TERREMOTO, UNIVERSITA' DELL'AQUILA : FACOLTA' DI INGEGNERIA O DI ASINI?

Aquila 21.4.2009 (Corsera.it) di Matteo Corsini

Fa bene Schifani a sostenere che il turismo del dolore deve finire e fa male Silvio Berlusconi e non voler incidere nelle resposanbilità professionali e morali di quei progettisti o ingegneri o costruttori che hanno tirato su una città con i piedi d'argilla.Ma noi del Corsera.it siamo abituati a centinaia di battaglie giudiziarie,a fornire elementi utili per le indagini giudiziarie e difenderci dalle querele di chi viene colpito.

Un lettore ci scrive difendendo a spada tratta l'Università dell'Aquila,che in un articolo abbiamo descritto come "facile ".Il lettore se ne dispiace e considera la nostra affermazione diffamatoria .Immaginiamo che Professori e studenti veramente impegnati la possano considerare tale,ma voi lettori avete ben compreso che la polemica è incentrata su un fondamento logico venuto a galla proprio con il terremoto.

Ci domandiamo infatti se la facoltà di Ingegneria dell'Aquila sforna disoccupati o ASINI,oppure dobbiamo ammettere che nessuno dei laureati in quella facoltà abbia firmato un progetto edilizio per la città dell'Aquila?Il terremoto ha evidenziato che il maggior numero dei morti era concentrato nella fascia diciamo moderna,quella sorta intorno agli anni 60 e 70 e non nel centro storico,dove edifici di alcuni secoli orsono hanno resistito benone.Andando avanti ulteriormente per logica possiamo immaginare che se qualche ditta locale abbia imbrogliato sugli elementi .....(continua all'interno)

costruttivi come ad esempio sabbia di mare nel cemento,si siano fidati di neolaureati locali a cui abbiano fatto firmare progetti e affidato la direzione dei cantieri.

Dunque? Dove finiscono a lavorare i laureati della facoltà di Ingegneria dell'Aquila? Se non nel capoluogo abruzzese,allora vuol dire che nessuno si fida di loro e se al contrario sono stati loro ad edificare i "gioielli " dell'architettura sfaldatisi con il terremoto, c'è davvero da preoccuparsi.

La domanda a cui deve rispondere il Preside della facoltà di Ingegneria e il rettore dell'Università dell'Aquila è semplice: quanti sono i laureati della facoltà di Ingegneria che hanno firmato i progetti edilizi dei palazzi crollati?

Immaginando anche che il rating sismico sia stato abbassato dalle competenti e sussidiarie autorità regionali ,quale ingegnere responsabile e pienamente formato avrebbe costruito edifici che si sono sbriciolati a terra come fuscelli ?

Quale ingegnere degno di questa professione ha lasciato che il suo edificio sia stato costruito senza controllare la direzione dei lavori?

Provengo da una grande famiglia di costruttori i fratelli Gra e ricordo che Zii e Nonni si preoccupavano di ogni fase sensibile della costruzione dei loro palazzi,che ancora oggi si ergono nella città eterna.

Malgrado il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi non sia concorde nel seguire le inchieste giornalistiche,dobbiamo domandarci quale sia stata la diatriba del Comune dell'Aquila o della benemerita Regione Abruzzo che non ha lascito impegnare i laureati aquilani nei cantieri della propria città?E se al contrario Comune e Regione hanno preferito gli ingegneri laureati presso l'Università dell'Aquila,quali sono stati i criteri di scelta? A ben vedere non quelli meritocratici.

Matteo Corsini

Corsera.it

 

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