La conformità giuridica dei mezzi impiegati e della motivazione sottostante.

In un certo senso ci siamo abituati alla concezione dell'intervento bellico a tutela del primato del  diritto internazionale sui singoli ordinamenti statali.La guerra è ammissibile,secondo il diritto internazionale generale,quale reazione alal violazione di tale diritto internazionale,quindi contro la violazoine degli interessi di uno Stato sovrano autoizzato dal diritto internazionale a reagire in caso di aggressione.

L'idea che si riconcilia a quella romanistica dello bellum iustum collegandosi e rafforzandosi sotto l'aspetto determinante della normazione internazionale,che drasticamente si oppone all'uso della forza per dirimire le controversie tra gli Stati.

IN questa direzione dunque al Covenant della Società delle Nazioni del 1920 o al Patto Briand Kellogg del 1928 e la Carta delle Nazioni UNite del 1945 ,che limita a due sole eccezioni l'uso della forza armata: la legittima ifesa art.51 e il mantenimento della sicurezza internazionale art.39 .

E' utopistico parlare di fine dei conflitti internazionali,ma una gestione non vilenta degli stessi è ala base per una evoluzione costante delle relazioni tra Stati sovrani.diretto controllo delle disposizioni internazionali,in cui la guerra come entità del diritto come potenziale criterio per proteggerlo è ancora difficile dall'essere metabolizzato da quei cittadini che ne subiscono una violenza drammatica.Ma questo è anche il punto fondante di quella che è stata elaborato nel diritto nel corso dei secoli,partnendo da Grozio come la Guerra Giusta,il simbolo della guerra che deve spegnere la guerra,la guerra che vede nell'esemplarità del rispetto del diritto,la sua concezione e la sua ragion d'essere.Paradigmatico potremmo obiettare,incomprensibile,che i cannoni tuonino per far rispettare il diritto,quelle norme che regola la convivenza civile,che limitino le azioni del terrorismo o delel bande dei criminali.

Silent enim leges inter arma.Taccioni infatti le leggi tra le armi.Il criterio che distingue la guerra giusta e la protezione del diritto,ricava dubbi fin dall'IMpero romano,lo stesso Cicerone ne squarciava il senso logico.

Ma come spiega anche altro filosofo italiano come Norberto Bobbio,malgrado la guerra si l'antitesi del diritto è anche il mezzo per realizzare quel diritto,e quindi la guerra è l'oggetto del diritto e nel corso del tempo è divenuto il soggeto centrale della regolamentazione bellica internazionale.Ovvero la guerra come fonte del diritto e dunque alla base di un nuovo ordinamento giuridico internazionale.

Se il nostro ragoinamento risalente investe altri elementi,possiamo ricordare che il diritto è quell'insieme di regole ordinate al fine di ottenere la pace o mantenerla tra i cittadini,la guerra è in antitesi con questa profonda concezione.

"La Guerra è dunque un atto di forza che ha come fine quello di costringere l'avversario a sottomettersi alla nostra volontà."La specificità della guerra consiste nei mezzi usati,la violenza e dunque un uso della forza privo di regole,legibus solutus,a cui si contrappone la forza ordinata del diritto in assunzione della coercibilità delle sue norme.Il diritto scuote l'anima della guerra,l'lemento costitutivo,cioeè la forza."

Il diritto tende dunque ad eliminare questo aspetto a regolamentarlo a individuare l'equilibrio che si contrappone

La guerra in quanto forza mortale è le negazione stessa del diritto,che come mezzo di pacificazione può altresì ritenersi un suo antagonista ad essere impiegatgo per arginare il suo fenomeno devastante.La regolamentazione del diritto della guerra e il suo uso è l'antidoto morale usato dall'Occidente per curare i mali che avvelenano le nostre relazoni internazionali.Sottintende questo la CArta delle Nazioni Unite,il senso dell'extrema ratio per la tutela della pace internazionale e nelgi ultimi anni deve questa intendersi la difesa della sicurezza,minata cos' profondamente dalle strategie criminali dle terrorismo.

Sottrarre dunque l'uso della forza bellica al libero arbitrio degli stati è quindi necessario rendere efficace la soluzione giuridica delle controversie adottata da una struttura istituzionale sovranazionale come l'ONU.Una visione normativa dei rapporti internazionali,codificazione di nuove regole sovranazionali che introducano criteri di valutazione giuridica sull'uso della forza armata.

Anche BObbio parlava di istituzionalizzazione di un nuodo diritto internazionale,richiamando la tesi di Habermas del passaggio dalla "politica di potenza classica a uno stato di cittadinanza universale."

Garantire la effettività delle norme su cui si regge la comunità internazionale e quindi soltanto in casi di extrema ratio gli stati potrebbero autorizzare l'intervento di forze militari,secondo principi universalmente riconosciuti,conformi al sistema normativo internazionale.

Daquesto modello scaturisce una guera giuridicamente lecita, corrispondente alla normativa internazionale codificata dalla comunità mondiale."

 

 

 

 

 

Il dato incontrovertibile, che emerge dall’analisi, è una forte contrazione del principio di sovranità dello Stato-potenza.

 

Lo stesso recente fenomeno della globalizzazione neoliberista alimenta tale tendenza, spostando la sfera decisionale dagli Stati al mercato[83]. Ma il mutamento, per essere in qualche modo utile alla formazione di prerequisiti per un piano di pace, non deve essere subito come portato oggettivo di mere leggi economiche quanto piuttosto essere governato da una politica internazionale affronti le disuguaglianze e punti a ridurre la povertà. Che il mercato da solo significhi pace è un'illusione. Il Governo dell'economia globalizzata non può essere lasciato alle istituzioni specializzate come il Fondo monetario internazionale, la Banca mondiale, l'Organizzazione mondiale del commercio, e alle burocrazie che le guidano. Il compito dell'ONU e delle organizzazioni regionali tra Stati dovrebbe essere quello di rilanciare il ruolo della politica, come fattore di equità: una politica rappresentativa su basi sovranazionali[84].

Da questo modello scaturisce una concezione della guerra 'giuridicamente lecita', vale a dire corrispondente alla normativa internazionale codificata dalla comunità mondiale, che, per il carattere multilaterale delle proprie scelte, è in grado di imporre criteri di giudizi condivisi. Comunque, è sempre una liceità circoscritta entro limiti rigorosi quella che deriva dalla Carta delle Nazioni Unite. Non si tratta di recuperare antiquate giustificazioni di ordine religioso, morale o etico, quanto piuttosto di valutare, conflitto per conflitto, la conformità giuridica (considerando sia i fini, sia l'estensione e l'offensività dei mezzi impiegati) dell'eventuale uso della forza armata all'ordinamento internazionale.

Commenta questo articolo

Tutti i commenti