agibilità,che come noto costituisce requisito essenziale dell'immobile,ai fini del compimento di quella funzione economica sociale,indispensabile dunque per il corretto adempimento contrattuale.L'orientamento della giurisprudenza oggi è monolitico in questo senso.

Ma fatto ancora più grave,è che la Bipielle real estate,si presenta al rogito notarile con un termine indicato essenziale di adempimento senza le rettiche delle concessioni in sanatoria,necessarie per la regolarizzare le concessioni in sanatoria afferenti abusi edilizi commessi sui beni compromessi,rilasciate addirittura dieci anni prima 1999.Come mai dopo dieci anni la Bipielle real estate non era riuscita ancora ad ottenere le rettifiche? Mezzadri e Cazzarà cosa fanno? Dormono? Eppure gli azionisti del Banco Popolare pagano dei lauti stipendi.

Sull'immobile in questione,risultavano nel corso dell'anno 1986 essere state presentate ex L.47/85 delle istane di condono per sanare illegittimità urbanistico edilizie ivi dichiarate,come ultimate nell'anno 1962.Sennonchè dall'elaborato grafico allegato alle domande di condono così come le successive planimetrie presentate in Catasto a completamento della documentazione integrativa di Condono,rappresentano uno stato dei luoghi assolutamente contrastante con quanto riportato nelle planimetrie allegate nei successivi rogiti dei notai Bianchi e di Arcangeli.

Sovrapponendo le planimetrie si poranno facilmente osservare diverse destinazioni d'uso,ma anche una diversa distribuzione dei locali che evidenziano lavori che non sono stati rappresentati nel richiesto condono nè in alcun altro atto successivo.Da qui la considerazione che tali lavori debbano intendersi eseguiti abusivamente e comunque mai sanati.Fatto dirimente ove si osservi che nel rogito Arcangeli(facendo seguito a quanto dichiarato anche nell'atto Bianchi)si dichiara,in maniera si deve ritenere non rispondente al vero,che alla data di presentazione del condono(1986):" l'immobile non ha subito modifiche ala situazioine edilizia esposta nella domanda in sanatoria."

E' da notare che le domande nonchè le concessioni in sanatoria riportano,quale particella riguardante l'intervento,esclusivamente quella distinta con il numero civico 356 del foglio 478 e non già la particella 244 del medesimo foglio,mentre di contro,le parti pretese condonate insistono per oltre un terzo sulla particella n.244 dello stesso ovvero esclusivamente su quest'ultima.

Inoltre è mancata la produzione dei nullaosta ambientali in regione dei vincoli presenti nella zona ove ricade l'immobile(zona A-centro storico)Peraltro nel provvedimento dei Beni Ambientali,ai fini del rilascio del condono,secondo la relazoine dell'arch.Fabio Sebastiani di parte promittente venditrice(BPL ndr)vi saebbe la seguente condizione:"ripristino delle aperture delle finestre sui prospetti laterali."Prescrizione,che stando allo stato attuale dei luoghi non risulta essere stata rispettata.

Inoltre anche le superfici condonate risultano ,così come indicate nelle singole concessioni in sanatoria rilasciate, di gran lunga inferiori rispeptto a quelle da condonarsi.

Il compendio immobiliare ha continuato a subire trasformazioni a mezzo di denuncia di inizio di attività e successiva variante,tutte fondanti la propria efficacia sul presupposto della validità del condono rilasciato.Di qui l'illegittimità derivante delle D.I.A presentate.

Ma vi è ancora di più,attso che la DIA e la variante sono di per sè illegittime per plurimi motivi.E' bene precisare che l'istituto della DIA consente,per norma e prassi consolidata,solo alcuni limitati interventi di manutenzione interna e non già ad esempio la variazionie dell'altezza dei solai così come la realizzaaione di scala interna di collegamento tra due piani.

 Ebbene nella relazione della D.I.A. dell'arch.Giovanni Saulle,viene,si deve ritenere artatamente,introdotta la richiesta di demolizione e ricostruzione di una scala di collegamento tra il piano terra ed il solo primo piano,dando quindi per esistente nell'ante operam e nel post operam la scala medesima che non esisteva in Verità.

Bene nella stessa planimetria raffigurante l'ante operan della DIA,detta seconda scala non viene graficizzata(così come non lo è mai stata in alcun elaborato concernente il fabbricato).Vi è quindi la prova certa che detta seconda scala non vi era ed è stata realizzata illegittimamente con la DIA.

