CORSERA UNIVERSITA'.L'EDITORIALE DEL CORRIERE DELLA SERA.IL FALO' DELLE VANITA' "TRA ILLUSIONI E PREGIUDIZI", DI ERNESTO GALLI DELLA LOGGIA.

Roma 5 Giugno 2010 (Corsera.it)

Esce oggi di spalla l'editoriale di Ernesto Galli della Loggia,dall'eloquente titolo "Tra illusioni e pregiudizi".La prognosi non è delle più fauste,esordisce a proposito del testo di riforma delle università italiane.La preoccupazione di Ernesto è sulla rigidità ideologica "che su questo argomento ancora si avverte nell'opinione pubblica."La politica si limita pigralmente a rispecchiarla,rinunciando a qualunque ....

...funzione guida.E' ormai chiaro quale sia la situazione degli atenei italiani,sopratutto l'appiattimento della formazione,la qualità dello studio insomma,quella che Galli della Loggia giustamente chiama "equivalenza formal di tutti gli atenei."

"E' venuta crescendo contemporaneamente una struttura inefficiente e sperperatrice,governata da una corporazione di professorale volta quasi sempre ai propri esclusivi interessi.Rettori in carica per decenni,moltiplicazione insulsa delle materie,dei corsi di laurea e delle sedi decentrate al solo scopo di moltiplicare i posti per i docenti;scarso impegno didattico e scientifico,privilegio accordato alle carriere interne e ai candidati locali rispetto al reclutamento delle forze nuove ope legis accettate con il consenso di tutti."

Critiche semplici quelle di Ernestone Galli della Loggia,ma se vogliamo approfondire,la didattica della università italiana è svuotata pricipalmente di quel "quel filo di connessione con  il mercato del lavoro."Ecco perchè secondo me ci sono migliaia di disoccupati laureati in Italia.Cosa insegna davvero l'università? Innanzitutto il principio che lo studio equivale ad una superiorità sociale e professionale,siamo d'accordo,ma l'eqUivalenza naufraga miseramente quando il laureato si presenta davanti alll'ingranaggio della struttura funzionale di un'azienda.Non ha elementi di riclassificazione(per usare un eufemismo di contabilità di bilancio)dei parametri di relazione e interrelazione con il mondo economico e sopratutto con quei sofisticati meccanismi che rappresentano le funzioni del mercato.Mi chiarisco meglio.

Il laureato non sà neanche come introdurre un'azienda con una semplice telefonata,non conosce come rispondere al telefono,non individua nei rapporti gerarchici aziendali una forma di struttura,anzi alle volte è una forzatura della sua formazione intellettuale.I gangli nevralgici,quelli più rugginosi del complesso sistema di una azienda sono a lui ostili,intollerabili,anzi da orticaria.La trasformazione da genio studente al confronto del front-desk è difficilissima,perchè quei le sue relazioni con il mondo esterno sono mediate dalla pagina bianca del computer,e non dalla relazione umana.

I macchiavellici ingranaggi, che sono i cardini della fluidità del mondo del lavoro,gli sono oscuri,anche quelle attività commerciali che si devono necessariamente svolgere al fine di creare,sviluppare e conservare il rapporto con il cliente.I laureati italiani non fanno parte del mondo del lavoro perchè non esistono istituti universitari che insegnano oltre la didattica,il campo di applicazione delle materie,alla personalità stessa della catena di produzione e di distribuzione.In molti casi un non studente è cento volte meglio,perchè  costretto a lavorare con le poche conoscenze che possiede,mettendo in campo le qualità personali come la simpatia,il sorriso,la povertà che gli è scolpita sul viso.Quelle necessarie difficoltà delle vita conducono un non studente,un non laureato ,a cimentarsi con il duro mondo del lavoro,ad essere accondiscendente alle richieste del padrone di lavoro,ad usare cortesia nelle relazioni con la clientela,perchè sà che la sua unica arma per distinguersi è proprio quella che gli studenti o i laureati non hanno:l'umiltà.

Quando l'università crea studenti capaci soltanto i guardarsi allo specchio,in qualunque occasione,anche mentre vi parlano,per glorificare la loro vanità,quella università ha fallito i suoi compiti e ha creato burocrati che vogliono le leve di comando senza capire come gli ingranaggi si muovono e girano.In questo falò delle vanità buciano gli atenei italiani,i loor professoti e i politici stessi,che invocano la pace e giustizia sociale per la sicurezza del mondo del lavoro.Eppure la migliore sicurezza per vivere e campare,è quella di non avere un futuro determinato,ma al contrario delle istituzioni politiche in grado di provvedere a quelle esigenze logistiche di cui i lavoratori italiani hanno bisogno.Non dimentichiamo che siamo un paese di emigranti e che forse le piattaforma lavorative sono utili e necessarie,prima ancora che vuote parole o continue polemiche sui corsi degi nosgtri atenei.A ognuno il suo,ai professori la teoria e a noi la pratica.(corsera.it)

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