THYSSENKRUPP OMICIDIO VOLONTARIO SENTENZA EPOCALE

Torino 16 Aprile 2011 CORSERA.IT

Thyssenkrupp processo.Si conclude il primo grado con una sentenza epocale,la condanna dell'amministratore delegato Herald Espenhahn niente di meno che a 16 anni di reclusione.

 Anche quattro dirigenti dell’azienda sono stati condannati per omicidio e incendio colposi – con colpa cosciente – e omissione delle cautele antinfortunistiche. La pena è di 13 anni e mezzo per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri, mentre Daniele Moroni dovrà scontare dieci anni e dieci mesi di reclusione, più di quanto avessero chiesto i pm. Alle parti civili la Corte ha riconosciuto un risarcimento di un milione di euro al Comune di Torino, poco meno alla Regione Piemonte, 500 mila euro alla Provincia di Torino e 100 mila euro ciascuno ai sindacati Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uim-Uilm, Flm-Cub. Cento mila euro di risarcimento sono andati anche all’associazione Medicina Democratica. I familiari delle vittime erano già stati risarciti con quasi 13milioni di euro totali.

DA IL FATTOQUOTIDIANO.ITLa vicenda. La morte dei sette operai è avvenuta a dicembre del 2007, nello stabilimento Thyssenkrupp di corso Regina Margherita, a Torino. Gli operai sono al lavoro, quando da una vasca fuoriesce dell’olio bollente in pressione. In pochi minuti, scoppia un incendio. Non è la prima volta che capita e non c’erano mai state vittime. Gli operai lo sanno e, anziché scappare, tentano di spegnere le fiamme. Ma niente sembra funzionare. Un lavoratore muore dopo pochi minuti, altri sei perdono la vita nei giorni successivi. Si chiamavano Giuseppe Demasi, Angelo Laurino, Rocco Marzo, Rosario Rodinò, Bruno Santino, Antonio Schiavone, Roberto Scola perdono la vita. Si salva solo Antonio Boccuzzi, oggi deputato del Pd, che ha commentato in lacrime: “Speravo potesse essere questa la condanna. Non è vendetta, ma una forma di giustizia in cui chi sbaglia paga”.

La storia del processo. Il procedimento nei confronti della Thyssen si è aperto il 15 gennaio del 2009, quasi un anno dopo il rogo alla fabbrica. Quasi cento udienze, altrettanti testimoni ascoltati dalle parti, le più alte pene richieste in Italia in un processo sulle morti bianche. Durante il procedimento, alcuni imputati sono stati accusati anche di aver messo in atto “una vera e propria strategia per influenzare a loro vantaggio l’esito del processo”. Contro tre testimoni si è aperto un fascicolo per falsa testimonianza e per un altro, Berardino Queto, consulente della Thyssen, l’accusa potrebbe essere di concorso dei reati di omicidio e incendio colposi (con colpa cosciente) e di omissione delle cautele antinfortunistiche. Queto è infatti l’autore del documento di valutazione dei rischi della Thyssen, secondo i pm, decisamente lacunosa.”E’ stata confezionata ad arte per arrivare a determinare un rischio di incendio medio su quasi tutti gli impianti”, hanno spiegato i magistrati, “Per creare preventivamente una giustificazione alla mancata adozione degli impianti automatici di rilevazione e spegnimento degli incendi che avrebbero potuto salvare la vita ai sette operai”.
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