La realizzazione di detta scala,che ha comportato l'accorpamento del piano terra e del primo piano uffici) è quindi avvenuta in violazione dell'art.26 delle NTA del PRG "tessuti di origine medioevale" ove si ammette "all'interno della stessa unità edilizia,l'accorpamento di unità immobiliari contigue in orizzontale in verticale " "senza realizzare nuove scale" ed ove comunque si vietano destinazioni commerciali superiore a 250mq,prescrizione quest'ultima non rispettata atteso che l'accorpamento tra il piano terra e il primo piano ad uffici,supera di gran lunga detta misura.

La Bipielle inoltre,realizza con le opere della DIA,un frazionamento del fabbricato,creando due organismi edilizi nuovi e separati,quello ceduto al compratore e quello rimasto in proprietà alla Bipielle real estate,vietato anche questo dalla normativa del PRG e che semmai sarebbe dovuto essere assistito legittimamente da un permesso a costruire in snatoria ex art.36 del DPR n.380/2001.

Da ultimo veniva in evidenza che lo stato dei luoghi rappresentato nell'ante operam della D.I.A. non coincide con quello rappresentato ne post operam dell'elaborato grafico di condono.

Addirittura in questo bailamme di illegittimità,si evince che il piano terra aveva già assunto una destinazione d'uso,agenzia bancaria,in realtà non assentita dal condono,che diversamente autorizzava la sola destinazione commerciale venendosi a creare un diverso carico urbanistico(da basso a medio alto) vietato dalla normativa del PRG art.6 e 7.

Dinanzi a tutto questo i due tecnici di Bipielle real estate.architetti Saulle e Sebastiani,rispettivamente nella relazione alla DIA ed alla variante,asseverano,incredibilmente,che le opere realizzate sono conformi agli strumenti urbanistici adottati e approvati e che non comportato pregiudizio alla statica dell'edificio(quando in realtà si demolisce un solaio,si crea una fondazione per una nuova scala in ferro,si demoliscono mura portanti) e dulcis in fundo,nella variante alla D.I.A. ,si afferma che le opere " non comportano modiiche in locali NON interessati da domanda di Condono edilizio" e che lo stato dei luoghi e la destinazione d'uso al piano terra(agenzia bancaria) sarebbero conformi alal concessione edilizia in sanatoria rilasciata!!!

Appare fin troppo evidente che i provvedimenti amministrativi citati sono stati rilasciati in assoluto dietto dei presupposti ed in base a dichiarazioni non conformi alla realtà dei fatti.

In altri termini oggetto di questa compravendita immobiliare di Bipielle real estate,sarebbe stato bne assolutamente diveso da quello promesso in vendita,sia sotto il profilo urbanistico che edilizio,non conforme alla normativa,con condoni illegittimamente rilasciati,comunque per superfici inferiori e per i quali,addirittura,a distanza di un decennio non erano state rilasciate le necessarie rettifiche,senza l'indicazione di particelle catastali,senza i nulla osta ovvero rispetto alle relative prescrizioni,con opere mai sanate,con Dia travolta da illegittimità anche derivata,con frazionamenti illegittimi,senza i certificati di agibilità e di attestazione energetica e vieppiù con una cronistoria delle provenienze del tutto irregolare.

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«Sappiamo che cosa c'è in Italease che possediamo al 100%: più di 7 miliardi di attivi, e 7 miliardi di debito che stiamo rimborsando. Nel 2012, pagati i bond, resteranno gli attivi». E ancora: «Sistemata, quindi, la pratica Italease, e con un'economia in leggera ripresa, il Banco può arrivare anche a 6-700 milioni di utile netto. Può farcela perché conosciamo perfettamente che cosa c'è dentro anche in Release. Il Banco è perfettamente in grado di gestire la situazione: sappiamo che cosa fare, abbiamo i mezzi per farlo e la liquidità per fronteggiarla. Per questo dateci la vostra fiducia».

