CorSera Luigi Di Maio reddito di cittadinanza 30 miliardi per la Mafia la Camorra e la n'drangheta

Roma 5 Aprile 2018 . Fortuna politica e pericoli che si celano dietro il  Movimento Cinque Stelle.  

Chi è davvero Luigi Di Maio e dove vuole arrivare?  Cosa sta tramando nell'oscurità di Palazzo Grazioli Silvio Berlusconi per non sparire dalla scena politica italiana ?

Quali sono i pericoli nascosti dietro il programma del reddito di cittadinanza? Le Mafie staranno a guardare o sono state loro a determinare la vittoria del Movimento Cinque Stelle nel Sud dell'Italia ?

Chi sono i pasdaran e i trasformisti che si sono gettati nel pentolone pentastellato in cerca di una nuovo Eldorado?

Alla fine di questa inebriante galoppata politica , il Santone Beppe Grillo finirà  a gambe all' aria appeso a testa in giù dal popolo tradito ? 

Luigi Di Maio è un idrovora, un giovane di 31 anni non diventa leader percaso, le sue qualità tecniche oratorie sono di primissimo livello, possiede una mente agilissima, astuta, educata ai meccanismi stringenti della politica, fin dalla tenera età. Luigi Di Maio uno steward dello stadio San Paolo, che vendeva gazzose, non è un rappresentante politico dal volto candido, ma un nuovo Giulio Andreotti in fieri,  un serpente a sonagli capace  di neutralizzare con un sol colpo contemporaneamente Matteo Renzi e Silvio Berlusconi . 

Un serpente dal sangue freddo, capace di cambiare colore della pelle, dissimulare la sua vera indole, quella del dominatore. Tagliando fuori  dal tavolo delle negoziazioni Silvio Berlusconi, significa spingere Matteo Salvini con le spalle al muro, impedendo che Matteo Salvini faccia parte a pieno titolo di quel  cambiamento politico a cui gli italiani adesso inneggiano. Cadute le ideologie, i cittadini voglioni liberarsi dei ladri della politica e gettarli in un fosso. 

Per il Movimento Cinque Stelle, a trazione Luigi Di Maio c'e' ancora spazio per crescere, tutti lo sappiamo benissimo, e questo può realizzarsi soltanto se le carte del programma governativo,rimarranno coperte fino alla prossima tornata elettorale. Governare adesso significherebbe per Luigi Di Maio dover cominciare a dare seguito alle sue imbarazzanti promesse elettorali, con il forte rischio di vedersi montare contro la rivolta popolare dei diseredati del Sud che lo hanno votato. Luigi Di Maio ha sbancato il SUD , questo vul dire che le mafie italiane, Mafia, Camorra, Nrangheta, hanno voltato le spalle ai partiti politici di riferimento di alcuni anni orsono e sono finite a beccare sotto le ali dei pentastellati per vedere che cosa ne esce fuori in miliardi di euro. Perchè nel programma del reddito di cittadinanza , c'e' il nettare per le mafie, ovvero il sistema di controllo per ottenere soldi dallo Stato. Le mafie si candidano a gestire il controllo dei centri di impiego regionali e comunali , un business di miliardi in nero. I cittadini pagheranno con parte del loro reddito di cittadinanza , le schiere di controllori , che verranno assunti dalla pubblica amministrazione, secondo bandi pilotati, pena veder moltiplicare incendi e distruzioni degli uffici pubblici o morti bianche in tutto il SUD. Le Mafie dovranno soltanto armare la mano del popolo disilluso, soffiare sul fuoco per accendere la benzina. La promessa del reddito di cittadinanza è qualcosa che impegna la politica italiana ben oltre quanto tutti noi possiamo ancora  immaginare. 

Il pericolo intrinseco di un progetto folle come quello del reddito di cittadinanza, vede in fieri lo svilupparsi degli appetiti della criminalità organizzata. Il Movimento Cinque Stelle ad oggi è infiltrato dalla testa ai piedi, sicuramente da rappresentanti incensurati, ma condizionati dalle  famiglie che contano nel Sud Italia . Nessuno ci racconti balle. E questo lo vedremo presto nei fatti di cronaca del malaffare nei prossimi mesi.

