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INCHIESTA DI BARI.GIANFRANCO FINI APPARE SUL CORRIERE DELLA SERA E SI CANDIDA ALLA GUIDA DEL GOVERNO ITALIANO.

Roma 19.6.2009 (Corsera.it)

C'è una crisi evidente,forse le dimissioni di Berlusconi sono dietro l'angolo e Gianfranco Fini vi si getta a capofitto.L'occasione è ghiotta e forse un momento di pausa per il Presidentissimo Berlusconi sarebbe opportuna,perchè la veemenza degli scandali rischiano di compromettere il prestigio dell'intera coalizione di Governo, e sopratutto incrinare le relazioni internazionali con la Germania di Angela Merkel e con Barack Obama.

Gli squilli di tromba degli scandali a sfondo sessuale che stanno coinvolgendo la vita privata del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e che da settimane inondato le pagine dei giornali di tutto il mondo, sono una manna per la critica situazione dell'industria dell'informazione ,ma rappresentano anche una ghiotta occasione per ribaltare la guida del Governo italiano a favore di figure meno compromesse dal punto di vista mediatico.Non è facile per tutta la ....

....compagine governativa resistere ai conqitui attacchi e ai pettegolezzi che fuoriescono come miasmi di merda dalle botole degli scantinaTi delle reggie private di Berlusconi.Va in onda uno scontro per il potere,su questo gli italiani sono concordi,ma le condizioni del campo di battaglia sono devastanti per l'immagine del paese,per l'immagine stessa di un uomo,marito e padre di famiglia.Sebbene costituiscano spazzatura,le inchieste gli scandali,le fotografie di mignotte slave con tacchi a spillo,uomini di Stato con il pene eretto,sono escalamazioni profonde di un malcostume e di una lussuria esasperata da condizioni di vita frenetiche,ossessive compulsioni,bassi istinti,configurazioni di una realtà macchiavellica che vede nel potere il suo unico vero fine.Un ritratto di squallore tanto intenso e acuto da lasciarci pieni di nausea.

Fonte Il Corriere della Sera. ROMA - «Non credo che ci sia un rischio di instabilità per il governo. C'è un rischio di minore fiducia dei cittadini nei confronti della politica e delle istituzioni, cioè del fondamento della democrazia». Risponde così il presidente della Camera, Gianfranco Fini, a una domanda sui rischi per la stabilità del governo Berlusconi in seguito alle vicende degli ultimi giorni, legate anche all'inchiesta di Bari. Fini, che parla a una conferenza stampa seguita a un dibattito al Cnel su futuro del parlamentarismo in Italia e in Germania, aggiunge: «È questo un tema che non riguarda governo o opposizione, ma tutti gli attori della politica italiana».

RIFORME CONDIVISE - Per superare la sfiducia dei cittadini, aggiunge Fini, «non esiste una sola strada, ne esistono tante. Se si parte dal presupposto che le istituzioni sono di tutti - spiega - sarebbe opportuno, quando si parla di riforme, di non seguire la via dell'approvazione a maggioranza, ma quella di riforme condivise».

PROGETTI BONAPARTISTI - «Una democrazia impotente e inefficace - afferma più tardi Fini nel suo intervento - alla lunga genera disillusione, scontento, alimenta la critica e il ripudio e finisce per alimentare progetti bonapartisti o cesaristi, con una delegittimazione del Parlamento inteso come luogo che rallenta le decisioni». Il presidente della Camera ha sottolineato la necessità di una «democrazia più forte, più legittimata, più partecipata, più rappresentativa, più efficace». E ha detto che «se vogliamo battere le pulsioni che ci sono di un rinnovato anti-parlamentarismo, il nostro primo dovere è quello di rendere il Parlamento la casa di tutti e di favorire la partecipazione».

REFERENDUM - Fini poi lancia un appello: «Non perdete l’occasione di andare a votare domenica e lunedì a prescindere che si voti sì o no ai quesiti» referendari. Per il presidente della Camera, non andare a votare per il referendum sulla riforma elettorale significa per i cittadini rinunciare al potere assegnato dalla Costituzione di far sentire la propria voce ai palazzi della politica. «È rinunciare a una importante modalità per riavvicinare cittadini, istituzioni e politica».

Gianfranco Fini (LaPresse)
Gianfranco Fini (LaPresse)

 



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