 

di Sergio Cuti

«Abbiate fede in me». Lo chiede al mercato con determinazione e fermezza Pier Francesco Saviotti, i cui poteri di amministratore delegato sono stati prorogati fino alla fine del 2012, e che ha preso il timone del Banco Popolare nel dicembre 2008, due mesi dopo il crac Lehman e quando era ancora recente il «no» dei tedeschi di Dz Bank all'acquisto degli asset di Italease, un rifiuto che aveva accelerato le dimissioni del suo predecessore a Verona, Fabio Innocenzi. Saviotti chiede al mercato di credergli in nome di un'età, 67 anni, grazie alla quale non è più obbligato a dimostrare niente, e di un passato professionale fatto di successi. Lo dimostra la sua lunga carriera alla Commerciale - dove ebbe come maestri Enrico Braggiotti e Luigi Fausti, due pesi massimi in fatto di banche - iniziata come responsabile dell'area crediti e terminata con la carica di amministratore delegato (1999). Poi, l'esperienza in Intesa con responsabilità dei crediti (dal 2002 al 2005) e di senior advisor di Merrill Lynch. Un banchiere che è sempre stato più attento ai clienti, alle imprese, all'area strategica dei rischi e ai risultati di lungo corso che alla finanza più o meno creativa. E le lezioni dei maestri, in una scuola Comit dove ha sempre contato la tradizione e la prudenza, non si dimenticano mai. Infatti, ancora oggi, Saviotti ha mantenuto la fama del banchiere esperto nel mettere in ordine i conti e le quotazioni dei grandi gruppi bancari. Ed è per questo che il consigliere delegato perde la pazienza osservando «l'assurda capitalizzazione in Borsa di Banco Popolare, pari a 2,8 miliardi, quando poi la sola controllata Credito Bergamasco ne vale 1,4 di miliardi». Reputa «impossibile che non ci sia un riconoscimento diverso del valore di un gruppo che ha dimostrato di saper produrre reddito». Ma, dopo lo sbotto, Saviotti sottolinea che a Verona, sede del gruppo, bisogna ricominciare a rimboccarsi le maniche, anche dopo una buona prima trimestrale 2010. «Evidentemente a tutt'oggi», ammette, «non siamo stati capaci di convincere il mercato che quello di Banca Italease non rappresenta più un problema e che le cose sono cambiate. Definitivamente. Sarà nostra cura farlo se vogliamo che il titolo ne benefici».

Ancora Italease Gira e rigira, il problema sta ancora lì: la patata dell'ex matricola d'oro della Borsa resta sempre bollente. A questa banca, «abbiamo dedicato un'infinità di tempo e di risorse per normalizzarla». Sono stati già spesi 1,2 miliardi di aumento di capitale, 255 milioni in Opa e delisting, 500 milioni per mettere in moto la good company denominata Alba Leasing e la «bad company» chiamata Release. Eppure… «Seguo io personalmente le pratiche più rilevanti per accelerare i tempi. Il portafoglio crediti è stato affidato a un team di collaboratori specializzati. I nostri sforzi si sono concentrati su incagli e sofferenze. I risultati sono già confortanti», assicura Saviotti. Che precisa: «È ragionevole pensare che i 5 miliardi di crediti dubbi di Release si potranno ridurre a 2 miliardi e accanto ci saranno 1,2 miliardi di immobili rientrati nella disponibilità di Verona. Se, poi, sul mercato immobiliare tornerà a fare bel tempo, allora avremo anche dei benefici». C'è da segnalare, infatti, che il Banco Popolare ha da poco firmato un accordo con Giuseppe Statuto per la ristrutturazione del debito verso Italease pari a circa un miliardo di euro e che, grazie a questa soluzione, la banca «entrerà nella disponibilità di alcuni immobili, tra cui uno affittato a Telecom, un altro a Napoli affittato alla Regione Campania e un terzo a Milano in via Manzoni in affitto a Merrill Lynch». Saviotti è sereno, «anche se rimango con i piedi per terra». Non ha mai parlato a vanvera. Piuttosto ha taciuto. Ecco perché desidera che il mercato gli presti la dovuta attenzione: «Sappiamo che cosa c'è in Italease che possediamo al 100%: più di 7 miliardi di attivi, e 7 miliardi di debito che stiamo rimborsando. Nel 2012, pagati i bond, resteranno gli attivi». E ancora: «Sistemata, quindi, la pratica Italease, e con un'economia in leggera ripresa, il Banco può arrivare anche a 6-700 milioni di utile netto. Può farcela perché conosciamo perfettamente che cosa c'è dentro anche in Release. Il Banco è perfettamente in grado di gestire la situazione: sappiamo che cosa fare, abbiamo i mezzi per farlo e la liquidità per fronteggiarla. Per questo dateci la vostra fiducia».

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