Tutti quelli che si sono occupati di politica, sanno che le schiere delle liste elettorati sono inzuppate dei disperati provenienti da ogni angolo della terra. Sono i pasdran, i capi lista, coloro i quali esercitano l'inciucio dei voti, ruffiani di mestiere , replicanti della chirurgia estetica, puttanoni da sbarco nelle alcove dei potenti. Questo è il caravanserraglio della fattoria degli animali, in cui prevale il senso della sopravvivenza, dello stipendio da parlamentare, niente altro. Massimo Franco del Corriere mi fa ridere, con le sue seriose disamine sulle strategie politiche di Luigi Di Maio o di Matteo Salvini. Forse l'arguto giornalista dimentica delle inchieste giornalistiche contro il Silvio Berlusconi, che apparivano sulle pagine della Padania, della Lega Nord ante litteram di Umberto Bossi? Dimentica che Bossi Calderoli e Maroni incontrarono Silvio Berlusconi ad Arcore per trovare un'intesa, che tutti sanno profumava dei soldi del cavaliere , forse a vagoni interi che presero la strada di Pontida. Dimentica forse Massimo Franco che uno dei più riusciti trasformisti italiani, il giornalistas Gianluigi Paragone, fino a qualche anno fa era direttore della La Padania , capace di attaccarsi al telefono con i redattori del Corsera che si erano lanciati in una riesumazione dei numeri de La Padania sulle inchieste scandalistiche contro Berlusconi , poi improvvisamente scomparso? Gianluigi Paragone che entra in Rai in quota Lega Nord . Trasmissioni rocchettare che non lo spingono da nessuna parte, anzi il flop della Gabbia su La 7 , lo ha probabilmente spinto ad entrare nelle schiere del Movimento Cinque Stelle per afferrare l'ultimo treno al volo. E' un pasdaran trasversale o un esibizionista trasformista che adesso tenta la strada dello scrittore e  commentatore politico? L'aggancia Canale 5 con Matrix di Nicola Porro , in prima fila con il suo ultimo libro sotto il braccio. Che cosa significa? Gianluigi Paragone è uno dei primi infiltrati del Movimento Cinque Stelle ? Un ponte di intesa tra la Lega e Luigi Di Maio? Sono gli anelli del mercato servile della politica italiana , le cui parole, le promesse, sono come quelle degli imbonitori delle automobili usate. Quella a cui assistiamo è la grande Fattoria degli Animali, tre schieramenti di scontro politico che si sommano, per spartirsi il bottino. Niente altro. Luigi Di Maio corre con la carota e con il bastone , pronto ad allearsi con chi gli spianerà la strada per infiltrare i suoi accoliti nei posti di comando , da cui forse darà alla luce un partito nuovo, costituito dai moltissimi parlamentari del Movimento che tra quattro anni saranno alla scadenza della loro carriera politica per via del doppio mandato . Beppe Grillo ancora non lo sa , ma ha partorito un mostro, i cui tentacoli una volta che avranno attecchito , saranno capaci di sopravvivere nel parterre politico, senza avere più alcuna dipendenza  con il Movimento Cinque Stelle, destinato a perire nel breve volgere di qualche mese. Luigi Di Maio già pensa alla sua nuova creatura agile veloce come un velociraptus che ingoierà chiunque si ritrovi sulla sua strada. ( CorSera Copyright all rights reserved) 

 

 

Tempo: il Movimento Cinque Stelle ha bisogno di tempo. E pensa che anche la Lega si prepari a una lunga trattativa. Per questo, la sensazione è che Luigi Di Maio oggi chiederà al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, non una ma «due mani»: per sondare fino all’ultimo la possibilità di formare una qualche maggioranza. La data a cui guardano sia lui che Matteo Salvini sono le elezioni regionali del 29 aprile in Friuli Venezia Giulia e, il 22, in Molise. Una vittoria leghista a Nord e una del M5S nella piccola regione adriatica verrebbero «vendute» come le due ciliegine sulla torta del 4 marzo: la consacrazione del primato nel centrodestra e sul versante trasversale opposto. A quel punto, la spinta a allearsi si accelererebbe.

E potrebbe portare a una sorta di diarchia: con Di Maio a Palazzo Chigi, e Salvini pure, sebbene in una posizione diversa. Legati da un’alleanza cementata da un «contratto alla tedesca», parola magica grillina; e pronti a segnare l’inizio di legislatura con provvedimenti-simbolo destinati, nelle intenzioni, a marcare la cesura col passato. Lo scenario è da costruire, ma forse ha contorni meno fantasiosi di quanto si pensi. Passa per un Quirinale che non vuole rispedire il Paese al voto, né è disposto a avallare un esecutivo a tempo. E soprattutto è determinato a impedire ai partiti di scaricare le proprie contraddizioni sull’Italia

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